HOT. L’ULTIMO FERRAGOSTO, UNA GIORNATA POPOLARE

PH Nuccio Zicari

Il termine Ferragosto deriva dalla locuzione latina feriae Augusti (riposo di Augusto) indicante una festività istituita dall’imperatore Augusto nel 18 a.C. L’antico Ferragosto, aveva lo scopo di collegare le principali festività agostane per fornire un adeguato periodo di riposo anche detto Augustali, necessario dopo le grandi fatiche profuse durante le settimane precedenti. La ricorrenza fu assimilata dalla Chiesa cattolica. Intorno al VII secolo, si iniziò a celebrare l’Assunzione di Maria, festività che fu fissato il 15 agosto. La tradizione popolare della gita di Ferragosto nasce invece durante il ventennio fascista. Dalla seconda metà degli anni venti, nel periodo ferragostano il regime organizzava, attraverso le associazioni dopolavoristiche delle varie corporazioni, centinaia di gite grazie all’istituzione dei Treni popolari di Ferragosto, con prezzi molto scontati. L’iniziativa offriva la possibilità anche alle classi sociali meno abbienti di visitare le città italiane o di raggiungere le località marine o montane. Nel tempo, la celebrazione di questa festività ha assunto connotazioni e usanze pagane e religiose differenti adattandosi alle mode ma mantenendo una connotazione originaria. Nelle giornate del 14 e 15 agosto, centinaia di uomini, donne, bambini, famiglie, usano dirigersi verso le spiagge libere delle coste siciliane dove mettono in atto una vera e propria colonizzazione temporanea del litorale. Tende, gazebi, recinti, borse frigo, teglie di cibo di ogni genere, barbecue, gruppi elettrogeni, frigoriferi, casse musicali, stereo, lampadine, sono solo alcuni degli oggetti che si possono osservare per rendere il più possibile confortevole la permanenza sulla spiaggia. E come dimenticare l’immancabile muluni d’acqua (anguria) sotterrato sulla battigia per mantenersi fresco sotto il cocente sole africano. Queste usanze, pur trasgredendo ogni forma di regolamento e legalità, rappresentano la testimonianza di una tradizione millenaria, di una ritualità di usi e costumi che rischia di scomparire con la privatizzazione dei lidi e le misure di rigore delle amministrazioni locali. Esse rappresentano le ultime tracce di una democrazia del divertimento, della convivialità e della giovialità che ereditiamo dai nostri avi.

AUTORE Nuccio Zicari

Curiosità e creatività in una ricerca continua sono proprietà che da sempre lo caratterizzano. Fin da principio manifesta la sua poliedricità d’interessi associando gli studi di Medicina e Chirurgia, che porta a compimento, all’amore per l’Arte. Agli esordi si dedica alle arti figurative, dal disegno alla pittura, ma in seguito il suo incontro con la fotografia fa sì che questa diventi la sua vera passione e ne segni il percorso futuro. Da autodidatta studia meticolosamente la Storia dell’Arte e della Fotografia e ne perfeziona gli aspetti tecnico-comunicativi durante la sua permanenza a Milano frequentando la Fondazione Internazionale per la Fotografia FORMA, la Nuova Accademia di Belle Arti NABA, l’Accademia di Fotografia JOHN KAVERDASH e la LEICA Akademie. E’ da sempre sostenitore della necessità di un confronto diretto e ravvicinato con la fotografia, così si confronta con molteplici soggetti e conosce vari autori che daranno un’impronta fondamentale nello sviluppo del suo stile e della sua personale visione fotografica. Il suo principale interesse è l’aspetto documentario della fotografia, che considera imprescindibile, sia nel racconto di storie brevi sia nei progetti a lungo termine.

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