“VITE PRIVATE” IN ATTESA, LA PRIMA GRANDE PERSONALE IN ITALIA DEL FOTOGRAFO OLANDESE ERWIN OLAF

Introduzione alla mostra “Vite private”
a cura di Chiara Micol Schiona

“Mi faccio ispirare dalla mentalità di Andy Warhol e Jeff Knoos. Trovo ispirazione anche nei dipinti di Caravaggio, Johannes Vermeer e Norman Rockwell. Amo fotografi come Joel-Pieter Witkin, Jan Saudek, Diane Arbus sebbene al momento non sono esattamente i miei punti di riferimento”. Queste sono le parole di Erwin Olaf, fotografo nato in Olanda nel 1959, che dal 16 giugno al 12 settembre presso la Fondazione FORMA per la Fotografia a Milano espone“Vite private”: sei tra le ultime serie fotografiche realizzate negli ultimi anni. Nella serie Hope (2005) e Rain (2004) i soggetti analizzati sono intrappolati negli stereoripi americani: ragazzine pon pon, boy scout, casalinghe, che evolvono in Grief del 2007. Qui sembrano attendere qualcosa, il tempo appare immobile. Lo sguardo è invece il protagonista della serie Fall, dove nessuno dei soggetti ritratti guarda in macchina. Le ultime due serie, Dusk e Dawn, invece, nascono diversamente: nella prima Olaf ha voluto giocare sui temi del nero tipografico e fotografico mentre in Dawn declina le potenzialità della luce, immergendo i protagonisti in stanze luminosissime e vuote. Il cerchio si chiude con la serie di Hotel degli ultimi anni. I silenzi e i sottointesi si modellano per rendersi più espliciti delle parole stesse. La fotografia che, per antonomasia, ferma l’immagine nel suo movimento, qui congela il vissuto dei protagonisti, rendendoli fermi nell’attesa di qualcosa che probabilmente non avverrà mai: un “aspettando Godot” contemporaneo.

Chiara Micol Schiona
Nata a Roma nel 1984 mi sono laureata all’università La Sapienza in Storia dell’arte con una tesi in Storia della fotografia su Minor White e la Scuola Californiana. Amante di ogni forma artistica nel senso più ampio del termine, ho scritto e mi sono occupata anche di eventi legati al cinema e al teatro, oltre ad aver curato manifestazioni artistiche nell’ambito dell’arte contemporanea. Ho scelto di occuparmi principalmente di fotografia perchè se le arti, ognuna a suo modo, sono delle ricerche di “ossigeno”, la fotografia credo sia la forma artistica che più riesce a cogliere ciò che all’occhio comune può essere distrattamente sfuggito.

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