MCCURRY. UNA GRANDE MOSTRA AL MACRO TESTACCIO

Introduzione alla mostra di Steve McCurry
Vecchio mattatoio del Macro Testaccio, Roma
Recensione e fotografie a cura di Diego Cicionesi


Steve McCurry espone a Roma fino al 30 Aprile negli spazi del vecchio mattatoio al Testaccio, in una location ancora da completare, in cui all’opera di riprogrammazione architettonica si aggiunge (finalmente) la definizione di uno spazio permanente dedicato all’arte e in particolare alla fotografia. Il primo plauso va infatti all’organizzazione del percorso espositivo che, sviluppandosi all’interno di cupole in plexiglass, permette un’ottima osservazione delle immagini, disposte su due livelli e direttamente illuminate. Un secondo plauso alla scelta degli scatti e alla loro collocazione all’interno di vari portfolio tematici. Non ci si è soffermati esclusivamente sui contenuti del reportage di paesi lontani, ma si son voluti recuperare contenuti trasversali alle realtà dei vari luoghi, restituendo un forte impegno sociale all’esposizione. Il reportage, e in particolare il mondo del National Geographic, offre uno stile perfetto, un uso impeccabile di luci e colori, ma spesso è forse troppo autocelebrativo. Il gusto per la singola immagine sottrae spessore a un progetto dai contenuti più ampi. In questa mostra si superano certi limiti, sottolineando come nella dimensione della sofferenza, dovuta a guerre, calamità o carestie, ci siano affinità tra occidente ed oriente, tra nord e sud, nel denominatore comune di uno sguardo rispettoso degli uomini e delle loro storie. Fra i temi che emergono, il trionfo dell’innocenza e dell’energia dei bambini che trovano spazio per i loro sorrisi e per i loro giochi anche nei teatri della guerra e della carestia, offrendoci lezioni di vita senza eguali. La speranza incrollabile nella possibilità di reagire alle situazioni peggiori, ricorrendo a risorse innate e spesso inaspettate, le stesse che permettono all’uomo di ritrovare e mostrare anche all’interno del dramma e del dolore la propria dignità, il rispetto di se’, della vita, resistendo con coraggio ad ogni tipo di oppressione, senza cadere nell’ autocommiserazione.

Diego Cicionesi
Appassionato di fotografia ho iniziato molti anni fa con una camera analogica. Dopo oltre un decennio di black-out, ho ripreso a lavorare in digitale da circa 3 anni. Studio i paesaggi urbani, con una predilezione per l’ambientazione portuale e la foto di strada. Mi piacciono le composizioni geometriche, il dinamismo e le rappresentazioni di spazi ampi. Ho recentemente iniziato – dopo alcune esperienze di corso – la mia collaborazione con Deaphoto, come assistente ai corsi di fotografia di base e di Street Photography.

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