G. A. AGAINST A WALL

Dalla Rubrica Nouvelle Vague – A young’s column
a cura di Tiziana Tommei

30 anni. Nato in Italia, in un paese in provincia di Bari, Acquaviva delle Fonti, il 22 novembre 1984.
Oggi vive e lavora a Londra, dove si è trasferito da 5 anni.
Ha studiato a Venezia, all’Accademia di Belle Arti, ma è dall’età di 17 anni che si mette in gioco come artista, esponendo i suoi lavori e creandoli dal vivo inscenando performance di live painting.

“Live paintings” se tradotto alla lettera significa quadri viventi. Gli sguardi dei suoi soggetti, che si materializzano dal vero, sulla tela o la carta, parlano un linguaggio moderno, contemporaneo, divenendo veicolo di un messaggio sociale.

L’artista utilizza tecniche classiche, grafite, carboncino e pittura ad olio, per disegnare un discorso che al centro pone la generazione a cui appartiene. Gli domando, perché si è trasferito a Londra e lui risponde: « ero alla ricerca di nuovi stimoli ed al tempo stesso cercavo di uscire da un circuito chiuso in cui non vedevo mete appetibili. Ho visto Londra come una possibilita’ ».

Le sue mostre mettono il visitatore in una condizione di riflessione forzata, e perchè non può non essere schiacciato dalle maxi tele avvicendate senza sosta alle pareti con su impressi volti che urlano il presente dell’uomo, e perchè viene ribaltato improvvisamente nella dimensione del fare artistico mediante live performance.

Egli afferma: « lavorare in pubblico mi offre un’opportunita’ incredibile di mostrare il mio processo creativo: in una tela finita l’importanza del medium che utilizzo, la cera, non si evidenza. Amo scoprire le reazioni della gente, catturare i loro sguardi di fronte al processo artistico. Ad ogni goccia che scivola sulla tela, lo spettatore si attende un risultato. Ed improvvisamente la pittura si rivela. E’ un po’ come uno spettacolo di magia ».

La performance azzera le distanze e attiva il riguardante, catapultadolo nella realtà di chi crea. Gli occhi dello spettatore seguono la mano, osservano la figura che la muove e si perdono nei volti che emergono dal vuoto (apparente) della superficie bianca.


Il loro sguardo termina il suo iter in quello del soggetto raffigurato: il protagonista della rappresentazione pittorica, che da persona comune è divenuta personaggio di un’opera d’arte, ma soprattutto simbolo di un modo di essere, sentire, pensare che, attraverso l’arte, arriva a tutti, restando impresso nella mente del suo intelocutore. 

Lo sguardo, dallo spettatore al soggetto dell’opera fino a quello dell’artista sulla realtà. Quest’ultimo scrive: « son sempre stato attirato dai volti umani. Non dalla bellezza ordinatria o da uno sguardo particolarmente accattivante, ma piuttosto dai dettagli inabituali. Posso intravedere una persona, un viso, e sentire il bisogno di esplorarlo attraverlo la pittura. Una necessita’ investigativa, e’ il mio modo di andare a fondo, di scoprire un tratto della personalita’ che magari in qualche modo il soggetto stesso ignora ».

Postfazione
La scelta di non nominare l’artista nell’articolo è dovuta alla volontà di raccontare una storia attuale, che ha per protagonista un artista giovane, dotato, che sta costruendo il suo futuro con le proprie forze e mediante scelte che si basano su un indiscutibile talento, ma anche su personalità e coraggio.

Ha un curriculum nutrito e di alto livello a dispetto della sua età. Ci si chiede: se fosse rimasto in Italia? Non si può rispondere, ma si può fare uno sforzo d’immaginazione.

Perchè ho scelto di parlare di lui e non di un altro? Perchè tutto, dalla sua vita alle sue opere, dal contenuto alla forma della sua arte, ciascun aspetto, incarnava il concept di Nouvelle Vague. Una generazione che, davanti ad un muro lo dipinge, annullandolo e affermandosi.

*Ringrazio Guglielmo Alfarone per questa intervista.

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