CONVERSAZIONI INTORNO A UN TAVOLO. INTERVISTA AD ALEC SOTH

Recensione del libro “Alec Soth con Francesco Zanot. Conversazioni intorno a un tavolo” di Francesco Zanot.
2013, Contrasto (collana Lezioni di Fotografia).
a cura di Diego Cicionesi

Nel mondo delle pubblicazioni fotografiche ci sono libri innanzi tutto di foto, ce ne sono altri che parlano di tecnica e diversi che esprimono concetti vari di critica fotografica. Ne esistono altri ancora (i miei preferiti) che sono scritti da fotografi che parlano di se stessi, delle loro opere e del mondo in generale. Non usano in genere termini altisonanti e sinteticamente raccontando del come le loro opere si sviluppano. Tra questi, recentemente, ho letto il libro intervista di Francesco Zanot ad Alec Soth. Alec Soth è un fotografo americano che, come altri nativi in USA e diversi nati altrove, ha saputo raccontare la quotidianità e la presunta ordinarietà in modo poetico ed originale, donando ad oggetti e persone “qualunque” grandissima dignità e grazia estetica. Ha saputo ben riprendere e rappresentare cose e persone appartenenti al nostro mondo di tutti i giorni e con queste costruire storie e narrazioni emozionanti e d’effetto. Alec Soth infatti lavora per serie fotografiche e nel libro isolare singole foto e su queste discuterne è stato forse un gesto un po’ innaturale per l’opera del grande fotografo. Non sono mancati però elementi di grande spunto per chi come me sta facendo ricerca sulla costruzione narrativa delle immagini: cosa vuol raccontare chi scatta e come intende farlo, attraverso quale linguaggio e sequenza. Qui ho trovato elementi di grande interesse e semplicità. Narrare secondo Soth è una serie di foto concatenate, scattate secondo un libero fluire di coscienza, con grande libertà ed istintività. Solo dopo l’autore cerca di ricomporre i frammenti all’interno di una storia e di una “funzionalità” delle immagini dove l’una si lega alla successiva e la completa. “Spesso il meccanismo – ci dice Alec Soth – non è ne’ razionale ne’ meramente estetico ma è il frutto di un flusso di coscienza dell’autore che lega le immagini come in un sogno affidandosi al proprio subconscio.” Spesso mi chiedo quanto una serie di foto debba raccontare senza nessun’altro elemento addizionale (didascalie o supporti di altro genere). Quanto conti l’istallazione o quanto l’immagine sia autonoma dal contesto. Spesso le foto, nella loro sequenza, devono essere armoniche ed esteticamente valide. Esattamente come in musica il primo giudizio è relativo a quanto un brano sia armonicamente accattivante, bello ed interessante. Solo dopo, maturato un certo interesse nell’andare avanti con l’ascolto (o con la visione) si scopriranno i testi e tutte le informazioni aggiuntive che l’autore ha voluto trasmetterci.

Diego Cicionesi
Innamorato da sempre della fotografia, ho ripreso dopo una lunga inattività con un nuovo e totale approccio al mondo digitale. Sono membro della DIERRE FOTOGRAFI, società con la quale mi occupo professionalmente di eventi, cerimonie e reportage. Collaboro con l’Associazione Deaphoto per i corsi di Ritratto in studio e Street Photography e partecipo assieme ai membri dello staff agli eventi organizzati sul territorio. Individualmente studio i paesaggi urbani con predilezione per la foto di strada, in una scelta compositiva geometrica e tendenzialmente minimalista. Sono attratto dalle reciproche relazioni tra fotografia e psicologia e studio l’interazione tra soggettività e spazi urbani. Vivo con curiosità ed un po’ di caos tutte le cose della mia vita, integrando il medium visivo con letture di ogni genere e musica, prediligendo il jazz. L’essenza del mio vivere si concretizza nei viaggi, di qualsiasi durata e distanza.

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