TRA ARTE E POESIA. PABLO PICASSO A FIRENZE.

Introduzione alla mostra ”Picasso e la modernità spagnola
Palazzo Strozzi, Firenze
20 settembre 2014 – 25 gennaio 2015
Recensione a cura di Caterina Caputo

Fino al 25 gennaio Palazzo Strozzi ospita una mostra curata da Eugenio Carmona (professore di storia dell’arte all’Università di Malaga, membro de los patronatos del Museo Patio Herrerino di Valladolid, del Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofía e della Commisión Andaluza de Museos) dedicata a una delle personalità che più ha influenzato l’arte del XX secolo, Pablo Picasso. “Picasso e la modernità spagnola” non è però uno dei consueti appuntamenti sul cubismo, né tanto meno una retrospettiva. La mostra si pone come scopo quello di evidenziare le analogie e le relazioni tra la poetica picassiana e l’arte iberica attivando un gioco di rimandi che consente al pubblico di scoprire le novità più significative che la Spagna aveva apportato nel panorama artistico internazionale della prima metà del Novecento. Le opere scelte (molte della quali provenienti dal Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofía di Madrid) abbracciano un ampio periodo cronologico che va dal 1910 al 1963. Il percorso espositivo si sviluppa in nove sezioni dedicate ai principali temi che Picasso aveva affrontato nel corso della sua lunga carriera e vengono relazionati dialogicamente con i lavori di noti (e meno noti) artisti spagnoli, tra cui Joan Miró, Juan Gris, Salvador Dalí, Julio González, Joaquín Torres-García, María Blanchard, Josep de Togores e Maruja Mallo. In questo percorso espositivo ricco di dipinti, disegni, incisioni e sculture spicca l’unica ripresa cinematografica inserita nell’allestimento, un’opera che funge da elemento di cesura all’interno della narrazione museografica. Si tratta di Vibrazione di Granada, film della durata di 21 minuti, girato tra il 1934 e il 1935 da José Val del Omar, artista estremamente polivalente e di difficile classificazione (fu cineasta, poeta, inventore, grafico). In questa videoripresa, una sorta di documentario sperimentale, l’artista tenta di coniugare tecnica e lirismo poetico attraverso un viaggio immaginario per le vie di Granada. Protagoniste assolute di quest’opera divengono proprio le ‘vibrazioni’ che tali luoghi ed immagini suscitano nello spettatore. Val del Omar riesce cosí a realizzare un film estremamente suggestivo che la critica a posteriori definirà “cinepoesia”.

Caterina Caputo
Dopo essermi laureata a Firenze in storia dell’arte contemporanea mi sono appassionata almedium fotografico decidendo di conseguire il diploma come fotografa. Tutt’oggi questo connubio continua a far parte della mia vita e del mio lavoro. Mi interessa la fotografia come linguaggio di comunicazione, quindi specchio della società moderna. Attraverso il  mezzo fotografico il reale e l’irreale collima, dando origine ad un cortocircuito che trova la sua massima espressione proprio nel mondo contemporaneo.

Versione PDF dell'ultimo numero sfogliabile e scaricabile