SUD.Editoriale

Francesca Ronconi

Lo scopo di questo numero è dimostrare che il Sud non esiste. Prendiamo l’Italia per esempio. Subito dopo l’Unità della nazione si è iniziato a diffondere l’idea del meridione come una vasta area esotica, popolata di vedove in nero e lavoro di campi, superstizione e personaggi pittoreschi. Anche la produzione fotografica di decenni è andata a rafforzare questa visione. Al Sud c’era anche tanto altro ma la retorica nazionalista non aveva interesse ad approfondire. L’ideale di progresso era rappresentato nel modello razionalistico del Nord, e questo doveva bastare.

La possente immigrazione che ha portato nelle regioni settentrionali legioni di lavoratori siciliani, napoletani, calabresi, pugliesi, ha complicato ancora di più la questione. Quelle persone si sono portate appresso i confini impliciti nel peso dei preconcetti e a qualcuno è venuta paura. Ma il flusso non ha accennato a calare. Si è anzi ingrossato con cittadini provenienti da meridioni ancora più lontani, il Sud del mondo che chiamiamo Africa, America Latina, povertà.

Il sud è un discorso e non un luogo, è un modo di esotizzare che rende appetibili certe mete turistiche e di serie B alcune comunità. Il Sud non esiste, vi ripeto, ma a molti fa comodo, come capita con Babbo Natale.