STRADA. EDITORIALE

di Luigi Torreggiani

Ho provato a scrivere di getto le prime immagini che mi venivano in mente pensando al termine “strada”.
Prima di tutto sono tornate alla mia memoria le frasi a volte forse sconnesse, ma perfettamente ritmate, scritte da Kerouac nel suo più famoso romanzo, On the road. Poi ho rivisto una delle inquadrature più famose del cinema: Dannis Hopper, Peter Fonda con i loro “cavalli di ferro” in Easy Rider. Evidentemente, ho pensato, la cultura americana ha davvero segnato profondamente questo preciso termine. Infatti, come terzo elemento, ho rammentato le fotografie di Walker Evans e poi di Stephen Shore. Ancora strada, ma ancora America.
Solo dopo, quando il turbinio del pensiero di getto si è placato appena, ho rivisto i sassi del sentiero lungo l’argine del Po, il Fiume della mia infanzia. Poi la via in salita dove ho imparato ad andare in bicicletta. Poi ancora la strada, anzi l’autostrada, che mi ha portato lontano e a volte mi riporta indietro. Infine, in fondo al foglio, ho tentato di visualizzare quella galleria scura che mi passa dentro e che solco, come tutti, sempre solo.
Insomma, oltre all’immaginario affascinante, interessante ed estremamente ricco di spunti che ci offrono la “road”, la “street” americana, ci sono altri milioni di strade che ci toccano, ci attraversano e che, grazie alla fotografia, possiamo tentare di osservare, di indagare, di documentare, dal nostro mirino o grazie al lavoro di altri fotografi.
Strade da vedere oppure solo da percepire, percorsi veri oppure astrazioni, sentieri fatti dalle gambe o solo dal cervello, poco importa. Il più grande fascino di qualsiasi strada rimane comunque uno: l’idea di movimento, di direzione, di qualcosa che ci permette di andare oltre la staticità.
Tornando a Kerouac, Fonda, Hopper e alla strada dove ho imparato ad andare in bici… un’idea, seppur momentanea, di libertà.

Introduzione alle immagini

Elenco servizi

Versione PDF