GOLA.Editoriale

 di Francesca Ronconi

“Una cosa diventa buona da mangiare solo quando è buona da pensare”
C. Levi-Strauss

C’è chi identifica gli italiani come quel popolo che pure quando è seduto a tavola, con il boccone in bocca, non riesce a smettere di parlare di cibo: di una cena memorabile, di un nuovo negozio di frutta all’angolo della strada, di una ricetta da poco rivisitata. 

Potreste studiare una società dai carrelli della spesa che la alimentano: cibi per single, bevande per atleti, barrette dimagranti, confezioni risparmio. Ogni gruppo sociale osserva regole scritte e non scritte per nutrirsi, dalla distinzione fondante tra crudo e cotto a quella contemporanea di reclamizzato o ignoto. Intorno al cibo pullulano discorsi, consigli, dimostrazioni che affollano il palinsesto televisivo e le sezioni più colorate delle librerie. 

Mentre vi accingete alla lettura di questo numero, siete invitati a fare caso alla potente rete di relazioni che il cibo sottende. In quanto oggetto da pensare, l’edibile viene erotizzato, insegnato, condiviso attraverso legami necessari quanto l’alimentazione stessa. 

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