Paesaggio, architettura, territorio in fotografia e la committenza pubblica. Il punto di vista di Roberta Valtorta e Francesca Fabiani

A cura di Davide Tatti

La fotografia del paesaggio e del territorio in Italia si è storicamente intersecata con quella dell’architettura, dei monumenti e dei beni culturali, più che con la rappresentazione della natura, dell’ambiente geografico e la sua morfologia; anche nel fondamentale progetto fotografico ed editoriale Viaggio in Italia, guidato da Luigi Ghirri e concluso nel 1984, malgrado la monumentalità venga posta come termine da cui distanziarsi, il paesaggio viene definito, oltre che dal punto di vista del fotografo, dalle configurazioni architettoniche, da quelle urbane o stradali che lo modificano e ne determinano l’uso1. Dall’altra parte la fotografia di architettura si è rivolta con interesse crescente al contesto urbano, sociale e produttivo.

All’incrocio tra queste modalità di rappresentazione si è posta Fotogrammi, rassegna di fotografia di architettura tenutasi recentemente a Milano2. Presso l’Ordine degli architetti viene allestita fino al 18 luglio la mostra Milano moderna oggi, architetture milanesi del ‘900; con un autore punto di riferimento storico per la fotografia contemporanea di architettura, quale Gabriele Basilico, vengono inseriti altri fotografi specialisti come: Giovanni Hänninen, Marco Introini, Delfino Sisto Legnani, Allegra Martin, Filippo Romano, Giovanna Silva; il percorso espositivo evidenzia lo stile e l’approccio alla fotografia di ogni singolo autore .  Altro momento importante della rassegna è stata la tavola rotonda Con occhi diversi (fotografia di architettura e non solo), tenutasi il 21 maggio scorso, dove è emerso come tema di rilievo il ruolo svolto dalla committenza pubblica e dalle istituzioni verso lo sviluppo della fotografia di paesaggio e architettura, grazie agli interventi di Roberta Valtorta e Francesca Fabiani.

Roberta Valtorta ha progettato il Museo di fotografia contemporanea di Cinisello Balsamo a partire dalla costruzione delle collezioni, lo ha poi diretto dall’apertura nel 2004 fino al 2015; aveva già affrontato l’argomento con una pubblicazione collettiva del 2009 a livello internazionale3. Valtorta, che si è occupata per decenni di istituzioni e fotografia, spiega come i materiali fotografici che riguardano il paesaggio e le architetture abbiano costituito la base di molte collezioni appartenenti a Istituzioni pubbliche, acquisite o commissionate; da qui si sono successivamente ampliate verso altri generi fotografici come la storia sociale, il design o la moda.  Dall’Ottocento fino alla contemporaneità si sviluppano tre fasi nella produzione fotografica di paesaggio e architettura: la prima, che identifica la fotografia come documento, arriva fino alla metà del Novecento; segue una fase liberatoria, nella quale si adoperano delle forme interpretative nella visione del territorio e dell’architettura, dagli anni Sessanta arriva a maturazione negli anni Ottanta e Novanta. Infine si sviluppa l’idea progettuale di fotografia concepita dal suo autore, a partire dalla fine del secondo millennio e gli inizi del nuovo; si realizza così un processo di “artificazione” della fotografia: la società è arrivata a considerare arte la fotografia, anche grazie al suo ingresso nei musei.

In Italia, dove si ha uno stato unitario solo dal 1861, non si afferma a metà dell’Ottocento una committenza pubblica indirizzata alla fotografia, come succede invece in Francia (dove le istituzioni dello stato richiedono di documentare l’assetto del territorio), ma un soggetto privato come i fratelli Alinari, che fondano la loro azienda fotografica nel 1852, intuiscono l’importanza di rappresentare i monumenti storici con un ruolo vicario rispetto a quello dello stato. Le prime commissioni pubbliche sono successive al 1895, con l’istituzione del Gabinetto Fotografico Nazionale, che dal 1975 viene inglobato nell’Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione, ovvero la maggiore raccolta pubblica di materiale fotografico inerente ai beni culturali, architettonici e paesaggistici.

Alla metà del secolo scorso di particolare rilievo è stata l’attività di Paolo Monti (1908- 1982), economista di formazione, che si dedica alla fotografia professionale di architettura. Attraverso una commissione pubblica, a partire dal 1965 e per oltre un decennio, Monti porta avanti un censimento fotografico delle aree urbanizzate dell’Appennino e dei centri storici in Emilia-Romagna, sotto la direzione dello storico dell’arte Andrea Emiliani. Con il metodo del piano sequenza Monti è capace di restituire una varietà tipologica di territori molto ampia.

 

Tra la metà degli anni Ottanta e l’inizio dei Novanta cominciano a prodursi a pioggia varie committenze da parte degli enti locali per i fotografi, che riguardano il tema del territorio in via di trasformazione sociale in un periodo post-industriale; una sensibilità che matura sia per un cambiamento culturale, sia per un adeguamento legislativo in corso che governi e tuteli il territorio. Tra le commissioni compare Esplorazioni sulla via Emilia, che riprende il tracciato concettuale seguito da Viaggio in Italia curato da Luigi Ghiri. In Piemonte si realizza Paesaggio a nord-ovest rivolto a tutta la regione; in Veneto le commissioni pubbliche riguardano in particolare l’area di Marghera. Il progetto più ampio, durato dal 1987 al 1997, è stato Archivio dello spazio promosso dalla Provincia di Milano, con 58 fotografi coinvolti: qui c’è stato un preciso intento di analizzare il territorio segnato prima dall’industrializzazione, poi dai fenomeni di deindustrializzazione, su cui ancora insistono la presenza dei beni architettonici storici spesso in rapporto di contraddizione. I fotografi lavoravano in uno stato di libertà vigilata: da una parte veniva chiesta l’aderenza alla realtà del territorio, ma rappresentata con metodi interpretativi, che sviluppassero lo stile dell’autore. Da Archivio dello spazio discende la commissione Milano senza confini realizzata tra il 1998 ed il 1999: non sono più richieste determinate architetture da rappresentare, ma l’oggetto è la città nella sua ampiezza; la committenza non pone vincoli ma chiede al fotografo e artista di portare avanti il suo progetto.

All’inizio degli anni Duemila lo Stato italiano, con il Ministero della Cultura, prendendo atto delle commissioni realizzate a livello locale, promuove le proprie iniziative come Atlante italiano 2003 e Atlante italiano 2007: i fotografi, su invito, individuano opere architettoniche contemporanee che hanno contribuito a modificare nei tempi più recenti il territorio. Inoltre, senza scopo di censimento, ma con finalità esemplificativa viene realizzato a partire dal 2018, sotto il coordinamento ministeriale, l’Atlante di architettura contemporanea: una serie di percorsi tematici che individuano siti edificati dal secondo dopoguerra. Da committenza diretta l’azione del Ministero della Cultura si modifica in un bando di concorso: Strategia Fotografia, aperto dal 2020 e rinnovato fino al 2025. Il bando è diretto ad enti, fondazioni e associazioni, che presentando un progetto possono accedere a un finanziamento per l’acquisizione, la committenza e la promozione della fotografia contemporanea. Tra i progetti realizzati tramite questo bando nel 2024 si trova Mappa-mondo, fotografie di dieci paesi in Sicilia, promosso dall’Accademia di Belle Arti di Palermo con la Fondazione Palazzo Butera. Il materiale fotografico prodotto dai fotografi mostra da una parte la resilienza alla trasformazione urbana come in Sandro Scalia, dall’altra la manipolazione applicata alla raffigurazione del territorio secondo Moira Ricci.

Dopo l’intervento di Valtorta segue quello di Francesca Fabiani che illustra la storia dell’Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione (ICCD), in cui è responsabile dei progetti di fotografia contemporanea.

La finalità dell’Istituto è la catalogazione dei patrimoni nazionali di tipo archeologico, architettonico, storico artistico, etnografico; viene istituito nel 1975 sotto la direzione del Ministero dei Beni Culturali e Ambientali. L’ICCD acquisisce il Gabinetto Fotografico Nazionale, che venne istituito nel 1895 (attivo fino ad oggi) in seno al Ministero dell’Istruzione, con lo scopo di catalogare fotograficamente e tutelare il patrimonio culturale, collaborando così alla costruzione dell’identità nazionale. L’attività fotografica del Gabinetto non ha funzioni di vendita ma conoscitive, malgrado fornisse immagini a vari editori; per volontà della direzione si chiedeva di non ritoccare le immagini, nelle fotografie comparivano anche gli eventi accidentali e le imperfezioni per una maggiore aderenza al momento storico più che ad un’immagine ideale del monumento, del paesaggio o dell’ambiente. Il Gabinetto, che organizzava le proprie campagne fotografiche documentarie, procede a partire dal 1906 con varie acquisizioni di interi archivi fotografici sia da professionisti, che dismettevano l’attività, sia da collezionisti. Confluiscono nell’ICCD a partire dal 1975 anche i fondi di fotografia miliare prima interdetti, come quelli provenienti dall’Aerofototeca Nazionale, che contengono ad esempio immagini eseguite dal pallone aerostatico, dal biplano fino alle riprese con il drone.

Recentemente il fondo dell’Aerofototeca è stato esplorato, durante il programma di residenza artistica giunto alla quinta edizione, da Olivio Barbieri con il progetto dal titolo Aviopancro Restricted. Barbieri, che ha usato la ripresa aerea nella sua fotografia per un ventennio, mette in scena i materiali dell’archivio, svolgendo anche delle ricerche tematiche sui negativi, come quella sui Diavoli Rossi, pattuglia acrobatica attiva tra il 1957 e il 1959 4.

La parte pioneristica e di avanguardia del lavoro presso il Gabinetto Fotografico diminuisce tra la fine degli anni Settanta e gli anni Novanta per l’impiego di criteri di documentazione fotografica standardizzati, per migliorare la catalogazione e conservazione del materiale fotografico preesistente, in quanto la stessa fotografia comincia a essere considerata un bene culturale oggetto di tutela. Sfugge così all’Istituto la trasformazione in forma più autoriale della fotografia contemporanea, verificatasi in quel periodo. Per recuperare questo ritardo l’ICCD ha acquisito delle collezioni fotografiche preesistenti che comprendono alcuni tra i più importanti fotografi, in particolare di paesaggio, affermati tra gli anni ’80 e ’90 come Gabriele Basilico, Olivo Barbieri, Mimmo Jodice, Vittore Fossati; sono state acquisite poi collezioni con autori affermati negli anni Duemila.

L’obiettivo si è spostato, tra il 2020 e 2022, verso la committenza a fotografi che dialogano con linguaggi dell’arte contemporanea: con il progetto C’è tempo per le nespole, nuove narrazioni dalla Grande Guerra viene indagato il rapporto tra i monumenti commemorativi della prima guerra mondiale e la natura, da una parte attraverso un censimento sui parchi della Rimembranza esistenti in Italia, dall’altra viene richiesta un’interpretazione simbolica ai fotografi invitati, tra cui Alessandro Imbriaco, che racconta la storia del Parco della Rimembranza di Roma dal 1924; l’autore riadopera il banco ottico e strumentazioni antiche conservate nell’Istituto per far emergere la memoria del luogo 5.

 

Per concludere questa ricognizione, riprendendo un riferimento di Valtorta durante la tavola rotonda, si segnala un progetto esemplare per l’attualità tematica: il paesaggio, l’architettura e la tutela dell’ambiente. Il Museo nazionale di Architettura moderna e contemporanea (presso il MAXXI di Roma) con la realizzazione di Atlante italiano-rischio paesaggio, nell’edizione del 2007 ha voluto produrre una riflessione sui segni di compromissione nel territorio, dovute alla «crescita a dismisura del mercato immobiliare; il diffuso abusivismo privato; l’abbandono di strutture senza alcun progetto di recupero o smaltimento; il consumo turistico, ma anche la permanenza di paesaggi eccellenti, ancora integri, che proprio per la loro bellezza corrono il rischio di venire alterati dall’azione umana».6 Andrea Botto, tra i partecipanti, ha compiuto un percorso di esplorazione in vari siti, per evidenziare come l’attenzione non vada orientata solo nelle aree del territorio protette, ma ancor di più in quelle che sono oggetto di sfruttamento e in stato di precarietà.

 

Davide Tatti

15 giugno 2025

 

 

 

 

Note

 

1     La valenza e l’attualità di questa impresa culturale è stata confermata dalla recente ristampa: Viaggio in Italia. A cura di Luigi Ghirri, Gianni Leone, Enzo Velati; con testi di Arturo Carlo Quintavalle e Gianni Celati. Macerata, Quodlibet. Prima ed. 1984, ristampa 2024.

2     Fotogrammi. Festival di fotografia di architettura, Milano, 20 – 24 maggio 2025

3     Fotografia e committenza pubblica, esperienze storiche e contemporanee; a cura di Roberta Valtorta, Lupetti editore, Milano. 2009

4     La mostra: Olivo Barbieri, Aviopancro Restricted, è allestita presso il Complesso del San Michele a Ripa di Roma, visibile fino al 19 settembre 2025. Il catalogo: Olivo Barbieri, Aviopancro Restricted. Testi di Francesca Fabiani e Marco Scotini. Quodlibet, Macerata, 2025

5     C’è tempo per le nespole, nuove narrazioni dalla Grande Guerra. A cura di Francesca Fabiani e Alessandro Coco. Museo Storico Italiano della Guerra di Rovereto, dal 15 luglio al 9 ottobre 2022. I materiali sono consultabili nel sito per le raccolte fotografiche del ministero della cultura https://fotografia.cultura.gov.it

6      Margherita Guccione e Francesca Fabiani, Le collezioni di fotografia del MAXXI Architettura. In: Fotografia e committenza pubblica, a cura di Roberta Valtorta. Lupetti editori, Milano, 2009. Pag. 145-150

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