LA FOTOGRAFIA IN VIAGGIO E’ CORTONA ON THE MOVE

Introduzione alle mostre del festival CORTONA ON THE MOVE 2015
fotografia in viaggio
Cortona, 16 Luglio – 27 Settembre 2015

Recensione a cura di Diego Cicionesi

Il festival, giunto quest’anno alla quinta edizione, è particolarmente ricco, caratterizzato da un’uniformità di visione, aldilà dei linguaggi personali e autoriali, delle specifiche esperienze e ambientazioni geografiche. Offre un’analisi del “viaggio” che parte sicuramente da una dimensione fisica e tradizionale, da distanze e continenti diversi, ma approda al viaggio interiore, pone domande imponenti e prepotenti che rimangono addosso allo spettatore durante e dopo la mostra. Ci sono temi che riportano all’attualità, al senso di precarietà e di ingiustizia. Troviamo espresso in alcuni lavori il bisogno e il tentativo di trovare delle certezze, anche in aree di isolamento, in situazioni estreme conseguenti al fenomeno dell’immigrazione, nell’alienazione che deriva sia dall’espansione urbana sia dal crollo di punti di riferimento, crollo che sancisce la fragilità del modello industriale moderno, di una presunta società del benessere e che probabilmente porta con se’ messaggi ancora più devastanti come l’ipotesi della fine del modello capitalistico e una forte crisi di identità dell’Europa intera. Partendo da questi presupposti si può osservare il progetto di Giovanni Troilo “Le ville noir” che ci mostra come una provincia apparentemente o idealmente tranquilla del Belgio, assista inerme ad un vero e proprio naufragio dell’identità sociale e dei modelli di coesistenza, dove non esiste altro che l’esigenza di trasgredire e di prendere le distanze dal passato in modo visibile, sovraesposto, eccentrico. C’è uno sguardo che continua ad analizzare ancora le regioni dell’est Europa, questa terra di nessuno, con città che si espandono, che assorbono le campagne senza riuscire più ad essere ne’ l’una nè l’altra cosa. Viene banalmente, forse ingenuamente da chiedersi come si faccia a vivere e soprattutto a creare un contesto di divertimento o ricreatività in un luogo desolato come una cava o una discarica, che vediamo diventare spiaggia (Bizet Didier , “A Route of Melancholy”; Alexander Gronsky “Pastoral”). Accanto a questo scenario, ci sono vie di fuga marittime, lontane fisicamente e mentalmente, c’è la voglia di allontanarsi, di prendere il largo (il progetto di Mattia Insolera “Sixth Continent”) senza aver chiaro da cosa e verso dove fuggire ma con l’intento di riscoprire gli antichi fasti del mediterraneo. C’è l’amara consapevolezza che i muri, intesi come entità fisica di separazione/difesa, non sono terminati con il crollo di quello di Berlino ma ne esistono a decine a sancire la sconfitta di ogni possibile dialogo e capacità di comunicare (Kai Wiedenhofer , “Confrontier”). Ci sono mondi fantastici decaduti in cui isolarsi, come i deserti del sud della Spagna, set cinematografici di molti spaghetti western, che oggi vivono solo all’interno di visite turistiche in discutibili tour (Alvaro Deprit e Michela Palermo , “Dreaming Leone”). C’è un uso del tempo inteso come rifugio. In genere la fotografia aiuta nel fare un confronto con il proprio passato e con le proprie memorie. Esiste anche l’idea però di rifugiarsi nel futuro, anticipandolo, prevedendolo, immaginandolo. Il riferimento è ad un progetto molto bello di un fotografo americano (Philip Toledano, “Maybe”) che sconvolto dalla morte della madre e dalla fine di una agio esistenziale, proietta tutti gli scenari possibili della propria vita futura, fotografandosi su set che lo vedono in tutte le identità che è stato capace di ricostruire. Dall’emarginazione di chi “deraglia” e non ritrova una giusta condizione di vita a una grandezza sfarzosa e stucchevole, il fotografo ha voluto vedere se stesso in questo delicato gioco del “come sarò”. Un festival dove il viaggio è uno smarrimento fisico, che ci trasporta dentro a uno smarrimento esistenziale, interiore: tutti in cerca di un nuovo lido dove approdare. Non esistono soluzioni, non esistono formule e diverse sono le situazioni rappresentate ancora irrisolte mentre solo alcune hanno trovato compimento in terre ancora da comprendere. Una menzione speciale all’interno del festival va alla mostra dedicata a Mario Giacomelli, che sicuramente merita un commento a parte. “Sotto la pelle del reale” è il viaggio interiore dell’artista dagli anni’60 al 2000, che ci mostra una straordinaria coerenza espressiva sintetizzata in 20 foto in buona parte inedite. Un mondo reso essenziale e ricondotto a simboli elementari ma in continuo mutamento. Ogni elemento del presente affonda le proprie radici nella memoria ed ogni sforzo è rivolto a trattenere il Tempo affinchè questo possa non svanire mai.

Diego  Cicionesi
Innamorato da sempre della fotografia, ho ripreso dopo una lunga inattività solo qualche anno fa con un nuovo e totale approccio al mondo digitale. Sono membro della DIERRE FOTOGRAFI, società con la quale mi occupo professionalmente di eventi e cerimonie, rappresentati in stile reportage con contaminazioni ritratto e fashion. Collaboro con l’Associazione Deaphoto per i corsi di Ritratto in studio e Street Photography e partecipo assieme ai membri dello staff agli eventi organizzati sul territorio. Individualmente studio i paesaggi urbani con predilezione per la foto di strada e le ambientazioni portuali, in una scelta compositiva geometrica e tendenzialmente minimalista. Sono attratto dalle reciproche relazioni tra fotografia e psicologia e studio l’interazione tra soggettività, interiorità ed spazi urbani. Vivo con curiosità ed un po’ di caos tutte le cose della mia vita, integrando il medium visivo con letture di ogni genere e musica, prediligendo il jazz. L’essenza del mio vivere si concretizza nei viaggi, di qualsiasi durata e distanza.

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