FRIDA. L’ARTISTA MESSICANA ALLE SCUDERIE DEL QUIRINALE.

Introduzione alla mostra “Frida Kahlo” 
dal 20 Marzo al 31 Agosto 2014
Scuderie del Quirinale, Roma
Recensione a cura di Lidia Passaro

«Dipingo autoritratti perché sono spesso sola, perché sono la persona che conosco meglio» F.K.

Frida Kalho travolge Roma con l’energia straordinaria del suo spirito e della sua opera. Alle Scuderie del Quirinale rimarrà infatti aperta fino al 31 agosto un’importante retrospettiva, curata da Helga Prignitz-Poda, dedicata all’artista messicana e alla sua esuberante produzione pittorica, primo atto di un più ampio progetto che proseguirà in autunno a Palazzo Ducale a Genova concentrandosi sul rapporto dell’artista con Diego Rivera, suo compagno di vita e di passioni. La mostra romana, che oltre ad una vasta selezione di capolavori provenienti da diverse collezioni comprende anche un cospicuo nucleo di fotografie di Leo Matiz e Nickolas Muray, ripercorre la complessa vicenda biografica e l’intera carriera artistica di Frida Kalho attraverso il filo conduttore dell’autoritratto, genere variamente rielaborato dalla pittrice nel corso della sua vita. Ritorna dunque sulla scena il tema della sofferenza – dalle profonde ferite fisiche e psicologiche seguite al terribile incidente in cui fu coinvolta ancora adolescente al dramma dell’aborto e del desiderio di una maternità mai realizzata – che si fonde nel suo fantasioso immaginario con i miti del passato indigeno e delle tradizioni folkloriche del suo popolo, nonché con la storia e lo spirito rivoluzionario del tempo, di cui Frida fu indiscussa protagonista. Fra le opere più significative, il giovanile Autoritratto con il vestito di velluto, dipinto per il fidanzato dell’epoca Alejandro Gómez Arias e ispirato ai di lui racconti della Venere botticelliana, ma con l’atteggiamento apertamente sensuale di una moderna dea dell’amore, l’ Autoritratto al confine fra il Messico e gli Stati Uniti d’America, da cui emerge tutta la sua insofferenza nei confronti del “paese del gringo”, ed in cui si staglia come su di un piedistallo a metà fra il suo Messico ricco di storia e traboccante di energia naturale e la sua nuova patria d’adozione, grigia e dominata da fabbriche fumanti, e ancora l’Autoritratto come Tehuana o Diego nei miei pensieri, che già solo dal titolo tradisce la passione viscerale e tormentata che sempre legò Frida al celebre muralista. L’avvicendarsi delle opere lungo il percorso espositivo intende inoltre gettare uno sguardo più ampio sull’intrecciarsi dell’arte della pittrice messicana con le tendenze artistiche a lei contemporanee attraverso interessanti paralleli a cavallo dei continenti: dal Pauperismo rivoluzionario all’Estridentismo, dal Surrealismo a quello che decenni più tardi prese il nome di Realismo Magico. Completa la mostra la selezione fotografica che vede l’artista ritratta da Leo Matiz, fotografo, pittore, editore colombiano molto celebre in Sudamerica, che durante il suo soggiorno in Messico fra il ’40 e il ’48 ebbe modo di conoscere e fotografare Frida a Coyoacan, il quartiere di Città del Messico dove abitava fin da bambina, e Nickolas Muray, fotografo di origine ungherese e amante dell’artista per un decennio, che contribuì, con il celeberrimo ritratto-icona di lei seduta in abiti tradizionali messicani su di una panchina bianca a New York, a costruirne l’eterno mito di donna e di artista. Da non perdere.

Lidia Passaro
Napoletana di origini, fin da bambina mi sono nutrita di immagini e colori, il che ha profondamente influenzato il corso dei miei studi e della mia vita. Di recente approdo a Firenze e alla fotografia, che diventa per me lo strumento privilegiato di comprensione e interpretazione della realtà, anche quando essa sembra non aver nulla da dire. Collaboro con l’Associazione Deaphoto, presso cui ho frequentato diversi corsi e workshop.

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