DOPO TUTTO “ESTOY VIVA”: REGINA JOSE’ GALINDO IN MOSTRA A MILANO

Introduzione alla mostra “Estoy viva”di Regina José Galindo
al PAC di Milano, dal 25 marzo all’ 8 giugno 2014.

Recensione e fotografie a cura di Davide Tatti


Il PAC di Milano ospita Estoy viva, mostra di Regina José Galindo, con la quale hanno lavorato per un anno i curatori Diego Sileo ed Eugenio Viola. Galindo, nata in Guatemala nel 1974, è fra gli artisti più influenti e riconosciuti dell’America Latina; persegue come tema centrale il rapporto tra l’integrità psicofisica dell’individuo e la sua continua violazione nel contesto socio-politico del Guatemala contemporaneo. Attraverso il linguaggio della performance in bilico tra finzione e realtà, Galindo si sostituisce alle vittime reali delle discriminazioni di carattere etnico, politico e sessuale, per riscattare le stesse vittime, rendere note e far comprendere le loro sofferenze. Come lei stessa dice in un’intervista del 24 marzo 2014 a TVN televisionet.tv, a cura di Roberta Masella: «In Guatemala ci sono stati 36 anni di conflitto civile (1960-1996) e uno Stato completamente corrotto: è impossibile che con lo sforzo di un’artista la violenza si plachi, ma l’arte può contribuire a mostrare l’atto violento secondo prospettive diverse, aiuta a parlare dell’argomento, a raccontare». In merito all’uso del corpo aggiunge: «Utilizzo il mio corpo solo come mezzo, lo adopero come una superficie: quando faccio una performance, quello che sta succedendo al corpo, non succede in realtà a me stessa ma sta accadendo al mezzo. Il mio corpo non è il registro della mia psiche, è invece lo strumento attraverso il quale lavoro, come lo sono la tela da dipingere, le pietre da scolpire». La mostra è divisa in cinque temi cardine per Galindo: “la politica”, “la donna”, “la violenza”, “l’organico” (inteso come rapporto tra corpo e natura), “la morte”. Tra gli interventi di maggiore coinvolgimento per il pubblico, troviamo il video Verdad (2013): Regina Galindo raccoglie e legge le testimonianze di donne sopravvissute al genocidio in Guatemala, utilizzate nel processo, iniziato il 19 marzo 2013, contro il generale Efraín Rios Mont, accusato di essere il mandante di numerosi massacri, nell’area conosciuta come il Triángulo Ixil a nordest del paese. Durante la lettura un dentista le somministra più dosi di anestetico, che gradualmente le impediscono di articolare le parole fino a tacere: questa è la metafora del silenzio imposto alle vittime. Il 20 maggio 2013, la Corte Costituzionale del Guatemala ha annullato la sentenza già emessa contro i colpevoli del genocidio. Durante la lettura della sentenza, una delle testimoni ha detto a Regina Galindo, che era presente: “noi siamo vive, questo è sufficiente”. L’affermazione è stata ripresa dall’artista nell’installazione che da il titolo alla mostra: Estoy Viva (2014 ), una scultura composta di sole lettere con carattere ad alta leggibilità e allo stesso tempo lapidario. Per il PAC Regina Galindo ha proposto una nuova performance: Exhalación, inserita nel tema dell’Organico. In una piccola stanza costruita appositamente, l’artista giace sotto l’effetto di sedativi somministrati da medici per mantenerla in uno stato di “morte apparente”. I partecipanti sono chiamati singolarmente a entrare nella camera: con uno specchietto posto accanto alle narici ne trattengono l’alito. Regina Galindo vuole sottolineare il labile confine tra vita e morte, il valore della vita stessa anche se si esprime in una semplice esalazione umana.
Per chi volesse approfondire trova le opere di Regina Galindo nel suo sito http://www.reginajosegalindo.com/ .In occasione di questa mostra è stato edito da Skira il catalogo “ESTOY VIVA”, con un’ampia rassegna fotografica commentata dall’artista e con tre saggi critici “Necropotere” di Diego Sileo, “L’estetica sacrificale” di Eugenio Viola; “Femminicidio, la potenza della parola dell’immagine e della pratica” di Emanuela Borzacchiello.
Notizie sul Guatemala e azioni di sostegno alla popolazione si trovano nel sito: http://www.amiciguatemala.org/ di Amici del Guatemala ONLUS.
Per le fotografie courtesy di: Ombretta Roverselli (ufficio Stampa di Civita), Diego Sileo (conservatore del PAC).

DavideTatti
Nato in Sardegna nel 1969, dal 1999 vivo a Milano dove mi sono occupato di grafica editoriale. Nel 2007 una svolta verso la fotografia di documentazione, in particolare: paesaggio urbano, architettura e arte contemporanea.



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