VIVIANE SASSEN | IN AND OUT OF FASHION

Introduzione alla mostra “Viviane Sassen | In and Out of Fashion
Scottish National Portrait Gallery, Edimburgh (UK)
19 October 2013 – 2 February 2014

(Admission free)
www.nationalgalleries.org
Recensione a cura di Caterina Caputo

Presso il suggestivo Museo del ritratto di Edimburgo è allestita la prima retrospettiva britannica della fotografa olandese Viviane Sassen. La Sassen (Amsterdam, 1972) nonostante abbia ricevuto importanti riconoscimenti in territorio italiano è un’artista purtoppo ancora poco conosciuta nel panorama fotografico nazionale. Presente all’ultima Biennale di Venezia, si è aggiudicata nel 2007 il prestigioso Premio di Roma e nel 2011 l’ICP Infinity Award. Oggi è considerata dalla critica internazionale una delle più interessanti figure della fashion photography. Annovera nel suo curriculum importanti collaborazioni con famosi nomi del mondo della moda, quali Carven, Stella McCartney, Missoni, inoltre i suoi servizi sono stati pubblicati in altrettante popolari reviste: POP, AnOther magazine, Numéro, Purple e Dazed & Confused. L’emblematico titolo conferito alla mostra, Viviane Sassen | In and Out of Fashion, bene si adatta al corpus fotografico di un’artista che ha trovato sia nella moda, sia nello sviluppo di personali progetti, un’occasione per testare le numerose potenzialità linguistiche insite al medium. Le immagini presentate ad Edimburgo, tutte costruite principalmente sul colore, la forma e la texture, mettono in luce le sperimentazioni che l’artista ha realizzato nei suoi lavori privati e commerciali negli ultimi diciassette anni. Le enigmatiche fotografie seguono la traccia di altri noti nomi del mondo della moda, i primi ad affiorare alla mente sono quelli di Guy Bourdin e Sarah Moon, due fotografi che nei loro scatti erano riusciti ad andare oltre quell’autoreferenzialità intrinseca al genere. La fotografia diviene il luogo dove la Sassen riesce a sperimentare liberamente forme, colori e luci, svincolandosi da codici e convenzioni prestabiliti. Le modelle protagoniste dei suoi scatti non sono mai corpi immobili, anzi le linee si trasformano in materia grafica carica di densi blocchi di colore mentre le forme si dissolvono in ambigui giochi illusionistici di ascendenza surrealista, ottenuti spesso con l’ausilio di specchi, tant’è che le immagini si scompongono per poi caricarsi continuamente di nuovi ed inaspettati significati. A tale proposito numerosi sono i parallelismi con un’altra rinomata fotografa degli anni Settanta, Francesca Woodman, i cui scatti traggono spesso ispirazione proprio dall’estetica surrealista.

Caterina Caputo
Dopo essermi laureata a Firenze in storia dell’arte contemporanea mi sono appassionata al medium fotografico decidendo di conseguire il diploma come fotografa. Tutt’oggi questo connubio continua a far parte della mia vita e del mio lavoro. Mi interessa la fotografia come linguaggio di comunicazione, quindi specchio della società moderna. Attraverso il  mezzo fotografico il reale e l’irreale collima, dando origine ad un cortocircuito che trova la sua massima espressione proprio nel mondo contemporaneo.

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