VINTAGES DI UNA FOTOGRAFA ITALIANA. UNA MOSTRA DI LETIZIA BATTAGLIA A ROMA

Introduzione alla mostra “Letizia Battaglia  Vintages  1972-1993” di Letizia Battaglia
a cura di Chiara Micol Schiona


“È capitato che abbia fatto per molti anni la fotografa e che fare la fotografa mi piaccia tanto, ma sicuramente potrei rinunciare a farlo per andarmene davanti al mare e vivere senza più fare niente”. Qualcuno di noi, oltre a me, potrebbe rivedersi appieno in questa frase. E’ un’immagine resa a parole da una delle più importanti fotografe italiane degli ultimi anni: Letizia Battaglia. Palermitana, classe 1935, Letizia Battaglia inizia la sua attività di fotografa a Milano, nel 1972 come freelance. Da quando nel 1974 torna a Palermo come responsabile del servizio fotografico del quotidiano “L’Ora” comincerà ininterrottamente a collaborare con diverse personalità della cultura tra i quali Koudelka, Ettore Sottsass, Franco Zecchin, Donna Ferrato, Graciela Iturbide. Ad oggi è stata la prima donna europea a ricevere, ex aequo con l’americana Donna Ferrato, l’ Eugene Smith Grant, nel 1985 a New York. Dal 16 dicembre fino al 23 gennaio alla “s.t. foto libreria galleria” di Roma possiamo assistere alla mostra “Letizia Battaglia Vintages 1972-1993″. La fotografa, che da sempre è stata in prima fila nella documentazione attenta e non semplicemente “cronistica” degli avvenimenti di mafia della sua Palermo, per poi spostarsi dalla Russia agli Stati Uniti, dalla Turchia allo Zaire, propone nella mostra a cura di Mariachiara Di Trapani più di 30 stampe originali provenienti dal suo archivio personale. Pier Paolo Pasolini è uno dei protagonisti attraverso una stampa a contatto dei provini dei trentasei scatti, datata 1972. E’ la ricerca della bellezza nell’imperfezione, che essa sia la miseria delle persone coinvolte nelle tragedie di mafia o sia nei ritratti involontari dei suoi amici. Cogliere ciò che c’è ma non si vede. Questo è fare arte o meglio, questo è fare fotografia e questo, infine, è Letizia Battaglia. Nello scatto che le ha dedicato Josef Koudelka, durante un viaggio in Turchia di alcuni anni fa, troviamo descritta in modo paradossalmente minuzioso l’anima della fotografa. Colei che si, fa della fotografia un mestiere, ma prima di tutto una passione che come tale la rende libera di saper e di poter “rinunciare a tutto per andare davanti al mare e non fare più nulla”.

Chiara Micol Schiona
Nata a Roma nel 1984 mi sono laureata all’università La Sapienza in Storia dell’arte con una tesi in Storia della fotografia su Minor White e la Scuola Californiana. Amante di ogni forma artistica nel senso più ampio del termine, ho scritto e mi sono occupata anche di eventi legati al cinema e al teatro, oltre ad aver curato manifestazioni artistiche nell’ambito dell’arte contemporanea. Ho scelto di occuparmi principalmente di fotografia perchè se le arti, ognuna a suo modo, sono delle ricerche di “ossigeno”, la fotografia credo sia la forma artistica che più riesce a cogliere ciò che all’occhio comune può essere distrattamente sfuggito.

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