MUSEO DI ALTONA AD AMBURGO: RACCOLTE STORICHE E FOTOGRAFIA

Introduzione alla mostra permanente del museo di Altona e alle temporanee
“Silenziosi agricoltori e robusti pescatori: il nord della Germania nella fotografia”
dal 19 giugno al 22 novembre 2015
“Focus Altona: fotografia dal distretto”
fino all’11 ottobre 2015

Recensione e fotografie a cura di Davide Tatti

Altona è dal 1937, con provvedimento del regime, un distretto di Amburgo, posto sul lato occidentale del perimetro urbano; precedentemente era città autonoma. Fu fondata nel 1535 come un villaggio di pescatori, divenne dal 1640 al 1864 territorio di proprietà della Danimarca, assumendo i caratteri strutturali di uno fra i maggiori porti del nord Europa. Si consolidò ad Altona, dal 1611, un’ampia comunità ebraica, in quanto la vicina Amburgo imponeva agli ebrei limitazioni sul numero degli ingressi, tasse più alte e non concedeva permessi di soggiorno permanenti. Dopo la guerra del 1864 tra la Confederazione tedesca e la Danimarca, nel 1867 Altona e la regioni sovrastanti diventarono parte del regno di Prussia, che venne poi assorbito nell’intera Germania nel 1936; l’anno successivo le città circostanti ad Amburgo persero autonomia, confluendo in un unico agglomerato amministrativo.

Il museo di Altona, inaugurato nella sua sede attuale nel 1901, nasce con un’impostazione pedagogica e un approccio universalistico, criteri che portano alla raccolta di documenti sulla storia politica, economica, sociale e materiale del territorio circostante, molti dei quali hanno valore etnografico. Dal 1950 le collezioni del museo si orientano anche verso la storia culturale e le arti visive; in tempi più recenti intere sale sono state adibite per l’infanzia, dotandosi di apparati didattici per l’apprendimento e fruizione delle collezioni. Le raccolte del museo di Altona comprendono numerosi fondi, primo tra questi è l’archivio storico, che comprende le mappe della città al XVI al XXI secolo, documenti di aziende e istituzioni amministrative e culturali. Un fondo particolare è quello composto da porzioni di beni architettonici, recuperati da edifici distrutti durante la seconda guerra mondiale. La biblioteca consta di 78.000 volumi sulla storia del nord della Germania. Molto ricco è l’inventario di oltre un milione e mezzo di cartoline illustrate, raccolte dal 1875. Una fra le collezione più rilevanti riguarda l’ambiente marino, la pesca e modelli di imbarcazioni, provenienti dalle coste del nord Europa. Il fondo fotografico raggruppa materiale dalla metà dell’Ottocento fino alla metà del secolo successivo, tra cui immagini dei fotografi Carl Ferdinand Stelzner (1805-1894) e Walter Hollnagel (1895-1983). Un’attenzione particolare merita la raccolta di dagherròtipi, ambròtipi e ferròtipi: 120 esemplari fra le prime forme di fotografia. I dipinti, la grafica e l’incisione formano un altro fondo, costituitosi dal 1863 fino alla contemporaneità: documenta l’evoluzione del paesaggio settentrionale tedesco. A queste si aggiungono le collezioni numismatiche, quelle di ceramiche, vetri, giocattoli, abiti, tessuti, arredamento di produzione seriale o artigianale del periodo 1750 – 1900. Infine si segnalano la raccolta di oggetti della cultura ebraica, oltre a quelle di argenti e metalli non ferrosi come ottone e rame, formata da oggetti recuperati prima della fusione richiesta dall’industria bellica, durante le ultime due guerre. In una mostra temporanea, dal 19 giugno al 22 novembre 2015, il museo di Altona presenta “Silenziosi agricoltori e robusti pescatori”: il nord della Germania nella fotografia. L’esposizione propone un punto di vista analitico sulla rappresentazione iconografica tipica della Germania tra il 1860 e il 1950, dove le scene raffiguranti paesaggi o ritratti sono costruite con gusto pittoresco, con schematizzazioni nette e tratti molto riconoscibili nei caratteri e nelle situazioni: come nella foto della “conversazione” (1911) tra il marinaio e la consorte di Anton Bruhn. In una prospettiva di maggiore oggettività si inserisce invece un’altra mostra temporanea: “Focus Altona: fotografia dal distretto”, fino all’11 ottobre 2015. La selezione riguarda materiale contemporaneo e storico, che risale fino ai primi decenni del Novecento, come la foto del mercato del pesce del 1931 di Emil Puls Klein; in questo caso però il focus è posto sulla trasformazione repentina del contesto urbano: la sua costruzione, abbattimento e ricostruzione in una prospettiva economica globalizzata. Evidenzia bene questa dinamica la fotografa Johanna Klier con suoi paesaggi urbani di condomini uffici e strutture commerciali. “Focus Altona” è un progetto inserito nell’insieme delle attività della Triennale di fotografia di Amburgo. Mantenendo l’attenzione sulle arti visive contemporanee, il museo di Altona ha promosso una collaborazione con il museo della città di Danzica, in Polonia, con una serie di mostre dal titolo “Tücken” (insidie), allo scopo di mettere a confronto artisti provenienti da entrambe le città, sollecitandoli a proporre lavori su quelle “insidie” e tranelli che si nascondono negli ambiti delle relazioni sociali e politiche, ma con ironia e leggerezza. L’installazione attuale, presente fino all’11 ottobre, è “barriera corallina” di Anja Fussbach: composta da materiale plastico di consumo, in una forma di accatastamento che sembra germinare, realizza una parodia dei materiali preziosi e della loro mercificazione. Il dialogo e confronto tra storia e linguaggi contemporanei, proposto dal museo di Altona, lo si trova già consolidato nella “Platz der Republik”, sul cui lato occidentale è disposta la facciata del museo; a nord invece è stato collocato come monumento celebrativo in bronzo la fontana Stuhlmann, progettata dallo scultore berlinese Paul Türpe (1859-1944): inaugurata il 1° giugno 1900, rappresenta la lotta impari fra due centauri che si contendono un pesce, evidente allegoria della rivalità tra Amburgo e Áltona e dell’auspicio che a quest’ultima vengano riconosciuti meriti superiori. Il lato a sud della piazza è stato destinato invece a un monumento commemorativo: nel 1941 iniziò la deportazione sistematica degli ebrei da Altona, entro due anni nel ‘43 fu demolita la Grande Sinagoga e bombardato il quartiere ebraico. In memoria degli ebrei scomparsi l’artista americano Sol LeWitt (1928-2007) ha progettato la scultura Black Form composta da un muro nero di mattoni lungo oltre 5 metri, alto e profondo 2 metri, disposto di fronte al palazzo del Comunale, allineato al prolungamento assiale dell’edificio. Il blocco murale oscura in prospettiva la visione frontale del palazzo istituzionale, producendo uno spazio e un simbolo nero per riflettere sull’olocausto.

Davide Tatti
Nato in Sardegna, dal 1999 vive a Milano dove ha svolto attività di grafica editoriale, dal 2007 si interessa di fotografia di documentazione.

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