FOTOGRAFIA, MODA E DEVIAZIONI DALLE NORME

A cura di Dvide Tatti

Un interesse particolare si è sviluppato negli ultimi due anni per gli autori che si sono occupati di fotografia di moda negli anni che vanno dal 1950 ad oggi, lo evidenzia il calendario delle mostre milanesi che tentiamo di ripercorrere. Un tratto distintivo di queste esposizioni è la proposta di materiale fotografico che rappresenti non solo la produzione editoriale canonica, ma affronti temi collaterali o distanti dalle mode, oppure metodi operativi diversi o talvolta antitetici a quelli della moda.
A Peter Lindbergh ha dedicato un’ampia antologica Armani Silos dal titolo “Heimat. A Sense of Belonging”, da febbraio 2020 fino ad agosto 2021, dove “Heinant” si traduce come “luogo dello spirito”. Lindbergh, nato in Polonia nel 1944, ha ambientato più volte i suoi servizi fotografici di moda in contesti urbani industriali, come quello di Duisburg, che non fungono solo da scena prospettica, ma diventano soggetto della fotografia al pari delle modelle, con una costruzione della scena simile al racconto filmico. In queste fotografie di Lindbergh il contesto urbano richiama la realtà storico-sociale, invece la figura femminile è l’ideale personificato.

 

La produzione fotografica di moda di Gianpaolo Barbieri, nato a Milano nel 1938, si avvia nel 1964 con la rivista Novità che nel 1966 diventa Vogue Italia, consolidandosi anche in ambito internazionale nei decenni successivi. Nella propria fondazione ha presentato a settembre del 2021 una scelta della propria produzione personale a tema erotico dal titolo Uncensored. Queste fotografie tolgono una sorta di autocensura adoperata da Barbieri nel ritratto di moda, per manifestare senza inibizioni il culto per il corpo, che diventa il centro del desiderio, come se la sessualità si consumasse molto di più nello sguardo sul corpo, invece che realizzarsi nella relazione.

La galleria specializza in fotografia di moda 29 Arts in Progress, dedica una monografia in due parti a Mario Testino, nato in Perù nel 1954, da ottobre 2021 al 26 marzo 2022. Durante la scelta del materiale da proporre Testino ha voluto recuperare dal proprio archivio delle fotografie inedite, realizzate nei contesti commerciali, ma scattate come delle istantanee che abbandonano la griglia dell’immagine pubblicitaria, per rapportarsi all’emotività di ragazze e ragazzi che fanno da modelli.

L’attività di fotoreporter di Ferdinando Scianna, si è confrontata con la moda producendo immagini dove il prodotto è stato ricontestualizzato in ambienti socialmente distanti dalla produzione industriale della moda come quelli siciliani. Per la mostra antologica che Still Fotografia gli ha dedicato, da ottobre 2021 a gennaio 2022, sono state scelte alcune immagini che invece più rispettano il canone della fotografia di moda. Questo evidenzia che per il fotoreporter sia possibile spostare il baricentro verso un altro ambito, per concedersi un’alternativa alle regole dell’informazione, e collocare il suo ruolo al servizio della committenza con cui collabora.

Il percorso professionale di Irving Penn, (Stati Uniti 1917-2009) si incanala verso una direttrice che valorizza principalmente gli aspetti compositivi e formali della fotografia di moda, generando una “scuola” negli anni Cinquanta del Novecento. In occasione della mostra antologica presso la Cardi Gallery, da settembre a dicembre 2021, vengono riproposte tra le altre alcune fotografie dove Penn si orienta verso una lettura socio-antropologica dei soggetti: è il caso della foto che riprende alcuni membri degli Hells Angels, gruppo organizzato di motocilisti che si muoveva con azioni ai limiti della legalità. Penn, portando in studio i motociclisti, riesce a non cancellare i loro caratteri ruvidi, anzi ricollocandoli in un ambiente neutrale li evidenzia.

Oliviero Toscani, di cui ricorre l’ottantesimo compleanno nel 2022, sottolinea ancora una volta il legame tra fotografia di moda e arti visive, sgomberando il focus dall’oggetto di moda per concentrarsi sull’identità simbolica del soggetto fotografato. Questo è il caso di Andy Warhol ritratto da Toscani negli anni Settanta, nell’atto di produrre un’immagine di sé stesso, pratica di cui Warhol era maestro. La serie di fotografie che Toscani dedica a Warhol è stata messa in mostra dalla Galleria Antonio Colombo tra settembre e ottobre 2021

La Triennale di Milano sceglie di mettere in evidenza la produzione ritrattistica di Giovanni Gastel (Milano 1955-2021), che è una parte ristretta rispetto a quella molto più ampia riservata alla moda. La mostra allestita alla Triennale da dicembre 2021 a marzo 2022, è una galleria di ritratti in gran parte realizzati con criteri uniformi, dove l’espressività del soggetto viene congelata, come se la fotografia fosse testimone non tanto della persona raffigurata, ma del momento in cui quel soggetto si confronta con il fotografo, il cui ruolo resta centrale.

Il valore nella fotografia di moda può essere anche dato in misura minore dalla tecnica, ma più da una forte personalità eccentrica raffigurata, come quella della giornalista Anna Piaggi (Milano, 1931-2012), che attraverso il proprio guardaroba citava stili e periodi storici differenti. Questa pratica è stata ben documentata dalla raccolta di foto istantanee, realizzate come un album non professionale, ora esposte con altro materiale documentario nella mostra presso la Fondazione Sozzani dal 20 gennaio al 27 marzo 2022.

L’ultima edizione del Photo Vogue Festival tenutasi dal 18 al 21 novembre 2021, ha tentato di costruire una rassegna della fotografia di moda contemporanea, che si rapporta costantemente alle tecniche di narrazione per immagini, e al documentario sociale. Un riconoscimento, tra i 35 partecipanti al concorso, è stato assegnato al progetto fotografico di River Claure nata in Bolivia nel 1997, che ha saputo fotografare le componenti etniche dei soggetti con uno sguardo interno all’ambito sociale.

La moda tramite la fotografia riproduce immagini di nuovi corpi, oggetti e atteggiamenti, che tentano di cambiare dei canoni in precedenza stabiliti, ma una più significativa deviazione dalle norme consolidate accade quando la fotografia di moda, per ampliare e mantenere alta l’attenzione del pubblico, ricerca degli scambi con altri ambiti che tecnicamente o nei contenuti le sono distanti. Questo debordare verso le arti visive, il cinema, la fiction seriale, il reportage sociale, l’immagine erotica, permette alla fotografia di moda di riferirsi a tematiche escluse che dalla fotografia più commerciale, la quale per necessità di vendita raffigura un abito o un accessorio in modo parallelo e “indicale”, ha necessità di realizzarsi come un’impronta del soggetto esterno.

La fotografia di moda che genera un’immagine fedele, non si riferisce a contenuti complessi, ma sostituisce nell’immaginario del pubblico la percezione dei prodotti. L’aumento dei canali di vendita on-line verificatosi dal 2020, ha favorito la crescita esponenziale della fotografa da catalogo. Per coinvolgere il pubblico in narrazioni più articolate, la fotografia di moda ha bisogno di citare e imitare altre arti, pur restando comunque una rappresentazione virtuale, che vuole appagare gli osservatori, persuaderli che l’immagine vista sia una condizione desiderabile e raggiungibile.

Nella fotografia di moda si ha difficoltà a riconoscere uno specifico stilistico, perché tutti gli stili vengono imitati dal sistema della moda, di conseguenza anche la fotografia che la veicola e la determina fa lo stesso gioco. Ciò che può costituire una specificità, si rintraccia con molta più evidenza nell’atto performativo delle persone fotografate, modelli e modelle, che di fronte all’obiettivo fotografico assumono posture, pose e comportamenti; in questa asserzione seguiamo la tesi centrale che ha sostenuto Claudio Marra, contenuta nel suo saggio del 2004 ancora di riferimento: “di fronte a una buona immagine di moda noi entriamo in contatto con qualcosa d’altro, qualcosa di più suggestivo che non sia la pura informazione sul prodotto. Di fronte alla fotografia di moda noi sostanzialmente sperimentiamo una possibilità di comportamento, o almeno la immaginiamo, la desideriamo, perché l’immagine ci propone una sorta di prototipo di vita, un’esperienza di stili e di modi d’essere. Seppur virtualmente, la moda vive già dentro la fotografia1

1 Claudio Marra, Nelle ombre di un sogno, storia e idee della fotografia di moda. 2004, Pearson Paravia Bruno Mondadori.

DAVIDE TATTI  – Nato in  Sardegna, ha completato la formazione a Milano. A partire dal disegno industriale, si è indirizzato verso la grafica editoriale e fotografia, preferendo progetti di ambito culturale.

  1. Peter Lindbergh, Amanda Cazalet, Duisburg 1984
  2. Gian Paolo Barbieri, Il cigno nero, Milano 2000. Courtesy of Fondazione Gian Paolo Barbieri.
  3. Mario Testino, New York, 1997. Courtesy of 29 ARTS IN PROGRESS gallery.
  4. Ferdinando Scianna, Marpessa, 1987. Courtesy Still Fotografia
  5. Irving Penn, Hells Angels, San Francisco, 1967
  6. Oliviero Toscani. Andy Warhol, 1971-1975
  7. Giovanni Gastel, ritratto di Germano Celant, senza data.
  8. Anna Piaggi, fotografia istantanea, archivio Associazione culturale Anna Piaggi, senza data
  9. River Claure, “Warawar Wawa” Figlio delle stelle, 2021.
  10. Claudio Marra, Nelle ombre di un sogno. Fotografia di Davide Tatti

Start typing and press Enter to search