“Artifici foto-grafici”. La fotografia dentro lo sviluppo dei social media e dell’intelligenza artificiale
A cura di Davide Tatti
La diffusione degli utenti generici che adoperano applicazioni di intelligenza artificiale si è consolidata nel 2024 e radicata nel 2025, come hanno riportato recentemente due articoli del Post1, in un processo di diffusione che vede interrogare quotidianamente i Chatbot come fossero degli interlocutori, per ottenere risposte testuali, immagini, video e suoni. L’uso personale delle AI può evolvere in una catena di esperienze “virtuali”, che rispetto ai videogiochi possono coprire un’area molto più estesa dei bisogni individuali: dallo studio al lavoro, alle esperienze di relazione sociale e personale. Se prima i dispositivi digitali come gli smartphone erano solo lo specchio di ciò che si è oppure si vorrebbe essere, ora con le tecnologie di AI diventano anche il soggetto a cui chiedere di soddisfare le proprie necessità e scelte. I gestori delle AI spostano la capacità di “generare” sulla macchina, chiedendo agli utenti “semplicemente” di pagare in crediti l’opera richiesta e ricevuta; più facilmente rispetto all’uso del web tramite motore di cerca, le AI possono valorizzare, rifiutare, bloccare le richieste degli utenti, monitorati ad ogni passo.
Inoltre, gli elaborati dei Chatbot, specialmente quando sono sbilanciati ad assecondare gli utenti, se non sottoposti a verifiche possono facilmente produrre anche informazioni e valutazioni parziali, non aggiornate, errate, fuorvianti, non veritiere o semplicemente false. Alla velocità della risposta ricevuta non corrisponde sempre la qualità dei dati ottenuti, anche se la qualità dovrebbe riguardare in primis i dati di input forniti alle AI. Questo vale anche per le immagini generate che, pur attingendo a un bacino di dati smisurato, possono ripetere ciò che è stato già prodotto, in un riassemblaggio difficile da prevedere e gestire. Niente di rapportabile con la sensibilità, intuizione e logica di una mente umana, tutt’al più il tratto significativo dell’impiego delle tecnologie di AI potrebbe essere proprio la volontà e la visione personale che sta a monte di un progetto.
-
- Vista aerea del nuovo campus del centro dati AI di Microsoft a Mt Pleasant, Wisconsin. (Fonte: Official Microsoft blog. 18 settembre 2025 https://blogs.microsoft.com/blog/2025/09/18/inside-the-worlds-most-powerful-ai-datacenter/).
La proliferazione esponenziale di immagini e video in ambienti digitali, che appare come un accumulo caotico, è stata oggetto di critiche, anche perché alle masse di dati non corrisponde una crescente variabilità degli esiti estetici, formali e di contenuto. Malgrado le sempre più ampie possibilità di elaborazione e manipolazione della fotografia, fino alla generazione di immagini iperrealiste attraverso reti neurali artificiali, l’applicazione di calcoli da parte di tutte le piattaforme on line orienta facilmente la produzione in limitate “pose” convenzionali. La variabilità dei linguaggi e gli aspetti culturali vengono relegati a degli ambiti che rispetto alla grande massa appaiono come marginali, soprattutto allo sguardo di consumatori e produttori che fanno dell’immagine fotografica o post-fotografica uno strumento di brevissima durata, utile a soddisfare dei bisogni nell’immediato. Le componenti di relazione tra persone e gruppi, piuttosto che estendersi in ambiti di confronto pubblico, si riversano molto spesso invece in propaganda, diatribe e polemiche on line, dove la manipolazione strumentalizzata del dato fotografico è diventata una prassi ordinaria non dichiarata. In questa prospettiva il rapporto indicale tra fotografia e referente esterno perde di valore o non viene nemmeno recepito, perché il giudizio sui fatti è preceduto dalla conoscenza dei fatti stessi. Questa produzione caotica di immagini diventa una replica delle esperienze del mondo reale, sfuggevoli e momentanee, oggetto di continua appropriazione o rigetto come mezzi indispensabili per la sopravvivenza. La diffusione massiccia, verificatasi negli ultimi anni, di prodotti per l’intrattenimento generati con l’ausilio delle AI aumenta negli utenti la percezione che dal mondo digitale si possano ricavare delle esperienze paragonabili a quelle del mondo reale.
Varie riflessioni consapevoli sull’uso di fotografia e immagine nei social media si trovano in un volume del 2022 che riporta dei punti di osservazione inconsueti: quello di sedici scrittori e poeti, intervistati da Maria Teresa Carbone2. In più occasioni gli scrittori rispondono che fanno un uso della fotografia come forma di appunto, parallelo allo sviluppo più articolato e complesso di testi narrativi o poetici; la scelta successiva di pubblicare le immagini su Instagram resta più neutra, in attesa di una valutazione. Non mancano però delle note dove gli autori esprimono critiche sulle finalità di monitoraggio e raccolta dati degli utenti, come quella di Sabrina Ragucci, artista visiva e scrittrice, «Instagram è il luogo dell’algoritmo, non è la fotografia, è qualcosa di simile a una forma di turismo voyeuristico, persone che girano con una fotocamera attaccata alla pelle e senza un’intenzione consapevole registrano dati sulla loro presenza nei luoghi (…) Si avvicina ad un monitoraggio di sorveglianza , al quale ci si è sottoposti senza capire bene le conseguenze».3
Da una parte i dispositivi per realizzare foto e video digitali sono dotati sempre più di componenti che aumentano la risoluzione delle immagini, in dimensioni e in dettagli, sostenuti poi da strumenti AI che offrono in post-produzione questa opzione, dall’altra parte i social media continuano a perseguire la logica della bassa risoluzione, per favorire la quantità delle interazioni. Nella sua postfazione al volume Andrea Cortellessa, critico letterario, ricorda che: «quella della bassa risoluzione di gran parte delle immagini postate sui social è già stata usata come metafora (da Massimo Mantellini in un pamphlet del 2018) dei rapporti approssimativi che gli utenti intrattengono non solo con i loro “amici”, o “follower”, ma con la realtà fuori dagli schermi. La bassa risoluzione connota in effetti più in generale la realtà sociale»4. Malgrado la convulsa produttività che gli utenti sono chiamati a perseguire per ritenersi protagonisti nei social media, Gerardo Bortolotti individua nei dispositivi e nelle tecnologie la capacità di generare e manipolare le immagini, più che negli utenti: «Il digitale però mi ha insegnato che il problema non è nella mappatura ma nell’algoritmo,: non siamo più nella sensibilità otto-novecentesca, che cerca di colmare il mondo con le parole, abbiamo fatto un salto e cerchiamo di imprigionare il percetto , l’esperienza, in una macchina che poi te la rigenera. Noi siamo qui nell’epoca della compressione. (…)»
L’uso della bassa risoluzione nelle immagini e video, la compressione dei dati, l’auto-monitoraggio sono concetti sviluppati nelle serie “post-fotografica” I Baccanti di Leonardo Magrelli, grafico e artista visuale. L’opera sviluppata in una sequenza, già presentata a Roma nel 2023 e reinserita in una mostra collettiva a Milano nel 2025, è stata costruita raccogliendo fotografie provenienti da account personali di social media, dove gruppi di persone festeggiano caoticamente accendendo pericolosi fuochi d’artificio, fotografandosi nell’atto di sfidare il pericolo. L’immagine perde qualunque nitidezza a favore della percezione di un istante volatile: l’esultanza per lo scoppio diventa primaria rispetto alle conseguenze. Il tema è sottolineato ancor più dalla stampa lenticolare con cui Magrelli dà supporto tridimensionale ai file digitali.
Per la fotografia la transizione dall’analogico al digitale ha attraversato un lungo periodo, iniziato col prototipo digitale del 1975, si è poi pienamente compiuta intorno al 2014. Le pratiche di lavoro sono diventate sempre più post-fotografiche, incoraggiate dal fatto che in ambiente digitale il dato fotografico grezzo appare solo come un punto di partenza, che nel corso delle elaborazioni viene accantonato. Parallelamente si discostano da questa linea altre innovazioni digitali di riproduzione fotografica e video applicate in ambiti documentari, sportivi, commerciali, artistici, giornalistici, legali, militari, scientifici, dove la fedeltà ottica della riproduzione è una qualità necessaria o imprescindibile, soggetta in alcuni casi a parametri di autenticazione del negativo digitale. A partire dagli anni 2014-2016 vengono sperimentate e prodotte le reti neurali artificiali anche nella generazione di immagini “visionarie” o “allucinate”, con la conseguente appropriazione di interi archivi fotografici sia digitali che analogici ad uso di tali sistemi. La diffusione delle AI sembra assecondare in ambito fotografico quella frattura sempre maggiore tra gli ambiti visionario e documentario; oppure le AI potranno anche essere impiegate per attività conoscitive o scientifiche anche in fotografia? Il tema resta aperto: le pratiche fotografiche o di loro derivazione, in questi anni di sviluppo delle AI, sono un nodo culturale che interroga estetica, diritto e pratiche sociali, oltre gli aspetti tecnologici e di sostenibilità ambientale.
Davide Tatti
15 gennaio 2026
Note
1 L’anno dell’intelligenza artificiale, Il Post, 30 dicembre 2025. Le AI hanno imparato a generare immagini che sembrano foto brutte – Il Post, 23 dicembre 2025.
2 Che ci faccio qui? Scrittrici e scrittori nell’era della post fotografia. A cura di Maria Teresa Carbone. Roma, Italo Svevo editore, 12 maggio 2022, pag. 202
3 Ibidem, pag. 202
4 Ibidem, pag. 229
5 Ibidem, pag. 29
6 Transizioni, dal fotografico alle immagini ibride. Mostra collettiva a cura di Mauro Zanchi e Aurelio Andrighetto, Galleria Viasaterna, Milano; dal 7 ottobre 2025 al 23 gennaio 2026.
Il dibattito critico negli ultimi due anni è stato sollecitato a comprendere quali siano gli sviluppi ulteriori delle pratiche post-fotografiche, se queste cambino completamente di connotazione con gli strumenti di generazione artificiale. Sono stati pubblicati numerosi contributi in monografie di singoli autori oppure volumi collettivi, che riportano le ricerche multidisciplinari, dove le analisi sul presente si riconducono alla storia della fotografia, alle arti visive, alle scienze sociali alle teorie e pratiche di comunicazione media di massa. Tra le vari pubblicazioni compaiono i volumi tradotti di Fred Ritchin, Joan Fontcuberta; quelli di studiosi italiani come Barbara Crespi, Federica Villa, Mauro Zanchi e Valentina Tanni; tra i fotografi: Silvia Camporesi e Giorgio Barrera. Si propone di seguito una lista bibliografica con gli studi più recenti, ricavata in gran parte dalla consultazione di cataloghi bibliotecari e commerciali, articoli e notizie sull’argomento, ricerche per autore e per editore. Su 16 pubblicazioni 11 sono state confermate e in alcuni casi individuate con i Chatbot delle AI, che ancora non riescono a ricostruire delle bibliografie, ma schemi non esaustivi, che possono mancare di aggiornamenti, oppure contenere informazioni non pertinenti. In ogniuno dei tre Chatbot adoperati, la ricerca è stata riformulata per almeno tre volte, con risultati sempre diversi. Al termine della descrizione bibliografica è indicata l’eventuale fonte AI, (GPT; Gemini; Copilot).
2025_11_28
Tanni, Valentina. Antimacchine: Mancare di rispetto alla tecnologia. Torino, Einaudi, data di pubblicazione 28 novembre 2025. Collana: Maverick Einaudi, p. 211.
2025_11_12
Barrera, Giorgio. Lasciamo immagini dietro di noi (la fotografia è una pratica materialista). Bologna, Editrice Quinlan. Data di pubblicazione 12 novembre 2025.
2025_11_04
Camporesi, Silvia. Una foto è una foto è una foto. Torino, Einaudi, data di pubblicazione 4 novembre 2025, p. 120 (Gemini; Copilot)
2025_09_12
Zanchi, Mauro. (a cura di), Blink postfotografico. Teorie, pratiche e derive delle immagini ibride. Milano, Postmedia Books. Data di pubblicazione: 12 settembre 2025, p. 224, 34 ill.
2025_07_18
Eugeni, Ruggero. Gli archivi perfetti. Memoria sociale e cultura algoritmica. In: «… e quanto più sapore possibile». Comunicazione, media, industria culturale. Studi in onore di Fausto Colombo. Milano Editore Vita e pensiero, Pubblicazioni dell’Università Cattolica del Sacro Cuore. Data di pubblicazione 18 luglio 2025, p. 538 (Gemini)
2025_07_08
Ritchin, Fred. L’occhio sintetico. La trasformazione della fotografia nell’era dell’intelligenza artificiale. Traduzione di Chiara Veltri. Torino, Einaudi. Piccola Biblioteca Einaudi Ns. Data di pubblicazione: 8 luglio 2025, pag. VI-250 (GPT; Gemini; Copilot)
2025_05_30
Rabbito, Andrea. Pictorial Trump, ruolo politico delle nuove immagini. Milano, Mimesis edizioni. Data di pubblicazione: 30 maggio 2025, p. 180 (Gemini)
2025_03_12
Bittanti, Matteo; De Mutiis, Marco (a cura di). Fotoludica. Fotografia e videogiochi tra arte e documentazione. Milano, Mimesis edizioni, data di pubblicazione 12 marzo 2025, p. 684 (Gemini)
2025_03_26
Tanni, Valentina. Conversazioni con la macchina: Il dialogo dell’arte con le intelligenze artificiali. Roma, Tlon editore, data di pubblicazione 26 marzo 2025. pag. 74
2024_10_31
Borselli, Daniel. Realismo catastrofista. Estetica, etica e politica della fotografia nell’Antropocene. Editore: Postmedia Books, Milano. Data di pubblicazione: data di pubblicazione 31 ottobre 2024; p. 196 (Copilot)
2024_10_29
Fontcuberta, Joan. Oltre lo specchio: la fotografia dall’alchimia all’algoritmo. Traduzione dallo spagnolo di Sergio Giusti. Torino: Einaudi, Piccola biblioteca Einaudi Ns; data di pubblicazione 29 ottobre 2024. P. XII, 276 (Gemini; Copilot)
2024_06_05
D’Isa, Francesco. La rivoluzione algoritmica delle immagini. Arte e intelligenza artificiale. Luca Sossella Editore, data di pubblicazione 5 giugno 2024, 160 p. (GPT; Gemini)
2024_05_28
Grespi, Barbara; Villa, Federica (a cura di). Il postfotografico. Dal selfie alla fotogrammetria digitale. Torino: Einaudi (Piccola Biblioteca Einaudi), data di pubblicazione 28/05/2024, p. 312 (GPT)
2024_03_04
Curti, Alessandro; Fusi, Alessio. Intelligenza artificiale e fotografia. Siena, Seipersei editore, data di pubblicazione 4 marzo 2024, p. 108 (GPT; Gemini)
2024_01_19
Fontcuberta, Joan; Formiguera, Pere. Fauna. Milano, Mimesis, Collana: Sguardi e visioni, data di pubblicazione 19 gennaio 2024. Prima edizione originale 1989, seconda edizione 1999, p. 128
2024_01_01
Arielli, Emanuele; Manovich, Lev. Estetica dell’intelligenza artificiale e il mito antropocentrico della creatività. Roma, Numero Cromatico Editore, data di pubblicazione 10 gennaio 2024, p. 26 (precedentemente pubblicato da: Nodes, journal of art and neuroscienze, nr 19-20, 2022) (GPT; Gemini)






