PARIGI E PALM SPRINGS: DOISNEAU AL FORMA

Introduzione alle mostre di Robert Doisneau
“Dal mestiere all’opera” e “Palm Springs 1960”
al Forma di Milano
a cura di Chiara Micol Schiona

Se dobbiamo parlare di icone rosa ‘Il Bacio’ scattato “per caso” nel 1950 da Robert Doisneau, all’Hotel de Ville della sua amata Parigi, è proprio una di queste. E come spesso accade un fotografo è ricordato per la sua immagine più commercializzata e non per il suo intero percorso artistico. Così è successo a Doisneau con il grande pubblico. Nessuno può supporre che oltre a Parigi protagonista del suo primo libro, realizzato a quattro mani con Blaise Cendrars, La Banlieu de Paris (1949), si siano susseguiti lavori con splendide fotografie a colori, culminati nel 1960 quando la celebre rivista Fortune incaricò il fotografo francese di raccontare la città sorta nel deserto della California: Palm Springs. Dal 21 settembre al 17 novembre la Fondazione Forma legge e reinterpreta queste due facce del grande fotografo: l’ironia e l’eleganza sempre contornate di quella poesia che rende tanto riconoscibili le sue opere. Due mostre quindi sono nate dalla collaborazione con la famiglia Doisneau e la Fondation Cartier-Bresson di Parigi: ‘Dal mestiere all’opera’ e ‘Palm Springs 1960’. Nella prima, una selezione di circa cento stampe originali, vediamo descrivere minuziosamente Parigi: il suo carattere, i suoi personaggi e le sue altalenanti contraddizioni. L’immagine cambia ma la sintesi è la stessa in Palm Springs 1960. Il fotografo che porta in scena la vita. Così potremo definirlo. Dopotutto lui stesso affermò: “Per tutta la vita mi sono divertito. Sono riuscito a costruirmi il mio piccolo teatro personale”. Speriamo di riuscirci anche noi.

Chiara Micol Schiona
Nata a Roma nel 1984 mi sono laureata all’università La Sapienza in Storia dell’arte con una tesi in Storia della fotografia su Minor White e la Scuola Californiana. Amante di ogni forma artistica nel senso più ampio del termine, ho scritto e mi sono occupata anche di eventi legati al cinema e al teatro, oltre ad aver curato manifestazioni artistiche nell’ambito dell’arte contemporanea. Ho scelto di occuparmi principalmente di fotografia perchè se le arti, ognuna a suo modo, sono delle ricerche di “ossigeno”, la fotografia credo sia la forma artistica che più riesce a cogliere ciò che all’occhio comune può essere distrattamente sfuggito.

Versione PDF dell'ultimo numero sfogliabile e scaricabile