Sources of Vision #3 – Gabriella Martino

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A cura di Diego Cicionesi

Quale romanzo, opera letteraria, cinematografica o musicale hanno inciso profondamente sulla tua identità, pensiero e visione del mondo?

Fra gli autori che considero imprescindibili, il primo posto va a W. G. Sebald, che purtroppo abbiamo perso troppo presto. L’orrore della 2a guerra mondiale e il passato nazista della Germania sono al fondo della sua scrittura. Mi interessa e mi avvince per il senso della finitezza individuale nella natura e nella storia. Il tempo è distruttore, la memoria mantiene il dialogo con le cose e le esperienze, anche minime, del passato.
Nei suoi libri, le fotografie sono spesso presenti in un dialogo profondo e misterioso con la parola scritta. Irrinunciabile: Austerlitz, ma anche Vertigini e Gli anelli di Saturno
E poi ancora:

  • Antonia Byatt, di cui ho molto amato il racconto Morpho Eugenia,incluso in Angeli e Insetti,dove si narrano le vicende di un giovane naturalista approdato, dopo un viaggio in Amazzonia, nella casa di una famiglia benestante vittoriana. Il racconto, complesso e articolato, attraverso descrizioni metaforiche delle società degli uomini e delle formiche, affronta temi a me molto cari, lo studio della natura e Darwin, ingiustizia sociale e responsabilità individuale.
  • Daniele del Giudice, ormai silente per una devastante malattia, di cui ricordo qui Atlante occidentale, la storia di un’amicizia fra uno fisico del CERN e uno scrittore, entrambi, con i loro propri modi, scientifico e letterario, studiosi del mondo.

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Quale specifico passaggio, testo o brano musicale ti hanno cambiato e ispirato?

L’Origine delle specie di C. Darwin: sin dalla sua prima edizione nel 1859, determinò un radicale e definitivo cambiamento di paradigma nelle scienze naturali. Questo libro ė stato per me fondamentale. Ne cito le ultimissime righe: “…mentre il nostro pianeta ha continuato a ruotare secondo l’immutabile legge della gravità, da un così semplice inizio infinite forme, bellissime e meravigliose, si sono evolute e continuano a evolversi.” Tutti i viventi condividono l’origine e una lunga storia evolutiva che li fa fratelli.
Ho studiato biologia perché avevo, verso il mondo naturale, un interesse di tipo filosofico, ontologico, sull’essenza della vita e sul suo modo di emergere dalla materia inanimata, dall’acqua, dalla materia stellare, dalla terra.
Il fango della creazione e del Golem della tradizione ebraica sono argomenti archetipici, connaturati all’uomo; e, in effetti, usiamo la creta dall’inizio della nostra storia artistica.  Quando immaginiamo e pensiamo le cose del mondo ritorniamo alle forme e ai modelli che il naturale ci propone e che conosciamo istintivamente, in modo pre-semantico.

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In che modo hanno inciso, da lì in poi, nel tuo lavoro di fotografo?

Mi affascinano le foreste, per la loro straordinaria unità e coerenza organizzativa, il ciclo di vita e morte che le sostiene, modelli archetipici e mitologici del mondo. E gli alberi. E i licheni crostosi, che aderendo alla roccia, stabiliscono un limes visivo, fra l’inorganico e l’organico.  Considero la Terra come la casa comune di tutti i viventi.
Fin da bambina, mi chiedo cos’è la vita, questa cosa che arriva dagli spazi siderali e dall’immensità del tempo. E che può riflettere su di essi – e fotografarli – anche.
Questi temi sono i miei fili rossi. Si trovano in tutti i miei lavori.
Lo spazio e il tempo, naturalmente, sono anche categorie fondanti della fotografia, che reputo un apparato visivo/mentale per scandagliare il mondo, così come mi sembra di comprenderlo. Non facciamo che fotografare l’immagine che abbiamo di esso. Le fotografie sono mappe interiori.
Fuori dal mio lavoro ospedaliero, passo molto tempo a leggere, anche di fotografia, e a guardare i lavori dei grandi maestri e degli autori contemporanei. Trovo irrinunciabile mettere in relazione il proprio sguardo con quello degli altri.

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Gabriella Martino
Biologa, lavora presso un ospedale di Pavia. Ha iniziato il percorso fotografico da ragazza, come mezzo di relazione con le cose ed il mondo. Lavora sia con la pellicola, medio e grande formato, che in digitale. Dal 2008 si interessa di tecniche di stampa non argentiche, principalmente platino/palladiotipia, ed è socia del “Gruppo Rodolfo Namias”. I suoi lavori sono stati esposti in varie sedi, fra cui il Museo del cinema di Torino, il Museo del Fiore di Sanremo e Palazzo Rosso a Genova.
Attualmente è docente del Corso Base di Fotografia presso Civica Scuola d’Arte “Ar.Vi.Ma” di Pavia.

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