Mappe ibride

Alessandro Comandini

Questo lavoro nasce da un malfunzionamento del trascinamento della pellicola della fotocamera, che ha generato sulla negativa un’unica immagine continua e dall’incapacità dello scanner di riconoscere i singoli scatti, che si sono così ritrovati a condividere lo stesso spazio di un fotogramma. Da questo doppio errore emergono intrecci inattesi: paesaggi che si contaminano, architetture che scivolano nella vegetazione, frammenti di mondi che insistono nella stessa inquadratura. Le immagini diventano così mappe di un reale in trasformazione, dove la linearità del tempo e la coerenza dello sguardo si incrinano. Grovigli di tubi in PVC risuonano con rovi e radici, foglie ed architetture vuote, epifanie evanescenti, svelando una verità latente: i paesaggi contemporanei sono stratificazioni casuali, in cui l’organico e l’inorganico si contaminano, creando ecologie ibride in cui il confine tra natura e rifiuto si dissolve. L’intreccio diventa così la chiave di lettura di un flusso senza sosta, in cui il caso, l’errore e la materia dialogano, si trasformano e rinnovano.

Bio
La fotografia, nei suoi lavori, si declina come uno strumento narrativo e di introspezione, nella consapevolezza di quanto sia oggi importante una riflessione critica sul paesaggio contemporaneo. L’identità, il tempo, la trasformazione della società e della percezione della realtà visuale sono al centro della sua ricerca fotografica. La sua formazione professionale (è un medico ricercatore) lo ha portato ad approfondire queste tematiche in chiave scientifica, utilizzando le ricerche nell’ambito della neuro estetica per approfondire i processi alla base della creazione e fruizione delle immagini e ad elaborare ed esporre lavori sperimentali volti a stimolare una consapevolezza critica della nostra percezione della realtà.

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