BOCCALINI E BENDIKSEN AL PHOTOLUX FESTIVAL: RACCONTI DI UMANITA’ AI MARGINI.

Introduzione alle mostre “Corviale” di Andrea Boccalini,
“The Places We Live” di Jonas Bendiksen.
Dal
23 novembre al 15 dicembre 2013
presso
Photolux Festival Internazionale di Fotografia, Lucca.
Recensione a cura di Diego Cicionesi

C’è una zona della periferia di Roma che gli abitanti chiamano “serpentone”. Nei pressi della Via Portuense, lungo la Via Poggio Verde, si estende una delle opere architettoniche  più controverse della città. Il Corviale, questo è il suo nome originale (che è anche il titolo del progetto dell’autore), doveva rappresentare un modello abitativo capace di coniugare edilizia popolare abitativa e spazi collettivi, ispirato da alti progetti secondo i modelli dei grandi architetti del nostro secolo. Rapidamente questa struttura si è trasformata in utopia urbanistica, aggredita da occupazioni abusive e da attività criminale, in un progressivo deterioramento della qualità di vita e degli spazi. Facile cadere nella retorica ed in una visione da “pornografia” del disagio, andando a rappresentare questo microcosmo secondo canoni già ampiamente sfruttati. Elementi che nel reportage sociale di Andrea Boccalini, fortunatamente, sono assenti. Lungi da raccontare una storia senza tener presente lo sfondo di una realtà dura, drammatica, nella carenza del supporto delle istituzioni e della politica, è bastato per l’autore cambiare il punto di vista, la prospettiva, mettendo tutto in secondo piano ad eccezione delle persone, per provare a raccontare la loro vita, il loro eroismo, i loro drammi, le loro paure ed i loro errori, attraverso la lente dell’empatia. E’ significativo l’impegno di guardare dentro ad ogni storia ed alla voglia che ognuno si è preso di migliorare e personalizzare gli spazi dell’enorme complesso e, in definitiva, la propria qualità di vita. E’ significativo come l’autore abbia agito senza esprimere giudizio ma lasciando aperte le porte alla libera partecipazione, priva di ogni preconcetto ed espressa nel modo più vero, in modo che ogni spettatore potesse trovare la propria chiave di lettura alle domande che questo reportage ci presenta.Nella mostra The Places We Live, di Jonas Bendiksen, troviamo un altro lavoro che ci racconta il rapporto tra individui e spazi abitativi. Dal 2008 ci sono più persone che abitano nelle aree urbane rispetto a quelle che risiedono nelle aree rurali. Tra le prime, oltre un miliardo vive in ambienti fortemente degradati. Si chiamano favelas, bidonville, baraccopoli, slums. Diverse parole per descrivere un unico contesto, in cui il numero degli abitanti sta crescendo esponenzialmente. Secondo le previsioni questa popolazione triplicherà nel giro di 25 anni. L’incremento demografico si è accompagnato ad un progressivo degrado ambientale e sociale, in un contesto di sovraffollamento ben oltre i limiti dell’umana sopportazione. Il progetto fotografico di Jonan Bendiksen, giovane e talentuoso fotografo norvegese dell’agenzia Magnum, ci mostra un progressivo avvicinamento a questo mondo. La sua esplorazione viene condotta partendo da una visione dall’alto di quattro metropoli (Caracas, Nairobi, Mumbai e Giakarta), per poi entrare nel tessuto delle vie e delle abitazioni, animate dalla presenza di bambini, uomini e donne, fino ad arrivare ad una visone panoramica di interni, dove, nel decoro e nella dignità, le famiglie si mostrano nella loro modestissima quotidianità. E’ un lento viaggiare da fuori a dentro, un progressivo e discreto avvicinarsi ad un mondo ai limiti del surreale dove però il rispetto di chi guarda si unisce alla compostezza di chi si lascia riprendere. Il progetto, oltre che in esposizione presso Real Collegio nell’ambito del Photolux Festival di Lucca si trova in una web-gallery interattiva: http://www.theplaceswelive.com/ Questo lavoro è l’ulteriore conferma dell’esistenza di una grande attenzione, nella ricerca fotografica, per il disagio vissuto da comunità che abitano ai margini della società. La sensibilità con cui viene affrontata questa tematica fa sì che non siano date prese di posizione, che non siano presenti preconcetti e che non vengano fornite tesi di facile consumo. Un eccellente reportage sociale che pone domande e ci lascia liberi di interpretare individualmente le singole immagini e di confrontarle con le nostre sensibilità, culture ed esperienze.

Diego Cicionesi
Innamorato da sempre della fotografia, ho ripreso dopo una lunga inattività con un nuovo e totale approccio al mondo digitale. Sono membro della DIERRE FOTOGRAFI, società con la quale mi occupo professionalmente di eventi, cerimonie e reportage. Collaboro con l’Associazione Deaphoto per i corsi di Ritratto in studio e Street Photography e partecipo assieme ai membri dello staff agli eventi organizzati sul territorio. Individualmente studio i paesaggi urbani con predilezione per la foto di strada, in una scelta compositiva geometrica e tendenzialmente minimalista. Sono attratto dalle reciproche relazioni tra fotografia e psicologia e studio l’interazione tra soggettività e spazi urbani. Vivo con curiosità ed un po’ di caos tutte le cose della mia vita, integrando il medium visivo con letture di ogni genere e musica, prediligendo il jazz. L’essenza del mio vivere si concretizza nei viaggi, di qualsiasi durata e distanza.

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