MOST WERE SILENT

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a cura di Diego Cicionesi

27 ottobre 2018 – 18 gennaio 2019

Spazio Labo’ | Photography
Strada Maggiore 29, Bologna

C’è la storia, poi c’è la vera storia, poi c’è la storia di come è stata raccontata la storia. Poi c’è quello che lasci fuori dalla storia. Anche questo fa parte della storia.
Margaret Atwood

Per la realizzazione di Most Were SilentAnush Hamzehian e Vittorio Mortarotti hanno trascorso, tra aprile e maggio 2016, più di un mese ad Alamogordo, in New Mexico. In questa assolata e sonnolenta cittadina alle propaggini del deserto della Jornada del Muerto, nulla sembra oggi evocare il ricordo di eventi bellici. Eppure è qui, nel segreto di una base militare, che l’energia atomica venne usata per la prima volta come strumento di distruzione. L’esplosione avvenne il 16 luglio 1945 e nulla sarebbe più stato come prima. “We knew the world would not be the same” disse Robert Oppenheimer, il fisico a capo dello sviluppo della prima bomba nucleare, che proseguì l’intervista riportando le reazione dei suoi colleghi del Manhattan Project, un ricordo da cui gli artisti traggono il titolo della mostra: “A few people laughed, a few people cried, most people were silent”. In questo scenario storico e geografico, Alamogordo è la città più vicina al luogo dove ebbe inizio l’era atomica nella sua potenza distruttiva (Hiroshima e Nagasaki) e dissuasiva (guerra fredda). Dal territorio che ha fatto da sfondo a questo evento epocale, gli artisti fanno partire la riflessione che affronta i temi atavici della violenza umana e della memoria storica. Temi che nel corso dei millenni sono stati indagati da ogni forma di espressione intellettuale (arti visive, letteratura, giornalismo) e che gli artisti affrontano da una prospettiva inaspettata e profonda.

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Alle immagini in mostra sono infatti affiancati video d’archivio, oggetti e brevi documentari realizzati dal duo artistico; i riferimenti tra i contenuti sono indiretti e rimandano ad altre sfere sensoriali ed emotive, ricreando nuove prospettive, evitando la rincorsa alla verità ma mantenendo ben salda l’onestà del racconto.

Most Were Silent si può quasi definire un racconto sinestetico sul significato più profondo della Storia, una riflessione sulla guerra e le sue conseguenze. Un lavoro che prosegue la ricerca, iniziata anni fa con una serie di lavori sulle conseguenze fisiche e psicologiche dello tsunami in Giappone, gli effetti sociali della chiusura delle miniere in Belgio e la violenza del confine tra Armenia, Azerbaigian e Iran, che gli artisti rivolgono alla sperimentazione dei linguaggi dell’immagine documentaria (fotografica e filmica) applicata al racconto di marginalità storiche, geografiche e sociali da cui però emergono temi universali. Nella mostra, e nel libro da cui la mostra ha origine, molti racconti si intrecciano mantenendo ilfil rougedella guerra senza tuttavia affrontare direttamente questo tema; Hamzehian e Mortarotti usano il prisma della sinestesia, un fenomeno sensoriale/percettivo che indica una “contaminazione” dei sensi, per ampliare la profondità percettiva del proprio lavoro e mostrare che la Storia è un processo di stratificazione e assorbimento modificabile secondo filtri individuali o collettivi.

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BIOGRAFIE

Anush Hamzehian e Vittorio Mortarotti hanno realizzato progetti con rifugiati politici, ex minatori, prostitute, sopravvissuti dello tsunami e veterani di guerra. Le loro installazioni video-fotografiche sono state esposte, tra gli altri, alla Blueproject Foundation di Barcellona, al Casino Luxembourg, all’Arsenal di Metz e a Foto Forum di Bolzano. Per il progetto Edenhanno vinto il Leica Prize alla biennale Images Vevey e il premio Level Zero di Art Verona che li ha portati a esporre al MAXXI di Roma. La loro pratica prevede anche la pubblicazione di libri d’arte. Nel 2015 The First Day of Good Weatherè stato tra i finalisti del First Book Award di Londra, l’anno successivo Eden è entrato nella selezione del fotografo americano Ron Jude dei 10 migliori photobook del 2016. All’attività artistica Hamzehian e Mortarotti affiancano quella documentaristica. Nel 2016 L’Académie de la Folieè stato insignito dell’Étoile de la Scam mentre nel 2018 è uscito il loro lungometraggio Monsieur Kubota, un documentario sulla ricerca dell’immortalità co-prodotto dalla televisione pubblica francese (France 2).

SPAZIO LABO’ | PHOTOGRAPHY
Spazio Labo’ è un’associazione culturale di Bologna fondata nel 2010 che ha come focus la diffusione della cultura fotografica contemporanea. Lo spazio ospita mostre ed eventi con fotografi e artisti emergenti o affermati nazionali e internazionali, ed è anche sede di una scuola di fotografia che ha l’obiettivo di formare i nuovi fruitori del linguaggio fotografico di domani.

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