“FAULT LINES” DI ALLORA E CALZADILLA: IL PRIMATO DELLA PERFORMANCE.

Introduzione alla mostra “Fault Lines” di Jennifer Allora e Guillermo Calzadilla
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resso Fondazione Trussardi, Palazzo Cusani a Milano
dal 23 ottobre al 24 novembre 2013.
Recensione e fotografie a cura di Davide Tatti

La Fondazione Trussardi, che cambia sede ad ogni nuova mostra, ha scelto Palazzo Cusani per Fault Lines della coppia americana Jennifer Allora e Guillermo Calzadilla. Palazzo Cusani è una residenza barocca di via Brera a Milano, costruita su progetto di Giovanni Ruggeri all’inizio del 1600, rinnovato tra il 1775 e il 1779 da Giuseppe Piermarini, con un cortile neoclassico. Le opere di Allora e Calzadilla nascono dalla combinazione di linguaggi diversi: scultura, fotografia, performance, musica, suoni e video; ma in questa mostra le performance, sia quelle eseguite quotidianamente da musicisti, cantanti e danzatori, sia quelle riportate nei video, hanno un decisivo primato nel veicolare il concetto portante della mostra Fault Lines: linee di faglia, da intendersi come linee di confine tra poteri politici e società, mondo animale e esseri umani, archeologia e contemporaneità. Nel cortile del palazzo troviamo “Sediments- Sentiments” ( 2007), una scultura in poliuretano, nei cui cunicoli alcuni interpreti lirici cantano frammenti di discorsi ufficiali, pronunciati dai protagonisti della storia del XX secolo. Sullo Scalone d’Onore è stata ambientata la performance Wake Up (Rising) (2013): un trombettista improvvisa sulle note della sveglia militare. Il Salone Radetzky ospita la performance Stop, Repair, Prepare: Variations on “Ode to Joy” for a Prepared Piano,(2008): un pianoforte Bechstein è stato modificato con un foro al centro, dal quale il pianista suona un adattamento della Nona Sinfonia – Inno alla Gioia – di Beethoven. Alle pareti sono affisse le stampe xilografiche Intermission-Halloween Afghanistan (2012), nelle quali alcuni soldati americani in Afghanistan festeggiano mascherati la notte di Ognissanti. Il video Returning a Sound (2004) lo troviamo nella Sala Garibaldi: un ragazzo viaggia in motorino con una tromba saldata alla marmitta, attraversando l’isola di Vieques, in Porto Rico, un gesto di riappropriazione del paesaggio dopo  la dismissione della base militare americana. La performance Revolving Door (2011) viene eseguita da 12 danzatori nella Sala della Braida: la coreografia raccoglie, in un movimento ad elica, sequenze di marce militari, cortei, balli di gruppo, come metafora della costruzione di una comunità. Raptor’s Rapture (2012) è un video che troviamo nella Sala delle Allegorie: la flautista, mentre suona uno strumento di trentacinquemila anni fa, viene osservata da un grifone, mentre il flauto è composto da ossa di animale della stessa specie. Di fronte al video è posta la scultura in bronzo The Bird of Hermes is My Name (2010), composta da un elmo alato con videocamera; in essa si intrecciano simboli del rapporto tra uomo e animale. La Sala dell’Ingegno ospita Ciclonic Palm Tree (2004): l’installazione assembla una palma di 5 metri a cui si aggancia nel tronco una ventola, come simulazione di un uragano. Nella Sala degli Intarsi troviamo Apotomē (2013), un video girato nel museo di storia naturale di Parigi: propone un “colloquio”  tra specie animali e il cantante Tim Storm, che emettendo note molto basse, ben al di sotto della soglia minima maschile, accomuna la propria voce a quella animale. La Sala degli Amorini contiene Petrified Petrol Pump (2012): una pompa di benzina abbandonata che diventa un reperto archeologico in pietra, simbolo dello sfruttamento delle risorse naturali. Infine nella Sala Rossa abbiamo, come terzo elemento della trilogia sul rapporto uomo e animale, il video 3 (2013): la violoncellista Maya Beiser esegue un brano costruito con l’antica scala musicale diatonica, rivolgendosi alla statuetta della Venere di Lespugue, manufatto di 25.000 anni fa, che raffigura una essere antropomorfo con caratteri femminili.

DavideTatti
Nato in Sardegna nel 1969, dal 1999 vivo a Milano dove mi sono occupato di grafica editoriale. Nel 2007 una svolta verso la fotografia di documentazione, in particolare: paesaggio urbano, architettura e arte contemporanea.

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