MiRelLa: FOTOGRAFARE L’AMORE. INTERVISTA A FAUSTO PODAVINI

Dalla Rubrica Interview – Quattro chiacchiere con i fotografi
a cura di Alberto Ianiro


Fausto Podavini è un fotografo freelance romano. Dopo gli studi in elettronica si dedica allo studio della fotografia con forte propensione per il reportage. Ha collaborato con Onlus realizzando reportages in Italia, Perù, Kenya ed Etiopia oltre ad Africa, Sud America e India. Dopo importanti riconoscimenti, nel 2013 vince il World Press Photo nella categoria Daily Life con un importante e delicato lavoro sull’Alzheimer: MiRelLa, sul quale l’ho intervistato.

Come è nato il progetto MiRelLa e perché una storia sull’ Alzheimer?
“MiRelLa” è nato parecchi anni fa, quando mi sono trovato ad affrontare la sindrome di Alzheimer e non ne sapevo assolutamente nulla. Dopo aver deciso di provare a farne un lavoro fotografico, ho parlato con Mirella e Luigi ed ho esposto loro la mia idea. Inizialmente è nato come un progetto sull’Alzheimer ma dopo un po’, rendendomi conto che non volevo fare un lavoro che parlasse esclusivamente della sindrome, ho cercato una chiave di lettura diversa. E così nasce questo progetto, raccontare l’Alzheimer attraverso gli occhi di chi assite il malato, perchè questa malattia colpisce in egual misura sia il paziente che i propri familiari.

Come ti sei approcciato al problema vista la risonanza emotiva del tema?

L’approccio di base è sempre lo stesso. In punta di piedi, osservando, cercando di capire cosa stai fotografando. La risonanza emotiva nasce giorno dopo giorno e giorno dopo giorno si cerca di gestirla nel migliore dei modi, cercando appunto l’approccio migliore che di base deve avere il rispetto verso ciò che si fotografa.

Cosa ha significato per te vincere il premio Daily Life del WPP?

Il World Press Photo ha una risonanza mondiale incredibile e questo mi ha permesso di ottenere quello che era la mia speranza una volta concluso questo lavoro, ovvero la possibilità attraverso la fotografia di parlare di Alzheimer ad un pubblico quanto più vasto possibile, la possibilità di dare voce a questa grossa piaga che anno dopo anno colpisce sempre più persone e sempre in età meno avanzata, senza saperne motivi e/o cause.

Hai già proposto la pubblicazione attraverso canali tradizionali?

“MiRelLa” non è un lavoro pubblicabile in italia, a differenza dell’estero dove è già stato pubblicato.

Come ti è venuta l’idea del crowfounding?

Avevo più editori interessati a pubblicare il lavoro ma, considerando i tempi che corrono, non c’erano i fondi per la realizzazione del libro. La voglia e la convinzione di realizzare il libro su questo progetto era molta. Successivamente al World Press Photo, ho creduto che la giusta conclusione di questo progetto fosse una pubblicazione, pertanto la determinazione mi ha portato ad esplorare nuovi modi di finanziamento arrivando al crowdfunding che si è rivelato essere vincente, non solo per il raggiungimento dell’obiettivo, più che altro per l’incredibile esperienza umana che ha rappresentato. Il crowdfunding per il libro “MiRelLa” ha visto partecipare più di 350 persone.

Pensi che, vista anche la crisi dell’editoria, possa rappresentare il futuro?

Si, potrebbe, ma bisogna stare attenti a non esagerare come si è sempre soliti fare… l’errore più grande sarebbe quello di pensare che il crowdfunding sia una moda. Non lo è assolutamente, è un sistema che va in ogni modo usato con criterio.

Progetti futuri?

Tanti! Sto portando avanti un progetto in Etiopia e uno in Kashmir sempre però con un occhio di riguardo a Roma e all’italia, dove ci sono veramente tante storie da raccontare.

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