MASSIMO SESTINI E PAOLO VERZONE. DUE FOTOGRAFI ITALIANI AL WORLD PRESS PHOTO 2015.

Introduzione alle opere di Massimo Sestini e Paolo Verzone,
vincitori del World Press Photo 2015, mostra itinerante.
Recensione a cura di Davide Tatti

Tra i vincitori del World Press Photo 2015 ci sono due fotografi italiani, Massimo Sestini e Paolo Verzone. A Sestini viene assegnato il secondo posto, nella categoria notizie generali, per la foto singola “Operazione recupero” scattata da un elicottero: il soggetto è un barcone al largo delle costa della Libia, carico di migranti e profughi, che nel tentativo di attraversare il Mediterraneo per approdare in Italia, viene avvicinato dalla Marina Militare Italiana durante l’operazione Mare Nostrum, alla fine del 2013. Massimo Sestini, nato a Firenze nel 1963, comincia l’attività come fotografo di cronaca nel 1984, si consolida nel 1988 su tutta la Toscana come fotografo per La Repubblica. Durante gli anni novanta si inserisce in tutto l’ambito nazionale lavorando per testate come Panorama, Gente, Espresso, e agenzie come Contrasto, Olympia e la francese Gamma. Dalla seconda metà degli anni novanta si dedica anche al ritratto in posa di personaggi pubblici, collaborando in particolare con il gruppo editoriale Class. Paolo Verzone, nato a Torino nel 1967, vive a Parigi dal 2003 dove è membro dell’agenzia VU’. Collabora con testate come Newsweek, Sunday Times Magazine, The Independent, The Guardian, Le Monde; la sua fotografia non è di cronaca ma si orienta verso il ritratto ambientato, sviluppandosi spesso in progetti a lungo termine dove vengono approfonditi e scandagliati differenti “tipi” e caratteri umani, come nel progetto “Cadetti” che ha ricevuto il terzo premio nella categoria ritratti-storie al World Press Photo 2015. Verzone tra il 2009 e il 2013, ha fotografato i giovani delle accademie militari europee, con un rigore che rispecchia l’immagine che i militari volevano dare di se stessi. Il progetto è stato pubblicato nel 2014 come libro fotografico dalle Éditions de La Martinière. Le foto di Sestini e Verzone, sono visibili, insieme a tutte le altre premiate, nella mostra itinerante di World Press Photo 2015, che in Italia ha concluso una prima tappa a Milano, dal 2 maggio al 2 giugno, presso la Galleria Carla Sozzani, accolta da un folto pubblico attento anche al contenuto giornalistico riproposto in dettagliate didascalie, poi a Bari presso il Teatro Marghera, dal 11 giugno al 1° luglio. Un confronto diretto tra Sestini e Verzone si è svolto a Milano l’11 maggio scorso, presso Polifemo fotografia, promosso dal GRIN (Gruppo Redattori Iconografici Nazionale), presentato dalla photoeditor Mariateresa Cerretelli e moderato dal giornalista Giuseppe Di Piazza. Paolo Verzone spiega al pubblico che la sua cultura razionalista torinese ha influito particolarmente nel progetto “Cadetti”: «Per queste fotografie ho lavorato con il medio formato, inteso come modello mentale; usando il cavalletto come una griglia, ho costruito una trappola per il soggetto che mi sta di fronte, il quale deve orientarsi rispetto allo schema predefinito e muoversi al suo interno, al quale io stesso come fotografo devo adeguarmi. Adoro eseguire le foto sotto stretta sorveglianza: tutte queste sono state fatta con uno o due ufficiali di protocollo affianco, ne ero contento perché mi costringevano ad una griglia ancora più stretta, in cui avevo un minimo di libertà. Non mi sento a mio agio nella libertà totale, preferisco una costrizione all’interno della quale muovermi». Anche Sestini interviene commentando il suo lavoro: «Per questo reportage ho trascorso 12 giorni su una nave della Marina Militare, durante i quali sono stati fatti diversi salvataggi, ho aspettato il momento giusto per fare la foto, perché l’anno prima l’avevo sbagliata. Il mio obiettivo era quello di fotografare delle persone felici in una situazione disperata. Questa foto è fatta a 45 miglia circa dalle coste della Libia, un punto che un barcone raggiunge in due giorni; la prima cosa che fanno quattrocento persone lì dentro, vedendo un elicottero all’orizzonte, è sorridere, pensando alla loro salvezza. I problema è stato quello di scattare con l’obbiettivo perpendicolare all’imbarcazione che risentiva di forti oscillazioni, anche il pilota non trovava il punto preciso della ripresa perché la sua visuale non coincideva con la mia, che mi trovavo di lato: abbiamo fatto cinque giri prima di trovare la posizione corretta». Le foto di Verzone e Sestini sono visibili anche nell’undicesima edizione di Fotoleggendo, organizzata dalla Officine Fotografiche di Roma. La mostra del progetto “Cadetti” di Paolo Verzone viene proposta, dal 4 giugno al 2 luglio 2015, presso gli spazi di via Libetta 1 a Roma, mentre una selezione fra le foto di Massimo Sestini, dall’avvicinamento al barcone coi migranti fino al loro trasporto nelle coste italiane, viene esposta presso l’Istituto Superiore Antincendi, con le stesse date.

Davide Tatti
Nato in Sardegna, dal 1999 vive a Milano dove ha svolto attività di grafica editoriale, dal 2007 si interessa di fotografia di documentazione.

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