KERTESZ. IL FOTOGRAFO COL CUORE IN MANO

Introduzione alla mostra “André Kertesz”
a cura di Gaetano Ievolella

André Kertesz nasce in Ungheria nel 1894, si trasferisce ancor giovane a Parigi e muore a New York, nel 1985. Col suo stile semplice ed essenziale Kertesz scopre primo fra i primi quel che oggi diamo per scontato, ma che non lo era al tempo: l’immagine parla al cuore prima che alla testa. I suoi occhi si fermano per la prima volta su un ragazzo addormentato. Quindi su un uomo che attraversa i binari, su un pittore che pare dipingere la propria ombra, su una coppia di signori che spiano attraverso una staccionata le acrobazie di un circo, su un nuotatore la cui immagine sommersa viene deformata dall’acqua. Le geometrie dei viali, delle piazze e dei giardini di Parigi acquistano attraverso l’occhio della sua macchina una nuova e inattesa aura di romanticismo. Un incrocio visto dall’alto, un parco illuminato ricoperto di neve, il gioco delle luci e delle ombre dei passanti su un muro suggeriscono nuove prospettive e magiche interpretazioni. Kertesz fotografa con il cuore la bellezza della vita in tutta la sua semplicità. Sa coglierne ora gli aspetti più comici, ora quelli malinconici, ora gli uni e gli altri insieme. Senza mai eccedere, senza mai concedere nulla alla voglia di colpire ad ogni costo. Proprio questa sua discrezione è la dote che lo fa grande, accompagnata dal sorriso di chi sa che non è necessario darsi pena per esaltare la magia del mondo intorno, giacché è sufficiente attirare l’attenzione sul giusto particolare e ciascuno saprà trovare il suo gusto nell’assaporare la vita a modo proprio. Incompreso oltreoceano, finirà a ritrarre camini da lontano, dalla finestra del suo appartamento newyorkese, quasi a voler sottolineare la sua solitudine e al tempo stesso a rivendicare la propria autonomia e la voglia ancor viva di andare sempre e comunque alla ricerca di un particolare entusiasmante. L’ultimo suo scatto ritrae la figura di un uomo dietro un vetro opaco, intento a osservare un mare calmo e piatto. Nient’altro è rimasto da dire, se non il nulla. L’esposizione parigina al Jeu de Paume (fino al 6 Febbraio 2011) è una raccolta monografica che attraversa tutta l’opera di Kertesz. Dalla visita si esce con quella leggera malinconia che tocca il cuore quando si considera che qualcosa di prezioso ora non c’è più.

Gaetano Ievolella
Nato a Benevento, vive a Monza e lavora tra Toscana e Lombardia. Regista per necessità, all’occasione fotografo, viaggiatore per condanna divina. Di mestiere fa altro.

Versione PDF dell'ultimo numero sfogliabile e scaricabile