CONFINE. VENTIMIGLIA

PH Max Cavallari
Ventimiglia giugno 2015. Una delle più gravi negazioni dei diritti umani che l’Italia abbia mai attuato dalla crisi dei flussi migratori degli ultimi anni.
Cinquecento esseri umani tra Eritrei, Siriani, Senegalesi e Somali si sono trovati le porte francesi di Menton, cittadina sulla costa appena dopo Ventimiglia, bloccate.  In tutta risposta si sono organizzati per un presidio semi-permanente sugli scogli a pochi metri dall’ex dogana che divideva l’Italia dalla Francia prima dell’Unione Europea. Cinquecento persone  tra cui ovviamente donne e bambini, costretti a vivere e dormire su pietre in riva al mare, davanti agli sguardi semi indifferenti delle famiglie intente a raggiungere la Costa Azzurra per un week end a base di sole, mare e shopping. I Francesi li chiamano “Les Crabes”, granchi.  Con risposta si sente un urlo corale “WE DON’T GOING BACK”. In questo presidio si sono organizzate associazioni, centri sociali, volontari francesi e italiani con attività ricreative. I profughi cercano di imparare l’Italiano e il Francese e la sera le associazioni arabe della zona vengono per fornire pasti e chiudere la giornata in preghiera tutti insieme, in tempo di Ramadan.
Questo è il racconto dei dieci giorni passati con loro nel presidio.

AUTORE Max Cavallari
Max Cavallari, classe ’89, studia comunicazione e giornalismo presso l’università di Bologna, lavora come fotogiornalista presso l’agenzia Nur Photo di L’Aquila, le sue immagini sono state pubblicate su Times. The Guardian, Vogue Italia, Stern Magagni. In questo periodo sta lavorando a progetti sociali in uscita a fine estate.

Versione PDF dell'ultimo numero sfogliabile e scaricabile