LUCIFERI∙VISIONIBUS – Laboratorio di arte fotografica

Dalla Rubrica Nouvelle Vague – A young’s column
a cura di Tiziana Tommei
Foto di Luigi Torreggiani

Fotografia deriva dalle due parole greche phos e graphè; phos-phoros è l’equivalente greco del latino lucifer, composto di lux e ferre, letteralmente “portatore di luce”. Ecco svelato il titolo e la denominazione di un progetto che va oltre il ristretto confine fisico dell’atelier di sperimentazione fotografica di via de’ Redi ad Arezzo.

Il loro studio è un perimetro di pochi metri quadri, che a stento contiene idee e propositi di un duo di fotografi, amanti dell’arte e appassionati di antiche tecniche di stampa fotografica. Luca ed Enrico sono iper tecnologici, aggiornatissimi su materiali e tecniche all’avanguardia e tentano di unire il nuovo con un “fare” fotografia oggi desueto.

Non è nulla di utopistico. Le mostre che curano lo dimostrano. In una superficie esponibile limitata riescono a mettere in scena oggetti scaturiti da una sperimentazione capace di mediare tra passato e presente. L’ultima esposizione costituisce in tal senso un esempio preciso: cianotipia e digitale fanno da supporti e media di un soggetto, l’albero, preso come tema di un collettivo di fotografi. Prima di questa era stata la volta del banco ottico, protagonista di un workshop i cui risultati erano stati stampati e appesi alle pareti del loro negozio.

Tra polaroid, obiettivi, rullini, pubblicazioni di fotografia e le grandi macchine per la stampa, c’è spazio per dare risposta positiva alle domande più ricorrenti – come lo sviluppo e la stampa del digitale – fino all’esigenze di chi lavora in analogico, proponendo accessori e pellicole introvabili.

In sei mesi, i “luciferi” si sono stanziati ad Arezzo, hanno messo su un’attività originale, creativa, coraggiosa, fuori dagli schemi e in grado di distinguersi per qualità e know how. Hanno collaborato all’organizzazione di un evento dedicato alle nuove generazioni fotografiche, con mostre diffuse e workshops. Raggruppano giovani che hanno fatto della fotografia uno stile di vita. Allestiscono e hanno in cura, dal concept alla promozione, proposte espositive originate dal proposito che il futuro della fotografia, soprattutto artistica, non possa prescindere dal recupero della materialità e di quell’approccio diretto, sia al soggetto che all’oggetto, che va scomparendo.

La fotografia per loro è una missione. Entrare nella loro bottega è un’esperienza. Vista da fuori ti chiedi: “ma cos’è?”. Per scoprirla basta spingere la porta e lasciarsi guidare dalla curiosità. La passione per la fotografia, quella autentica, saranno loro ad infondertela. Ma, attenzione, sono contagiosi anche per i già “fotomaniaci”!

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