Eco di materia

Elisa Bresciani

Nelle immagini la materia si fa incerta, filtrata da veli, superfici, nebbie sottili. Il corpo si dissolve, si sdoppia, si rifrange: è presenza instabile, mutevole, liquida. La trasparenza non rivela, ma sospende; abita uno spazio limite dove l’identità non si afferma, ma si interroga. Ogni figura è un gesto in bilico, una possibilità aperta, un’eco.
È in questa fluidità che si apre un linguaggio che non chiede di essere compreso, ma accolto nella sua natura sfuggente. Il corpo è un passaggio, un confine poroso tra visibile e invisibile; la fotografia non cattura, lascia fluire, scivola tra le forme, ne amplifica l’ambiguità.

Bio
Sono nata a Viareggio negli anni Ottanta. Laureata in Neurobiologia a Pisa, ho lavorato all’Università di Copenaghen e come guida ambientale nei boschi della Toscana. Da sempre appassionata di comportamento, unisco ricerca scientifica e artistica. Nel 2013 ho iniziato a scattare autoritratti: la fotografia è diventata un linguaggio non verbale, un mezzo per esprimere qualcosa di indefinito che mi sorprende ogni volta.

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