Intervista ad Isabella Balena

Dalla rubrica Interview – Quattro chiacchiere con i fotografi
a cura di Alberto Ianiro

Di origini romagnola, vive a Milano. Fotoreporter freelance collabora con diversi periodici nazionali ed agenzie fotografiche. Molto attiva in aree in conflitto: ex Jugoslavia, Medio Oriente (Israele/Palestina, Iraq), America Latina, Somalia, Bosnia, Kenya, Sudan. Ha ricevuto numerosi premi fotografici e partecipato a mostre collettive e personali.
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Isabella, quando hai deciso di fare questo mestiere?
L’ho deciso a circa vent’anni. Per un’estate avevo fatto la “scattina” in spiaggia a Rimini, (intendo quei fotografi che andavano a chiedere ai villeggianti di farsi fotografare e poi rilasciavano il biglietto per il ritiro delle foto). A seguito di quell’esperienza faticosissima, ho voluto approfondire la fotografia, per cui mi sono trasferita a Milano dove ho frequentato i corsi professionali della Bauer (allora erano corsi della Regione a prezzi molto popolari). Solo in seguito la passione è diventata mestiere ed all’inizio ho avuto la fortuna di fare l’assistente a Gabriele Basilico che, anche se non ho seguito le sue orme, mi ha dato sicuramente un’impronta progettuale e professionale.

Per te la fotografia é solo un mestiere o c’è dell’altro?
No, la fotografia non è solo un mestiere è sicuramente anche un’espressione di sé. Ad esempio ciò che amo del fotografare è la possibilità comunicativa del mezzo sia per conoscere luoghi, persone e situazioni sia come espressione del proprio pensiero e della propria cultura.

La tua formazione ti ha influenzato?
Credo che la propria cultura o formazione sempre in qualche modo ci influenzi, nelle scelte di cosa fotografare, come muoversi, come affrontare una particolare tematica.

Perché hai scelto il fotogiornalismo e perché il campo di battaglia?
Ho scelto il fotogiornalismo perché è ciò che si adattava e si adatta di più alla mia curiosità verso il mondo. Ti permette di essere partecipe dei processi sociali e quindi di tentare di comprenderne i meccanismi, che siano conflitti o problematiche sociali, diciamo argomenti attuali nel senso più ampio del termine.

Come ti prepari per un nuovo incarico?
Dipende dall’incarico. Il mestiere è molto vario. Puoi avere l’incarico per ritrarre una persona o per raccontare una storia o per un lavoro aziendale. Ci si prepara a seconda di ciò che ti richiede il cliente e anche in base alla destinazione del lavoro, sempre comunque documentandosi prima cosa e chi si va a fotografare Se invece è un auto-incarico allora sicuramente il coinvolgimento è maggiore e prepararsi vuol dire studiare approfonditamente l’argomento in tutti i suoi aspetti culturali e logistici.

L’essere donna ti ha avvantaggiata in questo settore, oppure no?
Di solito si, soprattutto in paesi dove l’accesso al femminile è più difficile come ad es i paesi arabi. Ma in generale credo sia un mestiere dove le donne possono dare molto ed essere davvero protagoniste. Naturalmente questo tipo di mestiere così non programmabile, saltuario e poco gestibile diventa più difficile quando si ha famiglia.

L’avvento di internet ha cambiato il rapporto tra i fotografi e le testate giornalistiche?
Si, credo il rapporto sia cambiato radicalmente. Da un lato in meglio poiché puoi raggiungere in poco tempo tutte le testate giornalistiche del mondo e quindi avere più possibilità, dall’altro senz’altro sono cambiati i rapporti personali con i photoeditor che sono diventati quasi inesistenti, almeno in Italia.

La diffusione dei social network e dei new media stanno rivoluzionando il mondo dell’informazione, cosa ne pensi al riguardo?
Penso che come tutte le rivoluzioni siano aspetti inevitabili, da comprendere e da usare. L’informazione ormai passa anche dai social network e non si può non tenerne conto. Per questo mestiere le possibilità di accesso alle informazioni si sono moltiplicate a dismisura, così come le potenzialità. Personalmente però sono ancora molto indietro nell’uso ragionato e corretto dei social e new media. Diciamo che faccio fatica a starci dietro e il tempo per dedicarvici non so mai dove trovarlo. Oggi non sei e non fai più solo il fotografo ma devi essere una macchina multimediale sempre aggiornata. E io devo dire faccio molta fatica.

In Italia ancora oggi alcuni giornali non firmano le foto, secondo te perché succede e le cose stanno forse cambiano?
Questo è un problema di cui sento parlare da quando ho iniziato. Chissà se si risolverà mai. Credo però che in parte sia migliorato, probabilmente anche perché tutto il sistema informatico nelle redazioni pone processi di controllo più ampio. Inoltre credo anche che i fotografi stessi siano stati partecipi di questo miglioramento, protestando e facendosi sentire nelle redazioni. Inoltre la qualità dei fotografi italiani è talmente migliorata in questi ultimi vent’anni che credo non si possa più ignorare chi sia l’autore di una certa immagine. Certo il problema rimane per le foto di cronaca ad esempio o in alcune testate minori, oppure nelle gallery fotografiche dei giornali online spesso non è riportato il nome del fotografo.

Cosa ne pensi dei premi fotografici?
Credo siano un’ottima possibilità per trovare fondi e un’ottima vetrina per far conoscere il proprio lavoro.

Un consiglio per i giovani?
Non ho consigli da dare ai giovani poiché ormai sono tutti bravissimi e super multimediali. Forse adesso sono loro che potrebbero dare dei consigli a chi è più vecchio…

In questo momento hai progetti in corso?
Si, ho ricominciato da poco a fare dei lavori miei dopo un lungo periodo di stasi e di stanchezza per questo mestiere. Non potendomi spostare molto attualmente per ragioni famigliari, mi sto concentrando su quello che accade nelle nostre città, come ad esempio il problema dell’abitare.

Isabella Balena

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