STORIE DI UN FOTOGRAFO. LA RETROSPETTIVA SU GIANNI BERENGO GARDIN A MILANO.

Introduzione alla mostra “Gianni Berengo Gardin. Storie di un fotografo”
Recensione e fotografie a cura di Luigi Torreggiani

Dal 14 Giugno all’8 Settembre 2013 è in mostra a Milano, presso il Palazzo Reale, la più grande retrospettiva mai realizzata di uno dei principali maestri della fotografia italiana: Gianni Berengo Gardin. Lui fotografa per documentare, per raccontare, il più possibile con onestà e obiettività, e ad una bella foto preferisce una foto “buona”. Non si definisce artista, ma testimone. Fotografa unicamente in analogico, per conservare un archivio fisico, materiale, dei suoi scatti. Punta dritto all’uomo, alle bellezze e alle crudeltà che vi si celano all’interno, con sempre un pizzico di ironia. Le 180 immagini esposte nelle sale di Palazzo Reale sono una selezione di quasi 60 anni di scatti e storie, che attraversano alcuni temi fondamentali che hanno caratterizzato la carriera del fotografo: le sue due città, Venezia e Milano, con i loro personaggi e luoghi “non comuni”; le comunità Rom e i manicomi (queste ultime immagini commissionategli dai Basaglia ai tempi della legge omonima); e poi le case degli italiani, il lavoro, i baci raccolti per strada e parte di reportage realizzati in giro per il mondo per varie testate e riviste. Scatti dal sapore classico, antico, in bianco e nero e quasi sempre  grandangolari “per raccontare il più possibile, per contenere più indizi della storia nell’inquadratura”. Il fotografo è fisicamente dentro le scene che descrive, a contatto diretto con i protagonisti, e l’osservatore entra così a sua volta nel bel mezzo della narrazione. Una cronaca che, per volere dello stesso autore, è sociale, di impegno civile, volta alla descrizione dell’attualità ma ancor più alla conservazione della memoria. Il lavoro di Gianni Berengo Gardin è straordinario perché, attraverso il delicato equilibrio fatto di studio, tecnica e sentimento che caratterizza il suo modo di fotografare, rimane in bilico tra suggestioni nostalgiche e poetiche da un lato e realtà oggettiva, descrizione meticolosa e obiettività dall’altro. Qui sta la magia di questo autore in grado di ammantare Milano e Venezia di un’aura parigina e di trasformare il dolore ed il disagio di un campo Rom in un’immagine famigliare di rara bellezza. Il tutto mantenendo storicità, realtà, oggettività. Negli scatti di Gianni Berengo Gardin si osserva infine il mutamento storico, sociale, architettonico e culturale del nostro Paese, senza retorica né in positivo né, come va oggi di moda, in senso catastrofista. L’Italia rappresentata dagli anni ’50 ad oggi muta, si trasforma, cresce e perde pezzi… ma a quanto pare è ancora in grado di sognare e far sognare. Lo testimonia una delle immagini scattate dall’autore nel 2012: due ragazzi si baciano coricati per terra in mezzo ad una strada, sotto la pioggia, mentre una passante, con cane e ombrello, li osserva stizzita. Il fotografo testimone è lì a raccontarci che, mentre il contesto muta (strade, negozi, vestiti), alcune situazioni rimangono immobili e sospese, senza tempo… ma con una data. Ancora una volta documento e opera d’arte si fondono. Non c’è, nel lavoro di Gardin, una “ciliegina sulla torta”: si tratta probabilmente di una “crostata con marmellata di ciliege”.

Luigi Torreggiani, dottore forestale e giornalista pubblicista, lavora principalmente nella Redazione della Rivista “Sherwood – Foreste ed Alberi Oggi”. E’ appassionato di scrittura, fotografia, montagna, libri e buon vino. Gestisce il Blog “Scrivere & Fotografare” – www.scriverefotografare.com

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