TABU.Editoriale

di Guendalina Barchielli

La parola tabù esprime due opposti significati: in un senso significa sacro, consacrato, nell’altro, sinistro, pericoloso, proibito, impuro. […] Possiamo in genere pensare che al significato di tabù corrisponda spesso il nostro «orrore sacro».

Sigmund Freud

Volevamo lanciare uno sguardo sul nostro mondo attraverso i suoi tabù. Guardare in faccia ciò che ci fa paura, ci repelle o semplicemente vogliamo nominare a bassa voce perché sconveniente.

E quello che ci siamo trovati davanti è una società che vive di paradossi: se da un lato induce all’ostentazione e alla spregiudicatezza, all’azzardo e al rischio piuttosto che all’impegno, dall’altro è pronta a fare da censore laddove la spregiudicatezza si mostra senza veli e senza inganni, senza vezzi che la rendano glamour e dove il coraggio di rischiare sfocia nella routine e nella patologia.

Una società che ha così paura di crescere, di maturare e di fare i conti con se stessa, che si è rifugiata nel mito dell’eternamente giovane, tanto da non capire l’assoluta contraddizione in termini di questa sua tensione ideale.

Il Tabù, quello con la T maiuscola, nella sua disarmante semplicità, è quello della malattia, di corpi, di sguardi e di sorrisi che riescono a mostrarsi, con una forza e un’intensità che spaventano, nella loro quotidiana debolezza, nel loro rappresentare il contrario di ciò che vorremmo essere: caduchi. Umani.

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