Vestizione (S)comparsa

Francesco Amante

Il progetto Vestizione (S)comparsa, costituito da una serie di fotografie in bianco e nero, vuole esplorare il rapporto tra corpo e oggetto. L’interazione tra due entità, ontologicamente distanti, diventa il punto di partenza per una nuova lettura di un gesto quotidiano caratterizzato dalla trasformazione della forma volto a dissolvere l’identità di una scultura dinamica. I concetti Dadaisti del caso e dell’assurdo, come rifiuto di ogni senso imposto, sono l’origine e l’assetto del pensiero che sorregge le immagini. Il processo di destrutturazione di un’azione comune fino a renderla ambigua e aperta a molteplici interpretazioni trova fondamento nelle parole di Tristan Tzara “Il pensiero si fa nella bocca” scritte all’interno del manifesto Dada del 1918. L’autonomia acquisita dall’oggetto giacca gli permette di qualificarsi come protagonista di un atto performativo che modifica la percezione del corpo. La sequenza fotografica, priva di un inizio e una fine codificati, oscilla tra ordine e caos stimolando lo spettatore ad interrogarsi sulla metamorfosi dell’immagine e sul confine tra presenza e assenza. Il rifiuto del Dadaismo del concetto di dogma sovverte la fissità della rappresentazione aprendo uno spazio volto alla libertà interpretativa, alla poesia del caso e all’ironia dell’assurdo.

Bio
Vivo e lavoro a Brescia. Mi occupo principalmente di fotografia urbana, ma considero ogni categoria un punto di partenza, non un confine. La mia ricerca visiva si muove liberamente tra paesaggi, ritratti e situazioni ibride, dove il reale spesso incontra l’assurdo. Non cerco di descrivere ciò che vedo, ma di evocare. Le mie fotografie non vogliono spiegare: preferiscono suggerire. Alcune immagini raccontano una storia, altre lasciano che sia lo spettatore a immaginarla. Il mio approccio è meditativo: osservo, rifletto, attendo. Cerco legami sottili tra un’immagine e l’altra, fili invisibili che costruiscono narrazioni più ampie, spesso silenziose. Utilizzo sia il mezzo digitale che quello analogico, scegliendo lo strumento più adatto a restituire l’essenza di ciò che voglio trasmettere. Ho esposto i miei lavori in diverse gallerie italiane e ho partecipato a numerosi workshop che hanno arricchito il mio percorso, mantenendolo sempre aperto alla sperimentazione e al confronto. Credo che la fotografia non debba necessariamente spiegare, ma piuttosto creare spazi mentali in cui perdersi o riconoscersi.

Start typing and press Enter to search

Clic.hè
Panoramica privacy

This website uses cookies so that we can provide you with the best user experience possible. Cookie information is stored in your browser and performs functions such as recognising you when you return to our website and helping our team to understand which sections of the website you find most interesting and useful.