CONVERSAZIONE CON ENRICO CATTANEO

Introduzione alla mostra “Visti da vicino” di Enrico Cattaneo
in esposizione presso Galleria Derbylius e Galleria Scoglio di Quarto di Milano
dal 21 Marzo al 13 Aprile 2013

Recensione e intervista all’autore a cura di Davide Tatti

Il primo approccio di Cattaneo alla fotografia risale al 1955, quando frequenta a Milano gli artisti del realismo esistenziale. Cattaneo è fotografo documentarista dell’arte, ma si dedica anche a progetti di carattere più concettuale, intimo, sperimentale. Negli anni ’70, aderendo all’estetica del riutilizzo, realizza la serie “Pagine”: copie di stampe fotografiche scartate, immerse nell’acqua e recuperate dopo aver assunto forme tridimensionali. “Anni 70: le Carte” è esposto nel 2000 a cura di Angela Madesani. Nel 2010 viene pubblicato da Nomos Edizioni “Guerrieri”, uno studio degli anni ’80 su oggetti in disuso: col banco ottico sono ritratti piccoli arnesi, di cui si mostrano nei dettagli i caratteri e le qualità non recepite dall’osservazione quotidiana. Le inquadrature hanno un punto di vista abbassato, in modo che l’oggetto appaia come un’imponente scultura, mentre lo sfondo è denso come un primo piano, un riferimento alle incisioni di Gianfranco Ferroni. La fotografia still life non si pone per Cattaneo in contraddizione con quella documentarista, ma è un approfondimento intellettuale sulla percezione degli oggetti.

Durante l’apertura della mostra Visti da vicino, una selezione di fotografie eseguite fra il 1968 e 1996 su artisti celebri ritratti nell’ambiente in cui operano, incontriamo l’autore. “Non m’interessa tanto riprodurre la faccia dell’artista, quanto mostrarne il suo carattere e il modo di agire”, ci dice Cattaneo, che lavora con la “cronaca dell’arte”, una realtà che gli fornisce una molteplicità di situazioni, a cui dà coerenza a posteriori, operando scelte precise fra il materiale prodotto. Lui pur essendo un osservatore discreto, sostiene quelle stesse forme d’arte che apparentemente vuole solo documentare. Dall’incontro col fotografo nel suo studio prende forma un dialogo.

Molte delle sue foto di arte contemporanea riprendono situazioni in cambiamento, momenti preparatori in cui l’artista comincia a modificare l’ambiente.
Il mio rapporto con la fotografia dell’arte contemporanea proviene dalla conoscenza diretta degli artisti. Cerco di lavorare con loro durante le fasi di allestimento: bisogna capire quando è il momento giusto per fotografare, inserendosi nel rapporto tra gallerista e artista. La fase preparatoria è delicata per la tensione che si genera, per le modifiche fatte all’ultimo momento che sono frutto di una dialettica tra artista e gallerista. Una regola fondamentale è quella della discrezione: quando nessuno si accorge di te, diventando parte della situazione, allora è possibile concentrarsi sui significati reali. Questo è un metodo che richiede tempo, spesso è antieconomico, ma la capacità di adattamento e la conoscenza della situazione dà valore e autonomia al lavoro del fotografo, anche nei confronti della sua committenza.

Oltre alla fotografia di reportage su allestimenti e inaugurazioni, pratica ancora quella più tecnica di documentazione sulle opere?

Non più, ad eccezione della fotografia per la scultura, perché dà margini d’interpretazione ampi. Lavoro nelle gallerie con sculture di medie e piccole dimensioni, in esterno quando la scultura si lega al paesaggio o all’ambiente. Una delle collaborazioni più importanti è stata con Mauro Staccioli: da lui è inutile avere richieste specifiche, fotografo l’opera con lo stesso sguardo dell’artista. La scultura di grandi dimensioni è sempre meno praticata dai giovani, sia per la necessità di alti investimenti, sia per il predominare di  un’estetica del momentaneo e transitorio, da cui il fotografo può comunque trarre molti spunti e fornire materiale documentario di rilievo.

Il suo studio e la sua abitazione sono ricchi di sue fotografie, ma ci sono tante opere di altri autori.
Sono opere di amici ricevute in dono. Il lavoro di documentarista è solo una parte della mia attività, per cui sono più conosciuto.

Lo studio, che si trova vicino alla Stazione Centrale di Milano, viene occupato da Cattaneo nel 1973, nel periodo in cui frequenta gli artisti appartenenti al nuovo realismo, come Mimmo Rotella e Jean Tinguely.

Davide Tatti
Nato in Sardegna nel 1969, dal 1999 vivo a Milano dove mi sono occupato di grafica editoriale. Nel 2007 una svolta verso la fotografia di documentazione, in particolare: paesaggio urbano, architettura e arte contemporanea.

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