CORPI INDESCRITTI. LE DISSOLVENZE DI DONATELLA MANCINI

Introduzione alla mostra “Ninfe e Amadriadi” di Donatella Mancini
Recensione a cura di Chiara Micol Schiona

Nell’opera di Donatella Mancini in mostra con “Ninfe e Amadriadi” alla Galleria Pavesi di Milano fino al 3 marzo 2012, vediamo specchiarsi, susseguendosi, i temi cari a Breton e agli artisti che a lui seguirono: l’inconscio, il tema del doppio, la casualità, il corpo, il perturbante e l’informe, che portano al frammento artistico contemporaneo; dal tema del doppio del primo lavoro realizzato in polaroid, nell’ anno 1996, “Flectere”, alla visione onirica, pur registrando la figura reale degli oggetti, del “Senza Titolo” del 2010. L’artista sviluppa inoltre la tecnica della polafusion che utilizza il film fotografico con acidi che deteriorano alcune parti dell’immagine per poi essere sostituite da altre immagini come in “Omaggio a Dalì” del 2000, e la polapressure, una tecnica già esistente che consiste nell’effettuare una pressione con svariati utensili sulla pellicola prima che questa si sviluppi, come in “Senza Titolo” del 2010, dove le immagini sono state scattate sul monitor della tv, creando in questo modo viraggi di colore inconsueti. Si accentua inoltre l’identificazione fra corpo umano e corpo della fotografia: lo possiamo vedere nel montaggio delle sei polaroid di “Eco” del 2010 o nelle “Dissolvenze” del 2010, dove il corpo femminile si unisce, proiettandosi e sovrapponendosi alla Natura, per rivelare qualcos’altro. Il corpo diventa post umano e, insieme ai luoghi quotidiani, si tramuta in perturbante, in quella chiave freudiana che va dal doppio all’inanimato che prende vita.

Chiara Micol Schiona
Nata a Roma nel 1984 mi sono laureata all’università La Sapienza in Storia dell’arte con una tesi in Storia della fotografia su Minor White e la Scuola Californiana. Amante di ogni forma artistica nel senso più ampio del termine, ho scritto e mi sono occupata anche di eventi legati al cinema e al teatro, oltre ad aver curato manifestazioni artistiche nell’ambito dell’arte contemporanea. Ho scelto di occuparmi principalmente di fotografia perchè se le arti, ognuna a suo modo, sono delle ricerche di “ossigeno”, la fotografia credo sia la forma artistica che più riesce a cogliere ciò che all’occhio comune può essere distrattamente sfuggito.

Versione PDF dell'ultimo numero sfogliabile e scaricabile