SCOPOPHILIA: NAN GOLDIN E “L’AMORE PER IL GUARDARE”

Introduzione alla mostra “Scopophilia” di Nan Goldin
dal 21 Marzo al 24 Maggio 2014
Galleria Gagosian – Roma
Recensione a cura di Giulia Sgherri

E’ stata inaugurata lo scorso 21 Marzo alla Galleria Gagosian di Roma la mostra Scopophilia della celebre fotografa americana Nan Goldin (Boston,1953). Il lavoro, composto da uno slide-show e da una serie di fotografie, le viene commissionato nel 2010 dal Museo del Louvre. Il termine scopophilia è di origine greca e significa letteralmente “amore per il guardare”. Ed è infatti con uno sguardo prettamente voyeuristico che per otto mesi, ogni martedì, negli orari di chiusura al pubblico, Nan Goldin ed il suo collaboratore francese Fred Jagueneau, si aggirano per il museo, in totale libertà, ammirando e fotografando dipinti e sculture. Dalle centinaia di scatti prodotti nasce uno slide-show di 25 minuti (presentato per la prima volta al Louvre nel 2010 e poi alla Matthew Marks Gallery di New York nel 2011) nel quale alla visione soggettiva dei tesori del museo vengono accostati scatti provenienti dall’archivio di Nan Goldin, alcuni dei quali inediti, risalenti ai primissimi anni ’70, altri facenti parte di famose serie tra le quali The Ballad of Sexual Dependency (1986) e The other side (1992). L’emozionante colonna sonora della slide (composta da Alain Mahè per piano, violoncello e voce) è a tratti coperta dalla voce di Nan che ci sussurra storie di personaggi mitologici. I soggetti della fotografa, gli intimi amici, gli amori, i parenti, diventano così, grazie all’accostamento con dipinti e sculture classici, versioni moderne dei miti di Narciso, Tiresia, Pigmalione. Come contraltare alla “fugacità” dello slideshow la fotografa crea anche dei veri e propri oggetti fotografici, fisici: dittici ma soprattutto griglie tematiche con le quali Nan Goldin crea narrazioni mostrando, in mosaici di immagini, le varie sfaccettature di un tema, i diversi lati di un’opera, facendo emergere una sorta di tridimensionalità estranea al mezzo fotografico ma propria della scultura. Dopo aver percorso l’intera mostra, quello che emerge oltre alla bellezza delle opere, è l’ecletticità di Nan Goldin, fotografa conosciuta soprattutto per le sue immagini trasgressive, che è qui riuscita a ritrarre marmi e dipinti classici come se si fosse trovata davanti persone in carne ed ossa, dando loro nuova vita. E’ riuscita a ritrovare quella carica di amore e desiderio che infiamma le sue foto del passato anche in figure inanimate, rendendole più accattivanti ma in maniera romantica, addirittura sentimentale. Nan Goldin è a suo agio anche nel tempio dell’arte classica. Forse perché i temi che le son sempre stati cari, sesso, violenza, abusi, desiderio e mutamento di genere hanno radici profonde nella storia dell’arte, nel mito e nell’iconografia religiosa europea ed è riuscita a “ritrovarli” anche al Louvre, mentre ne percorreva gli sfarzosi corridoi, con ammirazione ma rigorosamente a piedi nudi. WWW.GAGOSIAN.COM

Giulia Sgherri
Figlia e nipote di fotoamatori. Studia “Media e Giornalismo” all’Università degli Studi di Firenze e contemporaneamente coltiva quella che è la sua passione fin dall’adolescenza:la fotografia. Frequenta il corso di “Fotogiornalismo” alla Fondazione Studio Marangoni,i corsi di camera oscura Deaphoto e numerosi workshop con fotografi e photo-editor. Nel giugno 2013 completa il percorso di studi in “Photo-editing e Ricerca Iconografica” presso l’istituto CFP Bauer di Milano. Vive a San Miniato,borgo medievale nel cuore della Toscana e mentre si adopera per diventare una photo-editor di quelle “toste”, si nutre di fotografia,buone letture,viaggi zaino in spalla ed empatia.




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