SUMMER PORTRAITS. INTERVISTA A PAOLA SERINO.

Introduzione alla mostra “Summer Portraits” di Paola Serino
in esposizione presso Libreria la Feltrinelli a Firenze dal 1 al 31 Marzo 2013

Intervista all’autrice a cura di Sara Severini

Fotografa freelance, Paola Serino studia presso il Centro Sperimentale di Fotografia Ansel Adams di Roma e perfeziona la sua formazione frequentando workshop con Leonard Freed, Michael Ackerman and Anders Petersen. Dopo una prima serie di progetti personali più vicini al reportage si concentra principalmente sulla fotografia di ritratto. Summer Portraits è la selezione di un più ampio lavoro realizzato nell’estate del 2011 durante un viaggio lungo le coste italiane.

Summer Portraits. Il titolo rimanda all’estate e di conseguenza a una certa spensieratezza. Il mood delle immagini sembra nascere dalla mescolanza di elementi leggeri e di altri più complessi. Come viene ideato questo progetto e come mai hai deciso di scegliere la spiaggia come scenario?
I ritratti esposti sono parte di un lavoro più ampio, nato inizialmente come progetto a quattro mani. Serviva un luogo in cui le persone ritratte venissero rappresentate democraticamente, lontane da qualunque elemento caratterizzante l’identità sociale. Le spiagge delle coste italiane erano perfette per questo.

Corpi scoperti e corpi allo scoperto: qual è il senso e quali, se ci sono, le implicazioni nel fotografare persone in costume da bagno in uno scenario così vasto e aperto?
Il fatto di venire rappresentati senza abiti (solo con un costume) significa essere rappresentati senza filtri, più o meno nell’essenza della fisicità. Rappresentati nelle fragilità e punti di forza. Osservare come le varie persone si ponevano, in quel contesto, di fronte all’obiettivo è stata per me un’esperienza positivamente nuova.

I personaggi di queste immagini pur essendo assai diversi tra loro costituiscono insieme una realtà corale, una serie di singoli racconti inseriti in una storia più grande dalle coordinate comuni. La tua indagine ha un intento tipologico e documentaristico?
Più che un intento documentaristico ciò che mi ha guidato in questo lavoro è stata la fascinazione verso le varie persone che via via ho incontrato durante il viaggio.  La dimensione corale che evidenzi si crea nell’istante in cui ti trovi a condividere e a coinvolgerti nella situazione osservata.

In altri tuoi lavori sul ritratto mi sembra importante l’aspetto del costume e del trucco e quindi della maschera: che si tratti di persone che rivestono un ruolo nelle realtà del circo, di ballerine o di amanti del tattoo, la connotazione di questi individui è fortemente legata al costume che indossano, ai disegni che portano sulla pelle. Si tratta di un caso o di un tuo particolare interesse?
Direi che nel mio lavoro non è centrale il tema della maschera pur essendo questo un argomento fortemente esplorato nella ritrattistica in quanto strumento per proteggere o celare l’identità. I miei lavori nascono quasi sempre da un spinta visiva ed emotiva insieme su cui posso tornare anche dopo del tempo perché resta la volontà di raccontarla attraverso l’immagine che poi si trasforma in progetto. La danza ad esempio è stata ed è tuttora una cosa che mi appartiene e raccontarla lo considero quasi un gesto naturale. Ho deciso invece di portare avanti la ricerca sulla realtà dei circhi, soprattutto minori,  in quanto mi attraeva indagare l’universo di chi vive fuori dalle convenzioni, di chi sceglie di misurarsi con delle sfide non ordinarie.

Che significato ha per te il ritratto fotografico?
Uso la fotografia e il ritratto in particolare come mezzo espressivo e medium di indagine delle dinamiche emozionali. Nel realizzare un ritratto guardi e ritrai l’altro ma al tempo stesso, di riflesso, guardi dentro te stesso. C’è un momento nel ritratto, quando nasce l’immagine, in cui il soggetto e il fotografo, ognuno con la propria esperienza, si completano. Successivamente chi osserva aggiungerà il suo vissuto. E’ la magia dell’incontro di questi tre elementi che mi spinge nella mia ricerca.

Sara Severini
Amo la fotografia come mezzo di espressione, di ricerca, di analisi dell’uomo e della realtà, come intrattenitrice e portatrice di piacere e di idee. Mi interessa perciò il ritratto ma anche la fotografia istantanea, il reportage del quotidiano così come la fiction. Collaboro alle attività di Deaphoto presso cui ho frequentato corsi e workshop.

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