Confiteor

Confiteor – Tomaso Clavarino

ConfiteorTomaso Clavarino

A cura di Tina Miglietta

Ogni volta che sfoglio un libro di fotografia rimango colpita da quanto le immagini siano o meno “parlanti”. Le foto vanno sempre osservate in silenzio per poter ascoltare ciò che vogliono comunicarci anche se non sempre riusciamo a comprenderle. Questa volta il silenzio diventa addirittura assordante e ci conduce in un mondo che non fa rumore, un mondo che sembra non avere voce e dove la felicità pare essere impossibile.

Confiteor”, dal nome della famosa preghiera che si impara a recitare da bambini, è il titolo della fanzine fotografica in cui ci immergiamo questa settimana.

Pensata e realizzata da Tomaso Clavarinoed edita da Zinetonic, racconta per immagini le storie di alcune persone vittime di abusi e molestie da parte di membri della Chiesa italiana. Questo argomento così delicato, raramente viene affrontato attraverso le fotografie: nei tanti articoli di cronaca sugli abusi clericali mancano quasi sempre le foto dei protagonisti e ciò rende ancora più difficile la battaglia che le vittime devono affrontare contribuendo a mandare nell’oblio le molestie subite.

Le cicatrici sono profonde, la memoria pesante, il silenzio assordante” e “Confiteror” è un viaggio dentro queste memorie, dentro queste cicatrici, dentro questo silenzio.

Tomaso racconta così il suo progetto: “Volevo dare visibilità a queste problematiche attraverso una narrazione fotografica, partendo dalle storie di alcune vittime di pedofilia in Italia e cercando di non fare un lavoro di soli ritratti. Volevo indagare non tanto la loro vita, quanto in che maniera gli abusi subiti avessero contribuito a distruggerla”. E’ un lavoro iniziato nel 2016 e durato almeno due anni e mezzo. La parte di ricerca è stata la più difficile e guadagnare la fiducia delle vittime che acconsentivano a farsi ritrarre, lo è stato ancora di più.

Sono persone che hanno perso completamente la fiducia nell’essere umano, che hanno paura di essere tradite da chiunque, persone che non riescono a credere che qualcuno possa avere cura di loro. I protagonisti del libro sono una ventina, tutti contattati tramite l’associazione “Rete l’Abuso”, l’unica a livello nazionale che fornisca aiuto sia legale che psicologico alle vittime di abusi.
Alcune di queste storie sono narrate per immagini, altre trascrivendo ciò che la violenza aveva lasciato nell’anima. “L’abuso può inquinare la mente a tal punto da rendere la felicità impossibile” (scrive Mirko).

Ritratti, still life di oggetti che ricordano gli abusi (tra cui antidepressivi, pantaloni di velluto, occhialini da piscina, sacchi a pelo), paesaggi spettatori di violenze terribili, luoghi apparentemente sicuri che fanno parte della nostra quotidianità, foto di documenti, testimonianze scritte, sono stati uniti e amalgamati ed hanno dato forma a “Confiteror”: un lavoro inchiesta che è riuscito a portare alla luce le sofferenze che le vittime di abusi hanno stampate in rilievo nella loro anima.
Indagare su più storie ha permesso di rendere più forte l’impatto sul lettore e Tomaso ha preferito lavorare da solo al progetto, condividendone lo sviluppo con tutti i protagonisti del suo libro.
Il progetto è stato esposto a livello internazionale ed è stato recentemente in mostra prima alle Officine Fotografiche di Milano e poi a quelle di Roma.

E’ possibile acquistare “Confiteor” sul sito dell’editore www.zine-tonic.com  mentre notizie dettagliate sull’autore e sui suoi lavori sono al link www.tomasoclavarino.com.

Tutto ciò è stato il tema della trasmissione radiofonica Parole di Luce, andata in onda il 19 giugno scorso, condotta da Sandro Bini e Martin Rance e a cura di Novaradio e Associazione Culturale Deaphoto.

 

Tomaso Clavarino: classe 1986, giornalista e fotografo freelance, nel corso degli anni ho scritto e pubblicato con numerose testate: la Stampa, la Repubblica, Corriere della Sera, Vanity Fair, East, il Post.Mi occupo principalmente di diritti umani, conseguenze dei conflitti e questioni sociali, con un focus sul continente africano. Ho realizzato reportage in Europa, Africa e Nord America, sono stato selezionato tra i finalisti, categoria Young Reporter, del premio internazionale di fotogiornalismo “Prix Bayeux Calvados des Correspondants de Guerre 2013”. Ho lavorato alla redazione Esteri del Corriere della Sera e ho partecipato, grazie alla Helge Hummelvoll Scholarship, alla 65esima edizione del Missouri Photojournalism Workshop. Vivo a Torino, ma ho vissuto anche a New York e Milano, e difficilmente riesco a stare fermo per più di qualche mese.

Tina Migliettanasce nel 1966 a Livorno . Ha vissuto in diverse parti d’Italia ed è tornata da poco nella sua città natale . E’ appassionata di fotografia come specchio per le emozioni intime e nascoste e come arte per dare ad esse nuovi colori e forme. Ricerca la naturalezza delle tinte che possano rasserenare e mettere a tacere i rumori della mente

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