DIFENDENDO ILLUMINA. L’OPERA DI SICIOLDR.

Introduzione alla mostra “SICIOLDR – SOGNI. VISIONI. OMBRE.” di Alessandro Sicioldr
alla Nero Gallery di Roma fino al 2 aprile 2016
alla Blu Gallery di Bologna, via Giovanni Minzoni, 9
dal 9 aprile 2016, vernissage ore 18

Recensione a cura di Silvia Moretta

Alessandro Bianchi, in arte Sicioldr, è un giovane talentuoso artista, nato nel 1990 a Tarquinia, ma che vive e lavora tra Tuscania e Perugia, dotato di una potenza immaginativa e di una capacità compositiva molto particolari. La sua mente, fin dalla tenera età, è intrisa di un universo oscuro, tormentato da incubi e immagini di fantasia dai molteplici richiami. Figlio d’arte, il disegno e la pittura ad olio sono per lui assoluta necessità: rispondono all’esigenza primaria di portare alla luce il mondo immaginifico e onirico che gli appare di notte; al bisogno di controllare l’ossessione trasponendo su tela, alla luce del giorno, le immagini staminali dell’inconscio. Tutto il suo universo immaginifico ruota attorno a una parola segreta, che adotta come pseudonimo: SICIOLDR. Il luminoso, colui che come un sommozzatore scende negli abissi ad incontrare i demoni e a portarli inoffensivi alla luce, perché ormai compresi. Figura essa stessa di luce e di difesa, Sicioldr ha una pronuncia simile all’inglese “shield” (scudo): un luminoso difensore che comprendendo e ordinando fa sì che i contenuti inconsci non prendano il sopravvento, che il mondo oscuro esplorato riemerga a galla acquietato, in uno stato di vigile e pacata incantazione. Lo stesso artista racconta di dipingere in uno stato ipnagogico, dell’alternanza delle emergenze notturne, in cui prende avvio il processo di gestazione delle opere, per l’apparizione di immagini “interiori”, oniriche, al lavoro diurno, in cui prevale la razionalità e la volontà di controllare e porre uno “scudo” alle sue visioni. Ritornano alla mente le parole di André Breton, quando racconta dell’ “Arbre Magique”: «J’avais immédiatement en vue un art disposant d’un pouvoir secret, que l’artiste soit conscient ou non de ce pouvoir, et qui agit à la façon d’un philtre, ou d’un charme». Dotato di una incredibile padronanza tecnica, Sicioldr come un artigiano, prepara e inchioda a mano la tela; come un alchimista realizza le ricette per la preparazione dei colori ad olio. Dedica molta attenzione al disegno, che non considera solo come veicolo e “stadio”, ma opera a se stante, avente pari dignità dell’opera finita. Nel piccolo e delizioso spazio della Nero Gallery di Roma, l’obiettivo centrato è quello di dare l’idea di un piccolo atelier dell’artista, dove in mostra sono anche i disegni, appunto, e gli stati preparatori e di studio. La forza dell’arte di Sicioldr è la complessità in cui vengono alla luce immagini oniriche dense e altamente richiamanti all’eterogeneità dei maestri della formazione, non accademica, ma da autoditatta e da figlio di pittore. Colpiscono in particolare le immagini femminili. Donne di una grazia e di una elevatezza a tratti inquietante per quanto perfetta; giovani fanciulle dai colli lunghi, ispirate a un’estetica anticlassica e ricche di allusioni e trasposizioni simboliche, dalla castità trattenuta; volti per lo più di tre quarti, di modo che la luce possa individuarne e definirne la volumetria, dagli occhi immersi in mondi lontani, eppure fissi sull’osservatore; labbra michelangiolesche, statuarie, a tratti preraffaellite. Volti angelici, privi di connotati identificatori, eppure portatori di una poetica straniante, di immagini letteralmente tirate fuori da un sogno: una corda di una cuffietta è tirata di lato, lasciando scoperto un terzo occhio; vi sono teste che si spingono, emergono, affollano all’interno dell’una, che ne resta aperta, tagliata, sfoderata, come se emergessero pensieri, ricordi, molteplicità di emozioni conniventi. L’assenza delle sopracciglia, le capigliature mancanti o coperte da atemporali copricapi, gli abiti non contestualizzabili nell’era contemporanea, ma che potrebbero appartenere a qualunque epoca,  rendono le figure prive di connotati personali, quasi ad incarnare un’idea astratta di essere umano. In ogni opera Sicioldr rivela l’atteggiamento visionario unito all’attrazione nei confronti della natura più nascosta e imperscrutabile della figura umana: l’essenza del singolo, complesso, individuo. Nelle figure e nelle linee di Sicioldr vi si ravvede l’arte fiamminga, ma non solo; l’arte italiana del quattrocento (evidente il richiamo alla Vergine annunciata del Beato Angelico). Ritorna inoltre l’arte medievale, non certo per lo stile, ma per le composizioni, come la connivenza in un unico quadro di figure di diverse dimensioni, per quanto priva della volontà “opportunatamente” gerarchica propria dell’arte medievale. Quest’ultima è fortemente richiamata in quanto arte legata alla rappresentazione di demoni, dell’inconscio, dell’aldilà, del mondo dei vivi e dei morti. Si tratta di un naturale istinto, ormai identificato nel sentimento formale del giovane pittore, di trarre dalla figura umana una iterata relazione di rapporti strutturali; del disporsi, in un ritmo scandito dagli avvicinamenti del colore; e di ogni immagine, che sia isolata, o affiancata da un doppio, o ancora cullata e visitata da un gigante; della luce, che a volte illumina in modo non allusivo, dunque filtrante e uniforme, altre interviene in modo scenografico. Un percorso che si compie, e si rigenera, in ogni opera: lo scendere negli abissi e la risalita, in un’anabasi di traboccante disvelamento.

Silvia Moretta
Laureata in Lettere Moderne con indirizzo storico artistico consegue il diploma alla Scuola di specializzazione in storia dell’arte medievale e moderna alla Sapienza di Roma. Rientrata a Pescara fonda l’associazione culturale Akedà. Prende così il via la sua attività di curatrice d’arte indipendente e di organizzatrice di eventi d’arte. È particolarmente attenta al tema della riqualificazione dell’ambiente urbano con l’arte e all’esigenza di una nuova alfabetizzazione per la lettura delle immagini. Crede fermamente che l’arte contemporanea debba svincolarsi dall’autoreferenzialità d’élite per tornare ad essere volta alla collettività, per riacquistare il ruolo di educatrice al bello. Affascinata dalla fotografia, nell’ultimo anno è curatrice anche di alcuni progetti fotografici.

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