PETRUS di Francesca Catastini

A cura di Tina Miglietta.

 

Una copertina rigida elegante con un particolare della statua greca di Apollino che cattura subito l’attenzione del lettore per il puntino nero sul capezzolo sinistro: si presenta così “Petrus”, di Francesca Catastini, edito dalla casa tedesca Kehrer Verlag.
64 pagine di fotografie artistiche sia a colori che in bianco e nero, con l’alternarsi di pagine bianche in una sequenza pensata nei dettagli per creare quella distanza necessaria tra le immagini che dà senso al progetto. Una danza intorno al tema della mascolinità, senza la pretesa di dare definizioni, ma con la sola intenzione di evocare una serie di altre immagini e riflessioni.
Già esposto alle ultime edizioni di Photolux di Lucca e di Paris Photo, “Petrus” nasce nella mente dell’autrice in seguito ad un incontro casuale con un ex vicino di casa che, di nuovo in partenza, le affida le chiavi della sua casa di famiglia affinché Francesca possa scattare all’interno fotografie da poter guardare nei momenti di nostalgia.
E’ così che Francesca ‘’incontra’’ e familiarizza con uno dei primi oggetti che trova all’interno di questa casa: una vecchia bottiglia dell’amaro olandese Petrus, tanto di moda in Italia negli anni 70/80 ed icona indiscussa dell’ “uomo moderno che vive secondo natura”.
Iniziano così ad animarsi altri vari oggetti trovati che vengono rappresentati seguendo gli archetipi della mascolinità occidentale e suggerendo al lettore nuove analogie.
Francesca, con la sua ironia e fantasia, riesce a interagire con gli oggetti ed a trasformare un banale sigaro in una scultura che rievoca l’immaginario celtico, riesce a rappresentare una Venere di Milo fatta da lei col burro, riesce a restituirci una semplice mano sotto forma di scultura ed a sviluppare pagina dopo pagina il tema di quella mascolinità che racchiude anche quello della costruzione della conoscenza della nostra cultura.

pgqop969da517103

A tutto ciò si uniscono ed intersecano immagini che fanno riferimento al paesaggio, ad una natura fortemente antropizzata che, nello specifico, è quella delle cave di marmo di Carrara. Petrus, infatti, simboleggia anche la pietra, pietra che viene scolpita e che rimanda al bisogno tutto umano di dare una forma ad ogni cosa che ci circonda quando, in realtà, la forma di per sé non è mai stabile. L’uomo, però, ha bisogno di conoscere, catalogare, controllare ogni cosa, compreso se stesso e l’idea della propria identità che alla fine resta solo una costruzione inventata.
Ed ecco allora l’arciere Apollino ritratto in copertina che rievoca non solo la mitologia greca, ma anche il martire cristiano San Sebastiano, che è stato trafitto dalle frecce (ed è proprio il puntino nero ad indicarne il punto esatto) e che, per ampliare ancora il panorama, è diventato perfino un’icona gay.

L’editing del libro è stato curato dalla stessa Francesca in collaborazione con una designer della casa editrice di Heidelberg e con il suo amico scultore Veit Stratmann che è l’autore del testo che conclude il libro.
E’ possibile acquistare il fotolibro sul sito della casa editrice al link www.kehrerverlag.com , mentre notizie dettagliate sull’autrice e sui suoi lavori sono sul suo sito personale www.francescacatastini.it

Tutto ciò è stato il tema della trasmissione radiofonica , condotta da Sandro Bini e Niccolò Vonci e a cura di Novaradio e Associazione Culturale Deaphoto, Parole di Luce, andata in onda il 4 dicembre scorso.

10_petrus_ws

 

Francesca Catastini (Lucca, 1982). Cresciuta in una famiglia con un forte background scientifico, ha sviluppato un interesse iniziale per l’etologia e la medicina. All’età di cinque anni fece il suo primo (e ultimo) tentativo di preservare due animaletti, un uccello morto e un topo di campo, avvolgendoli saldamente in una fodera nera e tenendoli in una scatola da scarpe. Con orrore di sua madre che, appena scoperta la scatola sotto il letto, gettò via immediatamente l’esperimento! Francesca fu sgridata severamente e alla fine decise di conservare le immagini, invece delle cose (se non altro per evitare l’odore). Come persona altamente sensibile, capì che era più facile studiare i fatti della vita che non sono in grado di scappare.

Dopo aver studiato biologia, nel 2009 ha completato un Master in Fotografia e Visual Design a Milano. Nel 2016 il suo libro “The Modern Spirit is Vivisective”, edito con un testo di Federica Chiocchetti e pubblicato da AnzenbergerEdition, ha vinto il ViennaPhotoBookAward. Il libro è stato selezionato tra i 10 migliori fotolibri del 2016 da Tim Clark e come fotolibro personale preferito del 2016 da Mariama Attah.
Nel 2017 è stata tra gli artisti selezionati per la Plat(t)form al Fotomuseum di Winterthurper ed è una delle artiste selezionate per la piattaforma di fotografia FUTURES 2019 di CAMERA, Centro Italiano per la Fotografia.

 

Tina Miglietta nasce nel 1966 a Livorno . Ha vissuto in diverse parti d’Italia ed è tornata da poco nella sua città natale . E’ appassionata di fotografia come specchio per le emozioni intime e nascoste e come arte per dare ad esse nuovi colori e forme. Ricerca la naturalezza delle tinte che possano rasserenare e mettere a tacere i rumori della mente.

011.web_

Versione PDF dell'ultimo numero sfogliabile e scaricabile