Sources of Vision – Duccio Ricciardelli

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A cura di Diego Cicionesi

Quale romanzo, opera letteraria, cinematografica o musicale hanno inciso profondamente sulla tua identità, pensiero e visione del mondo?

Sono profondamente ispirato dall’opera cinematografica del regista tedesco Werner Herzog e in particolar modo dal film del 1972, Aguirre Furore di Dio. Ho scoperto Herzog dopo una strana peripezia di viaggio. Per uno sciopero rimasi senza mezzo di trasporto in una casa di un amico sperduta in un bosco di montagna del Mugello. Per tornare a Firenze dovetti fare a piedi una decina di chilometri con un pesante zaino sulle spalle fino a raggiungere la stazione di Vicchio. La sera tornato a casa distrutto mi levai le scarpe e accesi la tv su Fuori Orario. Enrico Ghezzi stava parlando di Herzog e cominciò Aguirre, rimasi estasiato da quel film.

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Quale specifico passaggio, testo o brano musicale ti hanno cambiato e ispirato?

Mi rimane in mente la scene iniziale con la spedizione dei conquistadores, guidata da Gonzalo Pizarro, si apre faticosamente la strada nella foresta amazzonica alla ricerca del mitico El Dorado.
In campo lunghissimo si vedono le montagne enormi e sulla musica mistica e angosciosa dei Popol Vuh iniziamo a vedere arrivare questa manciata di uomini in armatura, affaticati dalla camminata faticosissima . Seppi poi che le comparse del film e tutta la troupe avevano lavorato in delle condizioni al limite della morte e che recitavano nella foresta con delle armature reali. Il protagonista del film era Klaus Kinski nella parte di Aguirre.

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 In che modo hanno inciso, da lì in poi, nel tuo lavoro di fotografo?

Dopo Aguirre andai a cercare tutti i film di Herzog e quell’autore mi intrigò al punto che decisi di fare la mia tesi di laurea in Storia e Critica del Cinema proprio su di lui. Il mio professore Mario Garibba visto che mi stavo interessando molto ai documentari mi mandò su un set di un film che stavano girando a Firenze e cominciai a lavorare come fotografo di scena e aiuto operatore. Fu Aguirre in qualche modo a darmi la spinta per intraprendere l’avventura dell’immagine.

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Duccio Ricciardelli

nasce a Firenze nel 1976, dopo una laurea in Storia e Critica del Cinema si dedica alla fotografia di reportage e di scena. Approfondisce successivamente i suoi studi sul cinema documentario presso il Festival dei Popoli di Firenze, cominciando a lavorare come operatore, assistente operatore e regista. Lavora per due anni a Roma come assistente di produzione presso la Fandango di Domenico Procacci. Ha diretto e fotografato due medio-metraggi sperimentali realizzati entrambi sulle montagne del Trentino, “Ciadina” ( 2008 ) e “Schegge” ( 2009 ). Vince il premio Playmaker 2009 (FST Mediateca Toscana Film Commission -Play Arezzo ) e con questo contributo realizza il suo terzo lavoro dal titolo “Viaggio a Planasia” ( 2010 ) documentario sulla situazione carceraria sull’isola di Pianosa. Nel 2011 produce e dirige il cortometraggio documentario “Chiodo e il fiume”. Con il video “Vanitas” ( 2011 ) si aggiudica il contest di Video arte della Notte Bianca di Firenze 2011. Nel 2013 vince il Fondo Cinema della Regione Toscana con il documentario “Maldarno” (2012) del quale cura sceneggiatura e regia. Il suo ultimo documentario“Porto Sonoro” (2015 ) è stato prodotto dalla Genova Liguria Film Commission con una giuria presieduta dal Maestro Giuliano Montaldo. Giornalista pubblicista, nell’ultimo periodo la sua ricerca si rivolge con  rinnovato interesse alla fotografia sperimentale e al fotogiornalismo.

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