QUATTRO. BARBIERI-FOSSATI-GUIDI-NIEDERMAYR A MODENA

Introduzione alla mostra “Quattro”
di Olivo Barbieri, Vittore Fossati, Guido Guidi, Walter Niedermayr
a cura di Sara Severini

Promossa da Fondazione Fotografia e curata da Filippo Maggia, la mostra è un’occasione per riflettere su quella fotografia italiana dedicata a rappresentare il paesaggio. Non è un caso che tre dei quattro autori presenti parteciparono al progetto Viaggio in Italia (1984), con cui fu richiamata all’attenzione la necessità di restituire una visione del paese vicina alla schietta realtà quotidiana piuttosto che all’immaginario da cartolina. Nel lavoro di Guido Guidi sulla cava di Monte Grappa lo stesso soggetto è ripreso da punti di vista diversi. Si allude così all’idea che la fotografia è il risultato visivo dell’impulso dell’autore rispetto a quel luogo, oltre il contributo dell’inconscio ottico, teorizzato da Benjamin e caro a Guidi. Le sue foto portano alla luce le tracce che si sono accumulate nei luoghi. Fossati compie una ricerca sulla visione, scoprendo dialoghi tra se’ e la realtà osservata: attraverso l’individuazione di punto di vista e composizione giusti trova nei luoghi e nelle nature morte che fotografa rimandi inaspettati. Ricorrono riferimenti allo sguardo stesso; all’infinito, come nei disegni tracciati dall’acqua sulla terra, nella scelta del formato tondo dell’immagine, nella frequente presenza di un orizzonte che divide la foto in due. Con una raffinata ironia le foto di Belle Arti incantano e giocano con lo sguardo dell’osservatore, assorto in quei microcosmi circolari. Di Olivo Barbieri troviamo, oltre a foto dei suoi primi lavori, opere da site specific_ iniziato nel 2003. Si tratta di vedute aeree, realizzate sorvolando con l’elicottero numerose città del mondo. La visione in scala molto ridotta, dovuta alla distanza di ripresa, si sposa con la grandiosità dell’installazione. A questo si aggiunge l’effetto dell’elaborazione dell’immagine. Si crea così una sottile confusione tra realtà e finzione, evocando una dualità che ritroviamo in gran parte del lavoro di Barbieri. La ricerca di Walter Niedermayr sulle trasformazioni del paesaggio si affianca alla riflessione sull’atto del fotografare. La sequenza di polittici affiancati in un’apparente continuità produce effetti destabilizzanti di ripetizione e sovrapposizione. La rottura dell’immagine in pezzi rimanda alla natura interrotta dall’intervento dell’uomo, e alla distanza tra passato e presente nei paesaggi urbani dell’Iran. L’elaborazione delle immagini porta in evidenza particolari altrimenti invisibili, facendo emergere da un bianco assoluto una possibile realtà dei luoghi. Interessanti le videointerviste agli autori per cui si consiglia di dedicare alla visita qualche ora. La mostra è all’ex ospedale di Sant’Agostino, Modena, aperta fino al 5 Giugno.

Sara Severini
Amo la fotografia come mezzo di espressione, di ricerca, di analisi dell’uomo e della realtà, come intrattenitrice e portatrice di piacere e di idee. Mi interessa perciò il ritratto ma anche la fotografia istantanea, il reportage del quotidiano così come la fiction. Collaboro alle attività di Deaphoto presso cui ho frequentato corsi e workshop.

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