Ore contate: il ritratto di una generazione

Carlo Pellegrini

La mia generazione studia, si forma nelle migliori università italiane ed europee, viaggia e fa esperienze all’estero. Poi dopo anni di sacrifici è costretta ad accontentarsi di un lavoro qualsiasi e svendere il proprio tempo per pochi euro. L’entrata nella routine del mondo del lavoro inizia dagli impieghi provvisori, dove l’equazione tra tempo e denaro non funziona. In mezzo al mare di skill e conoscenze, sono pochi coloro che riescono ad ottenere un contratto vero, che gli permetta di porre le basi per un futuro. Per tutti gli altri invece, il co. co. pro. diventa la prassi: l’amara routine. Il senso di oppressione, di alienazione e di sfiducia è così evidente intorno a noi che ho deciso di realizzare un censimento di questa maggioranza silenziosa: fotografare un esercito di uomini e donne che donano una cospicua parte della propria ricchezza a un paese ingrato e che combatte per un bene intangibile ma prezioso, chiamato tempo.

Bio
Il mio percorso fotografico parte nel 2012 a Siena, dove ho frequentato un corso presso il Siena Art Institute. Dopo un anno circa invece, intraprendo un percorso fotografico ben preciso. Seguo il master di fotogiornalismo del collettivo WSP a Roma, che mi ha permesso di capire come costruire un racconto attraverso la fotografia. Da questo percorso è nato il progetto “Ore contate” ha vinto il premio di migliore serie nella categoria fotogiornalismo 2015. Da giugno 2016 faccio parte di Fotosintesi Lab Project, un piccolo laboratorio dove diverse professionalità si sono unite, per coprire ogni tipo di evento, mentre nel 2017, ho realizzato il mio primo libro intitolato “Due” Il mio percorso fotografico deve ancora completarsi, e ci sono storie che voglio raccontare, utilizzando i dialetti del linguaggio fotografico.

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