I RITRATTI DI DANIELE BARRACO AL GALLERY ART HOTEL DI FIRENZE.

Introduzione alla mostra “Portraits” di Daniele Barraco
Gallery Art Hotel, Firenze
fino a fine Gennaio 2015.

Intervista a cura di 6Glab

Quando hai capito che la fotografia sarebbe stata il tuo mestiere?
A dire la verità non l’ho ancora capito, forse è più corretto dire che la fotografia sta vivendo me come un mestiere! A parte gli scherzi, se devo essere concreto ti direi “da quando sono arrivati i primi soldi per i servizi fotografici”, da quel momento ho capito che con la fotografia potevo viverci.

Sei ad oggi uno dei più richiesti ritrattisti in Italia, perché hai deciso di affermarti in questa branca?
Ho sempre combattuto contro la mia timidezza, tanto che le mie prime foto ritraevano soggetti inanimati, ma mi divertiva poco e così ho voluto mettermi alla prova, ho agito un po’ come uno psicanalista, ho cominciato a ritrarre persone proprio per cercare di vincere questa mia timidezza, scatto dopo scatto ho capito che la cosa mi piaceva. Fotografare ha cominciato davvero ad appassionarmi, l’interazione con le persone è diventata fondamentale, anche se per pochi minuti, così come capire chi avevo davanti e cercare di trasmettere queste sensazioni in fotografia. E devo confessare che, alla fine dei conti, a livello personale, tendo ad essere più interessato alla scoperta della persona che devo ritrarre piuttosto che al risultato finale della fotografia.

La tua mostra “Portraits” al Gallery Art Hotel di Firenze sorprende, ce la racconti a parole? La riproporrai in altre sedi?
Questa mostra è un percorso durato diversi anni, sono ritratti di personaggi celebri che ho incontrato durante il mio lavoro o che sono andato a cercare personalmente. Per la splendida cornice fiorentina devo ringraziare Leica perché ha voluto fortemente che la mostra fosse inserita in quel bellissimo contesto. Al momento, dopo Firenze, la mostra tornerà a casa, in effetti ha girato l’Italia… sud, centro e nord: è arrivato il momento di farla riposare un po’.

Con quali dei personaggi che hai ritratto si è creato un legame e perché secondo te?
Non è semplicissimo creare legami con i personaggi che fotografi, spesso tutto avviene troppo velocemente, talvolta anche solo per qualche minuto ma succede anche che ti richiamino per fotografarli di nuovo e allora è più semplice, comincia a crearsi quella confidenza indispensabile, che traspare anche dagli scatti. Così è successo con Pierfrancesco Favino, con cui da un po’ di anni si è creato un rapporto di collaborazione costante, ci vediamo una volta all’anno per preparare una serie di immagini che verranno utilizzate a scopo promozionale o per altri progetti. L’anno scorso, per esempio, ho seguito Picchio durante le ultime prove dello spettacolo teatrale “Servo per Due”, di cui Pierfrancesco è regista e attore, quelle immagini sono servite a creare un progetto più intimo e assolutamente personale che potete trovare sul mio sito.

Francesco De Gregori è un nome a te molto caro, ci parli di questa collaborazione e del libro fotografico “Guarda che non sono io” che hai presentato a LABottega di Marina di Pietrasanta? Com’è andato l’incontro?
E’ stato un incontro molto riuscito, grazie anche alla cornice speciale de LABottega, un luogo conviviale davvero ricco di cultura. C’è un aneddoto che ho raccontato in questi giorni che riguarda il rapporto tra me e De Gregori, questo rapporto è nato…malissimo! Ho fotografato Francesco la prima volta durante un concerto benefico a favore degli alluvionati della Liguria, io dovevo fotografare tutti gli ospiti della serata e lui era tra quelli. La serata è stata difficile, lui probabilmente era molto stanco (io lo stesso), veniva da un tour intenso ma voleva esserci, non voleva farsi ritrarre ma alla fine e inaspettatamente ha accettato, mi ha concesso ben 40 secondi. Una situazione tragica: ho tirato fuori i miei 4-5 scatti e l’ho salutato, è finita così e mi sono ripromesso che non l’avrei più rivisto. E invece mi ha chiamato, pochi mesi dopo, per un concerto che avrebbe tenuto sempre in Liguria. Io non volevo andarci, il merito va tutto alla mia assistente, Alice, che ha insistito e insomma… non ci siamo più fermati! Quella sera ho conosciuto un altro De Gregori, quello vero, quello con cui trascorro piacevoli giornate tra risate, idee, ispirazione e un bicchiere di vino. L’ho seguito per due anni in tour, in sala di registrazione e in momenti privati, da qui è nata la collaborazione a questo libro che Silvia Viglietti di SVpress e Alessandro Arianti, il tastierista di De Gregori, stavano preparando. Mi hanno chiesto di partecipare inserendo i miei scatti che riguardano la parte contemporanea, curando anche la color correction e tutta la post-produzione dell’archivio storico. Insomma, ho avuto la fortuna di avere la storia tra le mani.

Quali sono i tuoi progetti futuri?
Al momento sono sempre impegnato con De Gregori, abbiamo da poco ultimato la copertina del nuovo album, VivaVoce, che uscirà a novembre, una raccolta di pezzi storici ri-arrangiati. La copertina di questo disco è stato un lavoro di intensa collaborazione: Francesco si è innamorato di un ritratto in bianco e nero e ha avuto poi un’ispirazione guardando un’immagine che ritrae Francis Bacon, il pittore. Mi ha suggerito di leggere il libro e da lì la pittura e la fotografia si sono unite, offrendo un risultato che è venuto fuori quasi in autonomia. Insomma, vedrete poi questa copertina e capirete, posso dirvi che è stato un lavoro di unione, di grande collaborazione, rispetto, telefonate, email, pennelli e… spazzolini da denti!

6Glab
Il laboratorio di idee, la nuova divisione dedicata al mondo della fotografia, dell’arte e della cultura di SEIGRADI, agenzia di relazioni pubbliche e marketing communications fondata nel 2003. 6Glab nasce per supportare il cliente in tutte le fasi di avanzamento di un progetto, dall’ideazione fino alla sua effettiva realizzazione e comunicazione, con l’obbiettivo di mettere in contatto il mondo imprenditoriale con quello culturale e artistico.

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