Limēn

Simona Olivieri

Delle città di mare amo i porti, luoghi di passaggio e di scambio. Mi fermo a guardare le barche che entrano ed escono, sospese tra ritorni e nuove partenze. Immagino i viaggi che hanno fatto, i mari che hanno conosciuto, i venti che le hanno spinte lontano e le onde che le hanno cullate nel loro incessante andare. Porto per i Greci, soglia per i latini, limēn, è il luogo in cui il mondo rallenta. Qui nulla è definitivo. L’altrove è appena più in là, oltre questa fragile soglia, non un luogo distante, ma uno spazio che si apre nel momento in cui ciò che conosciamo perde i propri contorni e il viaggio comincia. Uno spazio sospeso. Non un punto d’arrivo, ma una soglia aperta sull’infinito, un invito ad abitare l’incertezza e a riconoscere che ogni viaggio, prima ancora di essere un’esplorazione di uno spazio sconosciuto, è un lento e incessante ritorno a sé stessi.

Bio
La mia ricerca indaga il rapporto tra corpo e spazio, dove il camminare diventa, per me, una pratica di conoscenza e la mia misura dello stare in un luogo. Amo la fotografia lenta, il rigore delle ottiche fisse, la magia alchemica della camera oscura. Prediligo l’essenzialità del bianco e nero, il colore solo se protagonista indiscusso della composizione. Scrivo e ritaglio parole che uso nei miei quaderni progettuali. Dipingo per ascoltarmi e lavoro l’argilla per dare forma ai miei pensieri.

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