INTERVISTA A FABIO CAMANDONA, FOTOGRAFO DI MATRIMONIO

Dalla rubrica Interview – Quattro chiacchiere con i fotografi
a cura di Alberto Ianiro

Fabio Camandona è un importante fotografo piemontese che si occupa principalmente di fotografia di matrimonio (o all’anglosassone wedding come usa dire oggi nell’ambiente) e di docenza. Socio dello studio Camandona-Pillola che vanta all’attivo sei fotografi in totale con studi in Piemonte, Lombardia e Tenerife. Dopo anni di Nikon e Nikon School (area workshop del marchio nipponico) sposa con convinzione la tecnologia delle macchine mirrorless, diventa nel 2014 testimonial Fujifilm ed entra tra gli X-photographers, 250 fotografi che nel mondo rappresentano il marchio. Ha nel proprio palmares numerosi riconoscimenti nel settore.

Sono cambiati diversi aspetti sociali nel corso dell’ultimo decennio relativamente alla fotografia di matrimonio, come pensi sia cambiata ed evoluta la figura del fotografo di matrimonio?
E’ cambiata totalmente. Sono cambiate moltissime cose, o meglio, i fotografi che hanno voluto e/o saputo cambiare oggi sono serenamente piazzati sul mercato. Quelli che non hanno seguito il cambiamento oggi si lamentano di mille vari ed eventuali fattori. Innanzitutto è cambiato il quadro economico. C’ è crisi generale. Questo porta solitamente il cliente a prestare maggiore attenzione su come spenderà i suoi soldi, ad informarsi meglio. È cambiato il metodo di informazione, i Social hanno permesso, con il loro meccanismo di viralità meritocratica, ai piccoli ma bravi (e corretti) studi di farsi conoscere e poter crescere. Oggi il fotografo di matrimonio non è più il rompipalle che dirige la festa come Frau Blucher a proprio piacere facendo passare una giornata infernale a tutti i presenti. Non è più il mero documentatore dell’evento con le sue fotografie sempre uguali da un servizio all’altro. Oggi è un Fotografo. O meglio, dovrebbe esserlo. Ovviamente sto parlando solo di una certa categoria di fotografi. Quelli che lavorano bene, onestamente e con grinta/passione. Oggi devi raccontare un evento. Interpretarlo. Renderlo emozionante. Raccogliere quel che accade senza troppo interferire. Adattarti al tipo di coppia che hai di fronte e a come questa sta vivendo il giorno di festa. Insomma siamo stati (finalmente) contagiati dallo stile anglosassone.

Chi sono i tuoi riferimenti culturali?
Ahia, io e la cultura andiamo poco d’accordo. Credo molto più alla pancia che allo studio… I miei riferimenti culturali? Nessuno in effetti. Credo che per imparare a fotografare (raccontare sarebbe più esatto, a fare una buona fotografia si impara tutti) si debbano guardare le serie tv. Credo che per imparare a lavorare si debba avere rispetto per i propri clienti. Il resto è ciccia.

E’ sempre vero in Italia che ci vuole la “macchina grossa” per essere credibile in questo settore?
Dipende che fotografo sei. Credetemi, non è una provocazione. O meglio…. Un po’ lo è dai. Sai tutto sta nel cosa si ha da dire. C’è chi per cuccare la donna dei propri sogni ha bisogno di un macchinone e chi va a piedi con le All Star scolorite dall’uso. In sostanza: se quel che dici (racconti) è interessante allora al tuo cliente non fregherà nulla di cosa usi. Se invece racconti cose banali il cliente cercherà fiducia in qualcos’altro come, ad esempio, l’attrezzatura. Ma occhio: sempre più numerosi sono gli appassionati di fotografia ossia quelli in grado di comprendere un racconto fotografico fatto di una o 100 immagini. Sicuramente molto dipende anche da quale clientela vuoi attirare. Sicuramente se vuoi attirare una clientela competente devi per forza essere competente.

La didattica ed i workshop: ho sempre avuto la convinzione che un buon fotografo non può essere un didatta. Convincimi del contrario.
No dai, vi sono fior di calciatori che diventano poi allenatori. E questo vale per ogni campo. Un fotografo non è uguale ad un altro fotografo, siamo tutti differenti, vi sono quelli portati per la didattica e quelli no. Ma ci sono, eccome.

Cosa si aspettano i tuoi allievi?
Bella domanda… Non lo so. So cosa io mi aspetto da loro: che tornino a casa confusi. Loro forse, da me, si aspettano oggi, conoscendomi (chi viene ad un mio workshoo in genere mi conosce e mi segue) che gli venga suggerita una nuova visione. Ed è quello che spero e credo di dare.

Sei un X-photographer. In che maniera il mezzo ha cambiato il tuo approccio?
Tantissimo. Aspettavo da tempo che ‘ste macchinette (le mirrorless) fossero pronte. Ha cambiato la mia invadenza e la mia riconoscibilità come fotografo. Oggi sono uno qualunque. Un turista, un invitato, un appassionato. Questo mi regala un diverso atteggiamento nei miei confronti. Se ne fregano di me. Sono spontanei. Inoltre ha cambiato il mio mal di schiena: è sparito. Oltre ad essere una battuta (seppur vera) la minor stanchezza mi ha permesso, mi permette, di dare il 100% anche in servizi lunghi. Di produrre immagini migliori. Ne ho avuto un enorme giovamento in termini di qualità. I miei racconti sono più incisivi ed intimi. E poi diciamolo su, mi sento molto più figo di prima siamo solo 249 nel mondo, bella storia no ?

Ma dei premi si può fare meno? Influenzano il modo di fotografare oggi?
Si, se ne può fare a meno, i due più grandi studi in Italia (mondo wedding) non partecipano a nessun contest. Ciononostante è anche corretto dire che aiutano. Parecchio a seconda di quanti ne vinci e da chi vengono assegnati. E lo influenzano eccome. All’interno delle associazioni si creano le “mode”. Immagina migliaia di fotografi che vogliono vincere. Per farlo, per sperarci, sperimentano in continuazione, e quando qualcuno arriva a qualcosa di “cool” gli altri gli van dietro. Ed i clienti ne godono. Il meccanismo è, insomma, molto positivo per tutti.

Facebook, i fotoamatori, instagram, cosa dobbiamo ancora aspettarci? Sono veramente così lontani i tempi di Bob Capa ed Eugene Smith?
Scrissi un lungo post sul mio blog un due annetti fa, mi permetto di linkarlo: http://www.fabiocamandona.com/?p=766 Facebook, i fotoamatori, instagram e tutto quel che si portano dietro hanno permesso all’utene comune di conoscere la fotografia. Magari non la Fotografia intesa come Cultura ma certamente la Fotografia intesa come “capire la qualitù di un’immagine”. Lo dimostra anche, e mi ricollego alla prima domanda, il livello di Fotografia delle serie TV. Oggi il cliente è più conscio di un tempo. E lo sarà sempre più. E non può esservi nulla di meglio. Non sono finiti i tempi di Capa o Smith. Semplicemente oggi vi sono molti più piccoli Capa e piccoli Smith. E ogni tanto qualche nuovo gigante.


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