NELLO STESSO MOMENTO. UN LIBRO DI ALESSANDRA SPRANZI

Introduzione al libro “Nello stesso momento” di Alessandra Spranzi
Recensione a cura di Davide Tatti


Una selezione di fotografie che compongono la serie Nello stesso momento, cominciata nel 2012 da Alessandra Spranzi, viene proposta in questo libro dal titolo omonimo, presentato dall’artista il 2 febbraio 2015 alla Triennale di Milano, con la presenza dell’editore Humboldt1. Il titolo del libro è quasi una formula che spiega il suo metodo di montaggio fotografico. Due o più fotografie di ambienti vengono tagliate e ricomposte, simultaneamente, nello stesso momento, si può recepire la compenetrazione dei due ambienti, per scoprirne uno nuovo, che non si trova più in uno spazio fisico concreto ma immaginario. Oggetto del montaggio sono foto di arredamenti domestici, tratte da riviste degli anni ’60 e ’70: porzioni di stanze abitate da armadi, tavoli, sedie che Spranzi ritaglia e sovrappone in un nuovo dettaglio, privo della logica prospettica originale. Nel 2009, con un libro d’artista dal titolo “Fotomontaggi, via Padova” Alessandra Spranzi scrive «la realtà ci si offre spesso sotto forma di immagini, immagini trovate di realtà. Le immagini illuminano il caos della realtà, il fotomontaggio lavora dentro al caos, mantenendolo, rendendolo anzi più evidente, tagliando e rimontando spazi e tempi non omogenei, frammentati»2. I dati di realtà e le loro immagini vengono combinati secondo coordinate spazio-temporali arbitrarie che rispecchiano una percezione soggettiva dell’ambiente; infatti, come dice Spranzi, «la pratica del montaggio apre a delle possibilità associative, esistenziali ed estetiche impreviste»3 . Le foto scelte provengono da un’editoria anonima e di consumo: Simone Menegoi, critico e curatore, chiama il loro recupero “Lumpenfotografie4, termine coniato da Franco Vaccari, traducibile come “fotografia da macero”; a questa produzione Alessandra Spranzi dà nuovo valore, usando i frammenti fotografici come i termini ricombinabili del proprio vocabolario. Il materiale di partenza è povero, ma gli fa da contrappunto il progetto grafico, studiato per l’edizione del libro da Marco Zürcher5, che con una nitida distinzione tra immagini, testi e piani di colore, costruisce una copertina preziosa come uno scrigno di smalto rosso: una traccia di sensibilità edonistica. Per Alessandra Spranzi le immagini intrattengono un legame di correlazione con i testi, che precedono e seguono l’elaborazione dei suoi progetti fotografici come: “Tornando a casa” (1997), “Quando la terra si disfa” (1999) “La donna barbuta” (2000), “Cose che accadono” (2005), “Una casa su misura” (2011)6; in tutti questi è frequente il riferimento a una gestualità femminile, di cui Spranzi mostra una forte consapevolezza psicologica. I testi per il libro “Nello stesso momento” sono dello scrittore Matteo Terzaghi, e di Clément Chéroux, storico della fotografia. Terzaghi traspone in parole le immagini di Spranzi: « Dentro queste fotografie, i fiori veri, ammesso che siano veri, sembrano il riflesso di quelli disegnati, in una specie di capovolgimento metafisico che sarebbe piaciuto a Lewis Carroll ». Matteo Terzaghi ha dimestichezza con una scrittura che ha come diretto referente l’immagine, sia come costruzione mentale sia come oggetto fotografico, fino ad inglobarla nel testo come ha fatto in “Ufficio proiezioni luminose”, libro dove si intersecano spunti autobiografici, narrazione, sviluppi teorici: «la fotografia prolunga nel tempo l’atto di attenzione originario ma ne costituisce anche il residuo fossile»6, con numerosi riferimenti a foto, tra cui “Vendesi” di Alessandra Spranzi: «qui si vendono due ruote di bicicletta, ecco la fotografia, e sembra di vederle dal buco della serratura»7. Clément Chéroux si concentra invece sul metodo: la fotografia è una tecnica sottrattiva, opera un prelievo dalla realtà attraverso l’inquadratura della fotocamera; Alessandra Spranzi nel montaggio applica lo stesso criterio scegliendo le porzioni da foto più estese, le pone su un banco di lavoro per accostarle, sovrapporle e rintracciarne punti di convergenza o dissonanza. L’assemblaggio temporaneo viene riprodotto da una nuova fotografia.  Clément Chéroux dedica un approfondimento storico sulle origini del montaggio nel suo libro “L’errore fotografico”7, testo di riferimento per le lezioni di fotografia che Alessandra Spranzi tiene all’Accademia di Brera. Chéroux spiega che il montaggio è un metodo centrale nell’estetica surrealista. Uno dei suoi manifesti è il n. 3 della rivista “Révolution surréaliste”, uscita ad aprile del 1925, con in copertina una foto di Man Ray che raffigura la vetrina di un negozio e i suoi riflessi riprodotti per errore. Il rispecchiarsi del mondo circostante in una vetrata è, per i surrealisti, un montaggio “naturale”, ma da un punto di vista più teorico il montaggio avviene unendo in un’unica visione due soggetti di significato disparato e contrastante. Questo principio si realizzò per i surrealisti con varie applicazioni, tra cui il collage di immagini e parole o il montaggio cinematografico8.

note

  1. Alessandra Spranzi. Nello stesso momento – At the same time. Testi di Matteo Terzaghi e Clément Chéroux, progetto grafico di Marco Zürcher. Humboldt Books, Milano; 2015. http://www.humboldtbooks.com/artists-books/alessandra-spranzi/
  2. Alessandra Spranzi, Fotomontaggi, via Padova. Libro d’artista, Assab One, 2009. Edizione in 500 copie.
  3. Alessandra Spranzi, Nello stesso momento: testo. Galleria P420, Bologna. http://www.p420.it/?p=art&v=spranzi
  4. Lumpenfotografie. Per una fotografia senza vanagloria. Mostra collettiva e catalogo a cura di Simone Menegoi. Galleria P420 Bologna. Dal 4 maggio al 13 luglio 2013. http://www.neromagazine.it/n/?p=11293
  5. Marco Zürcher è grafico presso CCRZ studio multidisciplinare di comunicazione, design e architettura, che ha sede operativa nel sud del Canton Ticino. http://ccrz.ch/?7/about
  6. L’intera produzione di libri fotografici di Alessandra Spranzi è segnalata dalla Galleria P420 http://www.p420.it/?p=doc&v=storie_naturali&l=eng
  7. Matteo Terzaghi. Ufficio proiezioni luminose, pag. 20; Edizioni Quodlibet, Macerata, 2013. Il libro ha vinto il 20 febbraio 2014 il “Premio Svizzero per la letteratura”.
  8. Clément Cheroux. L’errore fotografico, una breve storia. Giulio Einaudi editore, Torino, 2009; pag. 82-84

Davide Tatti
Nato in Sardegna, dal 1999 vive a Milano dove ha svolto attività di grafica editoriale, dal 2007 si interessa di fotografia di documentazione.

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