INTERVISTA CON UN FOTOGRAFO DI JAZZ

Introduzione alla mostra “Un altro punto di vista” di Enzo Della Rossa
In esposizione alla Limonaia villa Strozzi di Firenze dal 3 al 17 Luglio 2012
Intervista all’autore a cura di Sandro Bini

Enzo Della Rossa nasce a Firenze. Si appassiona alla fotografia e alla musica jazz da ragazzo e coltiva questi due interessi anche trovando fra essi punti di unione. Segue e fotografa i più importanti festival jazz. Le immagini in mostra sono una selezione di trent’anni di attività.

Enzo, da tempo conosco il tuo amore per la fotografia e il jazz, vuoi raccontarci come hai unito queste passioni e come è nata l’idea di questo progetto espositivo?
Sono sempre stato affascinato dalle foto che documentano il jazz in bianco e nero, in particolare quelle scattate nei locali newyorkesi negli anni ’40-’50, e ho sempre tentato di ripercorrere quelle atmosfere o quantomeno da quelle atmosfere sono partito per sviluppare un linguaggio personale. Negli anni ‘80 poi rimasi folgorato dalle foto di copertina dell’album Tutu di Miles Davis scattate dal grande fotografo americano Irving Penn e credo che quelle immagini abbiano influito in maniera decisiva sulla mia ricerca. L’idea del progetto espositivo a Villa Strozzi nasce da una proposta di Augusto Benvenuti e Marcello Bartalucci, dirigenti di Arci e dell’associazione culturale “officine creative” che quest’anno hanno organizzato in quel sito gli eventi dell’estate fiorentina, con loro avevo già collaborato in passato per altri progetti di carattere audiovisivo.

La Mostra si struttura come un antologica. Più che una galleria di ritratti o foto on stage mi pare che ci sia proprio la ricerca di un particolare mood, frutto di una frequentazione e di una gestazione lunga e ponderata delle immagini. Vuoi raccontarci quali sono stati i tempi e i criteri per la realizzazione e la selezione degli scatti?
La selezione delle immagini da esporre è stata abbastanza complicata e piena di ripensamenti, ho tentato però di proporre immagini che potessero essere legate da un filo comune di lettura.

Una delle caratteristiche delle tue fotografie, e non solo di questa mostra, è una sensuale vicinanza ai soggetti e una illusione di matericità della superficie delle immagini, pelle & sudore oserei dire! Sembra che tu abbia fatto decisamente tua la famosa massima di Robert Capa, “se le tue fotografie non sono abbastanza belle è perchè non sei abbastanza vicino“, puoi svelarci il segreto di come ottieni emotivamente e tecnicamente questa vicinanza?
La vicinanza al soggetto da fotografare riveste per me un importanza prioritaria, quantomeno nelle foto legate alla musica, perchè con queste immagini non tendo verso fini documentaristici ma bensì ricerco qualcosa che rimanga impresso, che colpisca dal punto di vista fotografico. Probabilmente la mia ricerca di vicinanza al soggetto è anche una sublimazione legata alla mia “frustrazione” per non essere in grado di stare lì a suonare al loro posto, essendo io uno scarsissimo sassofonista.

Pensi di continuare questa tua ricerca sul jazz o ci sono all’orizzonte nuovi progetti?
Conto di sviluppare ulteriormente questa mia ricerca legata alla musica e al jazz in particolare ma contemporaneamente sto cercando di arricchire la mia conoscenza e la mia esperienza riguardo a tecniche e tipologie di pre e post produzione.

Sandro Bini
Fotografo, docente di fotografia, fondatore e Direttore responsabile di Deaphoto, mi occcupo prevalentemente dell’organizzazione delle attività progettuali didattiche ed espositive dell’Associazione. La mia ricerca è incentrata sopratutto ad un’indagine sulle relazioni fra l’uomo e il paesaggio contemporaneo e sulla dialettica critica fra percezione e fruizione dei luoghi, legata alla contestualizzazione della propria esperienza.

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