EX

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Introduzione alle immagini
a cura di Francesca Ronconi

Il concetto di EX è stato indagato da 9 fotografi che hanno esplorato le componenti di conflittualità e mutamento ad esso connesse.
Con coloro che si sono concentrati sui luoghi, la scelta dei soggetti copre diverse realtà nel comune di Firenze. Simone Cecchi ha documentato l’area di San Salvi in quanto ex ospedale psichiatrico: quello spazio dove venivano  confinate determinate persone, è oggi esso stesso abbandonato. Sandro Bini invece presenta un reportage datato 2001 relativo all’area Ex Fiat a Novoli, nella fase in cui la zona era un cantiere, simbolo di trasformazione e contrattazione tra spazio e memoria. Con Stefano Di Prima gettiamo uno sguardo attuale sulle attività del Cpa di via Villamagna, situato nell’ex scuola media del quartiere: l’occupazione diventa occasione di rinascita per un luogo che si è svuotato della funzione originaria. L’inserimento dell’edificio in questione nella lista degli immobili messi in vendita dal comune di Firenze, rende l’idea di quanto il processo di transizione non si arresti con il presente.
Il quarto luogo indagato si trova alle Cascine ed è una struttra sportiva adesso destinata all’alloggio di rifugiati politici. Sabrina Ingrassia e Francesca Ronconi hanno documentato come in esso venga vissuta la condizione di esule. L’analisi del concetto di ex viene così ad interessare le persone, soggetti individuali e collettivi.  Roberto Baglioni e Serena Gallorini hanno lavorato sull’identità di  nove signori che  si definiscono partigiani ora come un tempo; li hanno ritratti con oggetti rappresentativi di ideali che si sono conservati con solidità nel tempo. Taglio più intimo e privato nelle foto di Paolo Contaldo, che affronta con uno scanner il corpo di una sua ex ragazza: il gioco che si crea rende l’ambiguità della transizione da una relazione all’altra, la visione gelida di parti sezionate richiama l’asetticità di un’autopsia, il vissuto si stacca e diventa archiviabile. Il processo di distacco da un rapporto piacevole è analizzato come collettivo nelle foto di Silvia Berretta. Il suo sguardo seleziona i mezzi materiali che diventano surrogati di un benessere superato al quale non si accetta di rinunciare.